Se Maometto non va alla montagna

monnezza napoli

Colli Aminei è quella zona di Napoli che parte dalla basilica di Capodimonte e sale su, con molte curve, verso la tangenziale. Strade piene di cassonetti strabordanti che, nel giro di qualche giorno, spariranno: stamattina, infatti, è stato avviato in questo quartiere (poco meno di 20 mila residenti) un progetto pilota che, entro la fine dell’anno, coinvolgerà 100 mila napoletani. Si chiama “Porta a porta”, come la trasmissione di Vespa, e punta tutto sulla responsabilizzazione dei cittadini: i contenitori per i rifiuti verranno installati nei condomini, divisi per colore a seconda del contenuto. Poi passeranno con regolarità gli addetti dell’Asia (con l’accento sulla i: è l’azienda municipalizzata per l’ambiente di Napoli) a ritirarli, seguendo un calendario ben definito. In un bidoncino la carta, in un altro il multimateriale (bottiglie, flaconi, pellicole, contenitori rigidi sagomati, vaschette…), in un altro l’indifferenziato (che dopo un trattamento verrà portato in discarica), in una speciale bio-pattumiera (consegnata ad ogni singola famiglia) i rifiuti organici, che vengono trasformati in compost. Per chi vive nel resto d’Italia, può sembrare una cosa normale; per una città che è al minimo storico nei livelli di raccolta differenziata, invece, è una mezza rivoluzione: tanto è vero che – ha spiegato stamattina l’amministratore delegato dell’Asia, il fiorentino Daniele Fortini, in una conferenza stampa in Municipio – in questi primi giorni i netturbini vengono affiancati da addetti specializzati che hanno il compito di spiegare alle famiglie cosa fare e come farlo. Li chiamano “mediatori culturali” (proprio come quelli che, in questura, si occupano di facilitare il dialogo con gli immigrati) e l’esperienza in altre città italiane – ci ha detto il dottor Fortini – ha insegnato che il loro ruolo è fondamentale, perché non è facile cambiare abitudini in poco tempo ed in maniera così radicale. L’idea di “Porta a porta” è buona, anzi, è l’unica possibile: nessun soldato, nessuna discarica e nessun termovalorizzatore, infatti, potranno mai fare meglio di una città che si rimbocca le maniche e, finalmente, impara a prendersi cura di se stessa.

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4 risposte a “Se Maometto non va alla montagna

  1. Stasera leggendo la chiusura di questo articolo mi è venuta in mente una riflessione di fine-capitolo di un libro di Giuseppe Marotta:

    Il dolore dei napoletani di tutti i ceti è purtroppo autentico, pensai, essi inventano Napoli, si raccontano con qualche enfasi, con qualche compiacimento; ma trovano sollievo e consolazione in questo recitarsi: il giorno in cui deponessero o frantumassero lo specchio innanzi al quale si mettono a soffrire non vorrei essere né a Napoli né vivo.

    Sto accostando mentalmente le due frasi: questa è una vera rivoluzione per Napoli, una svolta importante. Se a Napoli posano lo specchio per rimboccarsi le maniche… chissà cosa succederà! A Marotta questo evento spaventava, io lo attendo con molta fiducia.

  2. umberto ingrosso

    Beh,Andrea,stavolta sono d’accordo con te al 110%.Ma quella gente che si rimbocca le maniche,è la stessa che vuole ORDINE E LEGALITA’nella propria vita.

  3. Speriamo che la sperimentazione si estenda presto a tutta la città e alla provincia. Mi piacerebbe riuscire a capire dove vanno poi i rifiuti riciclabili: delle discariche più o meno sappiamo (Savignano, Chiaiano etc.), degli inceneritori pure (Acerra, Salerno, Agnano…) – a proposito: si è capito chi li gestirà e in base a quale procedura? – ma degli impianti di riciclo almeno io non ne so molto. Magari c’è mercato per nuove imprese del settore.

  4. “Trecento volontari, ‘psicologi della monnezza’, in arrivo in Campania dal centro nord. ” (La Repubblica, 1/7/08).
    Finalmente una misura seria per aiutare i napoletani. E me tra i primi!
    Appena ne becco uno, di questi angeli della monnezza, gli dirò:
    “dottore, soffro di allucinazioni: sogno camion di rifiuti tossici che arrivano dal centro-nord… sì, proprio come lei, dottore.
    “ho sviluppato anche una sindrome paranoica: temo che mi facciano pagare tasse aggiuntive per tappare i debiti del Commissariato di Governo.
    ” infine ho preso a mangiare a più non posso (si chiama bulimia?!) terrorizzato come sono che con questa raccolta differenziata non avremo più abbastanza cose da alimentare 4 inceneritori!
    “Mi dica, dottore, è grave?

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