Scappo dalla città

scappo dalla città

Per il mese di luglio, la mia famiglia si è trasferita in Valtiberina, dove abbiamo da anni una vecchia casa in pietra. Una di quelle con il camino e le travi a vista che, da qualche tempo, sono ambitissime dagli inglesi. Io sto facendo il pendolare, macinando km sulla E45; non amo molto guidare, ma qui a Renzetti – comune di San Giustino, tra Città di Castello e Sansepolcro – ci sono troppe cose che valgono il viaggio. L’aria, il verde, il silenzio. La gente, soprattutto, perché ti restituisce la misura della comunità. Quando studiavo a Londra, mi sentivo un numero: uno dei tantissimi stranieri, uno dei troppi universitari, uno di passaggio. Pensavo fosse colpa degli inglesi, ma da un po’ mi capita anche a Roma: in fila alla cassa del supermercato, in mezzo al traffico sul lungotevere, in piedi alla fermata del tram che arriverà stracolmo quando ne avrà voglia. A parte rare eccezioni, non ho grandi rapporti con i miei vicini di casa, che a malapena rispondono ai miei saluti. Ogni volta che torno dall’Umbria, ho la sensazione che in città ci stiamo perdendo qualcosa, oltre agli anni di vita sul Raccordo che nessuno ci restituirà mai. Ci stiamo perdendo qualità della vita, soprattutto a livello di rapporti umani, perché da noi l’altro è sempre un potenziale avversario. Nel traffico, perché vuole passare prima di me. In metropolitana, perché se non sto attento mi frega il portafoglio. Alzi la mano chi, prima di andare a letto, non chiude a chiave la porta di casa, perché non si sa mai. Parliamo agli altri di senso civico, ma ci sentiamo circondati da strani nemici: il vigile che prende la percentuale sulle multe, l’immigrato che fa i miliardi ai semafori, l’impiegato delle Poste che gode a farmi perdere tempo, quello del parcheggio invalidi che sta meglio di me, il mio collega che fa carriera perché conosce qualcuno. In città non ci sono persone, ma categorie. Luoghi comuni con le gambe ma senza un volto, senza una storia. A San Giustino, invece, non potrai mai sentirti trasparente. Guardano anche come sei vestito, e questo forse può essere un peso, ma almeno guardano. Sanno chi sei, cosa fai, perché gli interessa. Ti offrono aiuto anche se non glielo chiedi, quando capiscono che ne hai bisogno. Se non prendi un caffè con loro, prima di partire, si offendono. Come Piero e Giuliana, i nostri adorabili vicini di campagna. Sono i genitori di Fabio, il sindaco, che alle amministrative ha preso l’85 per cento dei voti e che tutti, in paese, chiamano per nome. Una cosa così, Alemanno se la sogna di notte.

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2 risposte a “Scappo dalla città

  1. quanto e’ vero!

  2. Bella descrizione della nostra realtà, anche alcuni aspetti della vita di Londra o di Roma, stanno arrivando anche qui in Valtiberina. La presenza degli extracomunitari, gli stupacenti, l’incertezza indotta dal nuovo sistema economico sono arrivati a San Giustino e a Lama. Mi fa piacere comunque che il mio comune (e anzi il mio paese) ti consenta di trascorrere un periodo di riposo. Anzi propongo di mantenerci in contatto, se ti va.
    Giuseppe Rossi
    coordinatore PD di Lama
    PS: Spero che qualcuno dei Renzetti ti abbia raccontato di Don Giuseppe Pellegrini, se non lo hai conosciuto, perchè è stat una persona di grande semplice umanità… Ah Fabio però ha preso un po’ meno dell’85% 😉

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