Finché c’è la salute

Fra le varie proposte di legge che ho firmato, dall’inizio della legislatura, ce n’è una di Livia Turco sul riordino della sanità in Italia: il provvedimento si propone, in sostanza, di dare molto più spazio alla meritocrazia e molto meno spazio alla politica nella gestione del settore, a partire dalla scelta dei manager e dei primari. Livia Turco, lo ricordo, è il ministro della Salute uscente, ed il fatto che sia stata costretta a ripiegare su una banalissima pdl, dopo aver avuto a disposizione ben più efficaci strumenti governativi, è la prova di quanto oggi sia difficile riformare il sistema sanitario nazionale. Leggendo poco fa la notizia dell’arresto di Ottaviano Del Turco e del coinvolgimento di vari assessori – presenti e passati, di una parte politica e dell’altra – mi è tornata in mente una riflessione maturata in campagna elettorale, quando le varie forze politiche corteggiavano l’assessore alla Sanità della Regione Campania: anche girando per un anno di fila, casa per casa, non sarei mai riuscito a spostare il suo stesso numero di voti. Il mio ragionamento – non prendetelo come un’accusa specifica, perché è solo teorico, ma neppure come una favoletta, perché non mi pare troppo lontano dalla verità – è piuttosto semplice: se controlli le convenzioni con gli studi privati, hai in mano anche i rimborsi da erogare; basta minacciarne un ritardo o prometterne un’accelerazione, a seconda del numero di voti portati dai titolari di quegli studi, per spostare consensi dalla propria parte politica. Per non parlare, poi, del sistema stesso delle convenzioni private: leggevo, nei mesi scorsi, che in Campania solo il 20 per cento delle dialisi si pratica in una struttura pubblica. E non è un problema tipicamente campano, come hanno dimostrato recenti inchieste giornalistiche (su tutte, una puntata memorabile di Report) e come, evidentemente, conferma anche la notizia di oggi. Non conosco personalmente Del Turco, né sono al corrente delle indagini: mi attengo dunque al silenzio ed al rispetto della presunzione di innocenza fino all’eventuale condanna definitiva. Una cosa, però, mi stupisce di tutta questa storia: da alcune ore continuano a levarsi voci (di destra e di sinistra) in difesa del governatore abruzzese, ex socialista e sindacalista, e non si è sottratto neppure Berlusconi, che ha immediatamente auspicato una “riforma della giustizia”. Non un cane, alle 16.20 di lunedì 14 luglio, che abbia parlato di “riforma della sanità”.

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2 risposte a “Finché c’è la salute

  1. Ma come,va in galera un esponente del Partito della Verita’ e della Giustizia,insieme ad una bella carriolata di suoi compagni,e nessuno alle 17 di Martedi 15 ha nulla da dire? Dopo la dura condanna del lodo Alfano,i consigli di D’Alema a Berlusconi di “Farsi processare”,ultimi due episodi di una guerra che dura da 15 anni,non un commento che ammetta che il monopolio di Sinistra dell’Onesta’,delle varie Emergenze Democratiche e/o Legali,del “si puo’ fare”(e si è fatto:rubati 13 miliardi alla gente che soffre) è una barzelletta sporca che si aggiunge all’affare TELEKOM SERBIA ad UNIPOL(per tacere di Bassolino,dello scandalo di Genova,della solita ASL C di Roma,appena successa)? Ora aspettiamo che la Stampa di Regime pratichi il vecchio trucco del silenzio,come si manifesta qui ed ora: cio’ che non si dice non è mai successo.Peccato che gli Italiani abbiano dimostrato di avere buona memoria,sicchè questo scandaletto viene buono,grazie ai tampi biblici della Giustizia,per il 2013,come gli altri sono venuti buoni per le elezioni di quest’anno.

  2. e non si è sottratto neppure Berlusconi, che ha immediatamente auspicato una “riforma della giustizia”. Non un cane, alle 16.20 di lunedì 14 luglio, che abbia parlato di “riforma della sanità”.

    quando con un dito si indica la luna lo sciocco guarda il dito

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