Non solo Lippi

sport bambini

Faccia a faccia, in commissione Cultura, con il sottosegretario allo Sport, Rocco Crimi. Non è la mia commissione, ma ho chiesto di partecipare all’audizione e di intervenire: purtroppo, i tempi erano stretti e gli interventi lunghi… quindi parlerò nella prossima seduta. Ho ascoltato con attenzione le  linee programmatiche di Crimi, per sapere quale attenzione avrebbe dedicato allo sport di base, e tutto sommato non posso dirmi insoddisfatto: ha ricordato il ruolo educativo dello sport, la sua funzione sociale di integrazione, il suo contributo al benessere fisico… tutte cose che ricordano in pochi, perché lo sport che fa notizia è sempre quello di vertice. Anche il sottosegretario, in realtà, è caduto un po’ nella trappola, dicendosi favorevole ad abbassare le tasse sui salari dei calciatori, in modo da permettere alle squadre italiane di competere meglio con quelle straniere. In sostanza, è l’appello che Galliani ripete da tempo: datemi un regime fiscale più morbido, tipo in Spagna, ed io posso dare a Ronaldinho più soldi, portandolo dal Barcellona al Milan. Mentre diceva queste cose, immaginavo l’effetto sui giornali: tutti si sarebbero accorti dell’acquisto di Ronaldinho, ma in pochi avrebbero notato che – con i soldi di quelle tasse – si sarebbero potuti costruire parecchi campi di calcio, palestre e piscine nelle periferie delle città italiane. Certo, lo sport di vertice ha un grande impatto emotivo – per alcuni è addirittura un ammortizzatore sociale, nel senso che canalizza le tensioni ed aggrega – ma quello di base ha un ruolo formativo ancora più importante; se non fa mai notizia, non significa che debba sparire dalle priorità di un governo. Se nessuno ne parla, non significa che i 111 milioni tolti dal decreto Ici allo sport di cittadinanza ed al Comitato paralimpico non avranno conseguenze sul versante culturale. “Pensa a quella che il Papa oggi chiama emergenza educativa – mi ha detto l’altro giorno il mio amico Massimo, proprietario di una squadra di volley in serie A1 – e guarda alle difficoltà che stanno attraversando le agenzie storicamente impegnate nella crescita dei giovani: la famiglia, la scuola, la stessa Chiesa. Per non parlare della tv, che spesso rema contro la costruzione di valori solidi e profondi. L’unica arma di ricatto educativo valida ancora oggi è quella dell’allenatore che può mettere in panchina o mandare in tribuna chi non si allena con regolarità, chi non si impegna abbastanza. Se vuoi diventare un campione, ti devi sacrificare: vedi qualcun altro capace di veicolare un messaggio simile con la stessa semplicità e la stessa capacità di penetrazione fra i ragazzi?”. Massimo ha ragione: lo sport insegna a rispettare le regole, ad avere bisogno dell’avversario, a convivere con i propri limiti e tentare di superarli, a collaborare – nel caso delle discipline di squadra – con gente che non hai scelto tu. Ecco, è questa la notizia vera. Anche se i giornali domani parleranno solo del ritorno di Lippi in nazionale.

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5 risposte a “Non solo Lippi

  1. OT: gentile Onorevole, ha fatto caso che nessuno ha parlato di questa notizia?
    http://omniablog.wordpress.com/2008/06/25/condannate-le-iene/

    da Onorevole e da giornalista, Lei cosa ne pensa?

  2. In una zona di Roma che credo tu conosca bene, a cavallo tra il XVI e il XV municipio, vive da anni una squadra di rugby, l’Arvalia-Villa Pamphili, che è impegnata ad offrire un’alternativa ai giovani del quartiere rispetto al solito calcio, ormai avvelenato anche a livello giovanile. Ti assicuro che l’emozione di vedere una partita di rugby giocata da bambini di 7, 8, 9 anni è certamente superiore a quella di vedere in tv le partite dell’europeo di calcio. Eppure questa squadra fino a giugno 2007 si è allenata nei prati di villa Pamphili perché nessuna autorità a nessun livello era stata in grado di offrire loro un pezzo di terra recintata da adibire a campo sportivo.
    Dallo scorso giugno invece il Comune di Roma ha assegnato alla società il campo costruito vicino al Serpentone di Corviale. Risultato? altre decine di ragazzi hanno iniziato a frequentare questo sport, hanno cominciato ad assorbire le regole generali dello sport, della lealtà e dell’impegno. E noi genitori (già, conosco questa storia in prima persona, come genitore di uno dei bambini che giocano) abbiamo più volte contribuito, anche economicamente, per mantenere il livello di assoluta dignità raggiunto dalla società.
    Ti ho raccontato questa storia per mostrarti come sia importante puntare, in un progetto educativo articolato e complesso, anche sullo sport, come elemento di crescita e sviluppo dei giovani.
    I ragazzi dell’Arvalia Villa Pamphili oggi forse vorrebbero uno sponsor per poter partecipare a qualche torneo fuori città senza dover gravare sempre sulle tasche dei genitori (vedessi che spettacolo quando arrivano squadre giovanili appartenenti a club blasonati, come il Benetton Treviso o il CUS Padova!) , ma in fondo sono già contenti così. Anzi, per non “sprecare” il nuovo campo nei mesi estivi, quando l’attività agonistica è sospesa a livello giovanile, hanno organizzato dei centri estivi aperti ai ragazzi che vogliono passare qualche settimana in compagnia facendo sport.
    Insomma, lo sport giovanile ha bisogno di attenzione e competenza, come la scuola e la famiglia, insieme alle quali rappresenta le fondamenta del sistema educativo. E in quanto tale avrebbe bisogno di idee, pianificazione, organizzazione e anche di soldi.

    Questo poi è un anno particolare per affrontare discorsi sullo sport, visto che fra poco più di 1 mese inizieranno le Olimpiadi. Prendiamoci allora un impegno: proviamo a programmare una riflessione approfondita sullo sport (sia amatoriale/giovanile che professionistico) per i prossimi mesi e vediamo se anche da questa tribuna escono fuori idee interessanti.

  3. Bravo Magociclo. Il rugby è una delle attività più “complete” (nel senso che richiede lo sforzo della maggior parte dei muscoli del corpo) dopo il nuoto. E purtroppo i mondi di questi Sport “minori” sono discriminati per il calcio. E parliamo di spese per i contratti dei giocatori, i finanziamenti per il mantenimento degli stadi, per la sicurezza prima-durante-dopo la partita. Fate un confronto con una partita di rugby: la gente beve birra, sono tutti contenti e sorridenti e NON si fa mai male a nessuno perché gli avversari si rispettano. E’ anche un modo totalmente diverso di concepire la vita. Una cosa che dico spesso (avendo giocato per 4 anni a rugby) è il rapporto che tutti i giocatori hanno con l’arbitro: assoluto rispetto. Cosa che manca a tanti calciatori, e a tanti politici…

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