La parolaccia

federalismo fiscale

Quella degli asili nido la sapevo, e l’avevo anche scritta: in quelli pubblici entrano 9 bambini italiani su 100, ma al Sud solo in 3 ed in Campania uno solo. Quella della disoccupazione no: al Centro-Nord lavora tra il 65 e il 70 per cento, al Sud tra il 42 e il 50. Due famiglie povere su tre abitano al Sud, dove si registra anche un maggiore tasso di diseguaglianza. La Regione che spende di più per i propri abitanti è la Val d’Aosta, insieme alle province di Trento e di Bolzano; il resto del Nord, però, è un finanziatore netto: Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna danno allo Stato molto più di qunanto i loro abitanti ricevano. La stessa Val d’Aosta, insieme a Calabria e Basilicata, è tra le Regioni maggiormente beneficiate dallo Stato, in rapporto al numero di abitanti. Dalle cifre che abbiamo esaminato oggi, nel seminario sul federalismo fiscale organizzato alla Camera dal Pd, si ha la conferma di un Paese a due velocità, che rischia di essere travolto dai particolarismi. Contemporaneamente, però, non si possono chiudere gli occhi di fronte alle richieste di una maggiore responsabilizzazione delle amministrazioni locali, a cominciare dalla gestione dei soldi, e da questo presupposto ha preso il via, stamattina, un dibattito piuttosto interessante. Michele Emiliano, sindaco di Bari, ha ricordato a tutti l’articolo 3 della Costituzione, che al secondo comma definisce “compito della Repubblica” la rimozione degli “ostacoli di ordine economico e sociale” che limitano “la libertà e l’uguaglianza dei cittadini”; Gianclaudio Bressa, nostro vicecapogruppo alla Camera, ha insistito sulla definizione dei “livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”, come recita l’articolo 117. Chiarite queste premesse, però, è emersa una disponibilità di fondo a dialogare sul tema, perché – come ha detto Sergio Chiamparino, sindaco di Torino – tutti i grandi imperi e le grandi Nazioni si sono retti sulla capacità di governare le differenze. “Tra la metà degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio – ha ammesso Walter Veltroni, chiudendo il seminario – abbiamo corso dietro alla Lega, senza reagire con forza ed autonomia culturale. Ma è innegabile che, quando i livelli di governo sono troppo distanti, i cittadini tendono a chiudersi nella propria casa e nel proprio Comune. Va bene dunque una riorganizzazione dei poteri, purché finalizzata ad una crescita economica e ad una migliore redistribuzione sociale: dovremo spiegare ai cittadini della Lombardia, per esempio, che un Mezzogiorno in queste condizioni pregiudica anche la crescita della loro Regione”. Ci siamo lasciati con un calendario: ora parte un gruppo di lavoro che, entro settembre, farà una proposta definitiva. Poi la questione passerà all’esame di tutte le assemblee provinciali, che ci diranno se l’espressione “federalismo fiscale” è ancora una parolaccia oppure no.

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Una risposta a “La parolaccia

  1. Nord e sud non sono bacini isolati ma vasi comunicanti. La ricchezza del nord la producono anche gli emigrati dal sud che si ritrova svuotato di manodopera qualificata, ma , soprattutto di classe dirigente. I meridionali mandano i figli a studiare al nord e lì questi rimangono.

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