Progetti smarriti

Effathà non è solo la parola che Gesù dice al sordomuto, prima di guarirlo. E’ anche il nome della scuola di italiano per stranieri che da una decina d’anni porta avanti la parrocchia di San Carlo da Sezze, a Roma. Alle due lezioni settimanali partecipano 200 iscritti – provengono in maggioranza da Sri Lanka e Bangladesh, ma non mancano rumeni, sudamericani e maghrebini – divisi in quattro classi a seconda del livello di conoscenza della lingua. I banchi sono vecchi, i computer mancano: a settembre, però, arriveranno i 50 mila euro del vecchio Fondo per l’inclusione sociale e si potrà provvedere ad un riammodernamento delle strutture. Niente da fare, invece, per il nascente sportello legale: la parrocchia sperava di vincere un altro bando, in modo da poter coinvolgere a tempo pieno qualche professionista, ma il taglio di questo Fondo, inserito dal governo fra le coperture dell’abolizione dell’Ici, ha ucciso sul nascere tutti i progetti. Eppure, ancora oggi abbiamo sentito Berlusconi parlare di integrazione, poche ore prima che la sua maggioranza chiedesse al Parlamento la fiducia sul decreto sicurezza. Mi è piaciuto molto l’intervento di Gianclaudio Bressa, nostro vicecapogruppo alla Camera: ve ne riporto qui sotto alcuni passaggi.

GIANCLAUDIO BRESSA.  (…) Le misure per garantire la sicurezza ai cittadini vanno giudicate non solo per la loro efficacia, ma anche per il significato politico-culturale che portano con sé. (…) Non basta dire che il pacchetto sicurezza non risolverà i problemi – ed è vero – perché le carceri si riempiranno e le espulsioni per via giudiziaria saranno più lente e difficili da attuare, ma occorre andare al cuore del problema e dire che la cultura politica e istituzionale di questo Governo di destra è, oltre che inefficace, sbagliata e pericolosa. Stiamo assistendo ad un crescendo, settimana dopo settimana, di quello che Jonathan Simon chiama il Governo della paura. Non c’è solo questo decreto-legge, vi sono tre decreti legislativi del Governo Berlusconi di attuazione di direttive comunitarie che contengono un vero e proprio giro di vite in chiave xenofoba e che riguardano il ricongiungimento familiare, l’asilo e il diritto di libera circolazione. Vi sono le tre ordinanze del Presidente del Consiglio dei ministri che – state bene ad ascoltare – utilizzando la legge istitutiva del servizio nazionale della protezione civile – fate attenzione, si è usato uno strumento inusuale, per non dire orrendamente inappropriato – dichiarano in tre città l’emergenza rom e autorizzano la schedatura, attraverso le impronte digitali, anche dei bambini. (…) Sarà vero che la storia non si ripete, ma alle leggi razziali si arrivò nel 1938 dopo un censimento dei cognomi ebraici. State attenti a non ripetere la stessa tragica strada. Quando si cerca di trasformare la persona in gruppo, in una massa, e si cerca di annullare l’individualità, il miracolo irripetibile che ogni individuo rappresenta, si calpesta la dignità umana, il principio costituzionale che ci vuole tutti uguali davanti alla legge. Di fronte a questo occorre ritrovare il coraggio dell’indignazione, il coraggio di dire che è vergognoso quello che in Italia si sta facendo. Quando i problemi si affollano e la politica annaspa (basti pensare al costo della vita reale, in cui il pieno di benzina costa 80 euro, mentre l’inflazione programmata del Governo è all’1,7 per cento, o che nei prossimi tre anni ci saranno tagli per 5 miliardi di euro alla sanità e per 8 alla scuola e si sta smontando lo Stato sociale, e a fronte di ciò non vi è un euro in più per stipendi, salari e pensioni) ecco scattare magicamente l’allarme sicurezza. (…) Siete grotteschi in questa vostra pretesa di fare la faccia feroce. Ci sarebbe bisogno di più patti per la sicurezza tra Governo e comuni, di più forze di polizia sulla strada e di maggiore coordinamento tra loro, ma in attesa di queste soluzioni sarebbe bastato non tagliare per oltre un miliardo di lire nei prossimi tre anni le risorse per la sicurezza del Ministero dell’interno, non bloccare le assunzioni di personale per le forze di polizia, riconoscere maggiori risorse per il loro lavoro straordinario. (…) Il secondo esempio riguarda l’aggravante di clandestinità per i reati. Cosa significa l’aggravante di clandestinità? Vuol dire che per la prima volta nel nostro ordinamento una pena viene aumentata non per quello che fai ma per quello che sei, non per il reato che commetti ma perché sei uno straniero. Ecco affacciarsi in tutta la sua inciviltà una pericolosissima ossessione: la paura dell’altro, la paura dello straniero. Jean-Paul Sartre ha inchiodato alle sue paure la cultura occidentale quando diceva che l’inferno è l’altro. Voi trasformate questo tabù della cultura occidentale in legge dello Stato per decreto. Sicuramente si tratta di una via più rapida rispetto alla fatica e alla responsabilità di politiche di integrazione, a cominciare dalla scuola, di accoglienza, di cittadinanza, di asilo, di risanamento delle periferie o di revisione della madre di tutti i problemi, quell’infernale macchina produzione di irregolari che è la legge Bossi-Fini. Vi rendete conto che nel 2007 a fronte di 730 mila domande di regolarizzazione sono stati dati 170 mila permessi di soggiorno? Stiamo parlando di 730 mila persone che lavorano, nelle case, nelle famiglie e nelle aziende. Stiamo parlando di badanti, operai, operatori di assistenza e muratori. Secondo voi stanno girando per il Paese 560 mila clandestini, perché non hanno vinto la lotteria della regolarizzazione? Ma dove pensate di essere? Che idea vi siete fatti del Paese? Tutte queste sono persone che ci aiutano a mandare avanti la famiglia, l’azienda e il Paese, e che, tanto più restano irregolari, tanto più saranno sfruttati da regolarissimi cittadini italiani (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Questa vostra è un’ignobile scorciatoia, una via segnata, più che dall’efficacia delle misure, dalla faccia feroce che volete mostrare al mondo. Ecco, l’unico vero deterrente di questo vostro decreto è la faccia feroce. Peccato che, nonostante questo, gli sbarchi in questi mesi siano quintuplicati, perché, cari colleghi della maggioranza, la vostra faccia feroce non può nulla rispetto alla forza più elementare, diffusa e capillare: la forza della disperazione, della miseria e dell’istinto di sopravvivenza di chi scappa dalla fame, dalla morte e dall’oppressione (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico). È ridicolo quello che state facendo, è tragicamente ridicolo. Credo che sia arrivato il tempo per noi di riprenderci la responsabilità della nostra cultura, per cui nessun essere umano è illegale, e ha invece il diritto di avere diritti. Essere sensibili al rischio presente, come noi siamo, ma indifferenti al destino futuro non appartiene alla nostra storia. Ecco perché anche quando si parla di sicurezza non è vero che siamo tutti uguali e la pensiamo tutti allo stesso modo. La sicurezza dei cittadini è un bene che tutti vogliamo preservare, ma è come lo facciamo che ci fa diversi, ed è per questo che noi voteremo «no» a questo vostro provvedimento.

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Una risposta a “Progetti smarriti

  1. Ieri mi è capitato di sentire in televisione la dichiarazione di voto dell’on. Bocchino per il Pdl.
    Un intervento, anche questo, importante che muoveva da un assunto che condivido totalmente:
    “la percentuale di reati fra cittadini italiani e stranieri regolari è grosso modo la stessa. Sale invece vertiginosamente nel caso di persone clandestine.
    Il problema quindi non sono i clandestini ma la clandestinità’.
    Da una simile premessa io derivo la necessità, accanto al rafforzamento di misure per la sicurezza, di potenziare i canali di regolarizzazione e di integrazione: facilitare l’incontro fra la domanda e l’offerta di lavoro; incentivare percorsi di inclusione sociale.
    Bocchino sostiene invece che per combattere la clandestinità bisogna inasprire le misure di deterrenza come il reato di immigrazione clandestina o l’aggravante per i reati commessi da clandestini (senza per altro fare alcun cenno a dinamiche di regolarizzazione). In questo modo a me sembra che le condizioni che producono clandestinità siano favorite più che disincentivate. Insomma: una contraddizione.
    A meno che l’autorevole esponente della maggioranza volesse sostenere qualcosa di più elementare ovvero che per far sparire la clandestinità basta far sparire i clandestini.
    Era così semplice!
    Stupidi noi a non pensarci…

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