Il giornalismo che detesto

cattivo giornalismo

Non è elegante fare le pulci ai propri colleghi. Soprattutto se hai lasciato quel lavoro da poco tempo ed hai dovuto convivere, per anni, con quelle regole. Ma in poche ore mi sono indignato due volte – non da politico: da giornalista – e così oggi ho deciso di sacrificare il bon ton professionale sull’altare della verità. Cominciamo dagli europei di calcio, perché è il rospo che mi porto dentro da un paio di settimane: da quando, cioè, i telegiornali hanno deciso di trasformarsi in appendici del programma sportivo precedente oppure (è la stessa cosa) in anteprime di quello successivo. Più si avvicinava la partita, più aumentavano i minuti dedicati alle partite dell’Italia, a scapito di tutto il resto: un climax che ha raggiunto l’apice ieri sera, alle 20, quando sono addirittura scomparsi i titoli (!) per fare spazio ad un servizio di apertura sull’Evento. Cose del genere, di solito, si riservano ai fatti straordinari, tipo l’inizio della guerra in Iraq o gli attentati dell’11 settembre… non ad un quarto di finale dei campionati europei di calcio maschile. Oltre tutto, quando la programmazione della tua rete è monotematica e dedica a Italia-Spagna 20 ore su 24 (si salva solo Marzullo, perché è registrato), spiegandoti anche di che colore ha le mutande la moglie di Zambrotta, cosa pensa Gattuso delle nozze gay e quante persone vedranno la partita al Billionaire, che cosa potrà aggiungere di nuovo un telegiornale? Anziché cercare telespettatori (per poi poter dire: “Abbiamo vinto contro il tg5!”), non sarebbe meglio e-ducarli? Non sarebbe meglio in-formarli, anziché con-formarsi? Non sarebbe meglio parlare a lungo dell’opposizione in Zimbabwe che abbandona le elezioni, della nave affondata nelle Filippine, della femminista incarcerata in Iran, dell’aggressione al giovane ebreo a Parigi, dell’accordo Fastweb-Telecom? Se il tg smette di fare questo, ha gravi responsabilità sul livello culturale del Paese. E poi, se proprio devo guardarmi la brutta copia di Sky calcio, cambio canale e vado direttamente sull’originale. Punto. Il secondo motivo di indignazione riguarda, invece, il presunto scambio di battute a distanza tra Berlusconi e il Papa sulla comunione ai divorziati. La storiella ricamata dai giornali è più o meno questa: Berlusconi va a Messa in Sardegna, il vescovo Sanguinetti gli porge l’ostia (e qui i miei amici cattolici tradizionalisti si faranno sentire, voglio sperare… o andate a senso unico?), lui gentilmente la rifiuta e chiede al vescovo di fare qualcosa per i divorziati risposati. Il vescovo gli risponde, sempre durante la Messa: “Ci pensi lei, che è amico del Papa!” (amici cattolici tradizionalisti, continuate a prendere nota). Due ore dopo – non si sa perché, non si sa come – spunta un documento di Benedetto XVI, scritto qualche giorno fa per il congresso eucaristico in Québec ma in realtà indirizzato a Berlusconi (del tipo: “Parlo a nuora, perché suocera intenda”), in cui il Papa ribadisce che la comunione la possono ricevere solo i “puri” e quelli “senza peccato” (amici cattolici progressisti, evitate ironie sulla purezza di Berlusconi). Nessun giornale ha resistito alla tentazione di porre in correlazione i due eventi… almeno nel titolo, nell’occhiello, nel sommario e nell’attacco del pezzo; solo continuando a leggere, più sotto, si ammetteva tra le righe che l’articolo era una palese forzatura. Ecco, questi sono i momenti in cui non rimpiango di avere lasciato il giornalismo.

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6 risposte a “Il giornalismo che detesto

  1. postodibloggo

    Che ci vuoi fare? è probabile che chi ha scritto l’articolo su Berlusconi lo ha fatto mentre vedeva le partite… 🙂

  2. marco brigliadori

    Caro Andrea, parafrasando Totò potremmo dire che “gli ascolti fanno ascolto”. E noi lo sappiamo bene. Altrimenti chi lo salva Riotta?
    Quanto al Papa e Berlusconi mi pare evidente che le parole di Sua Santità erano rivolte al premier… a proposito, non ho capito bene come si è svolta la questione con il vescovo Sanguinetti e Berlusconi: mentre rifiuta l’ostia gli dice: “faccia qualcosa per i divorziati risposati? Trovo la cosa quantomeno grottesca non credi?
    Comunque resta vero il fatto che Riina, Brusca & company fanno esplodere automobili con a bordo esseri umani, sciolgono bambini nell’acido e poi si pentono (vedi il presunto caso Brusca) e possono fare la comunione. Un divorziato no, uno che lotta una vita intera per essere coerente con la propria fede ma ha scelto di credere in una storia d’amore dopo un fallimento non è perdonabile e la comunione non può farla.
    Il momento più alto della vita di un credente cristiano e cattolico gli è precluso. E’ vero che la vita della comunità ecclesiale resta aperta, ma a cosa? A nessun tipo di attività, catechetica o di testimonianza e possibile.
    Ti invitano a cena ma non ti danno da mangiare.
    Invece i politici sono addirittura sponsorizzabili, sono esempi da seguire e sostenere, Berlusconi, sposato divorziato risposato, Casini, sposato divorziato risposato, Fini, sposato divorziato risposato, etc. Tutti sponsorizzati, sostenuti e seguiti da quei cattolici, laici e non, che sono i più accaniti sostenitori della famiglia tradizionale.

    Eppure ci credo ancora in questa Chiesa,
    Ciao Marco

  3. Si torna alla solita domandina teoretica se è la società a fare i media o sono i media a fare la società. Al di là di questa discussione che tanto anima gli ambienti accademici, c’è una questione di fondo: quanto oggi i giornalisti, redattori, direttori ed editori tengano alla qualità del loro lavoro e del prodotto che offrono, e quanto la tutelino. Il nodo è lì. Oggi che la tv generalista per larga parte propone spazzatura, anche le testate d’informazione sembra si stiano conformando al nulla, al vuoto di chiacchiere ridondanti degli strillo-show, per adattarsi al gusto di quanti si riempiono la testa di nulla guardando programmi che non cominciano e non finiscono, sono solo parentesi di chiacchiere su un argomento aleatorio. Muore così il patto primordiale tra tv e telespettatore, il patto “buonista” in bianco e nero per il quale il telespettore, una volta spenta la tv, doveva aver in se’ qualcosa in più rispetto a prima. Oggi la tv ha rinunciato al suo ruolo educatore, è ormai da moralisti censori dare questo ruolo a tale media, ma che anche i tg rinuncino alla loro funzione informativa in favore di un intrattenimento patinato e gossipparo, che le testate rinuncino all’indipendenza di giudizio conformando la scaletta non all’ordine dettato dalle oggettive contingenze me adattatndosi al gusto della massa grassa per attirare ascoltatori e pubblicità, è un serio campanello d’allarme. La soluzione? Purtroppo, se c’è, è solo nella professionalità di pochi.

  4. umberto ingrosso

    E allora torniamo al 9 Giugno,ed all’argomento che vi ho affrontato e che continuero’ ad affrontare in futuro:i giornalisti pagati dai Servizi Francesi per diffamare l’Italia,danneggiarne gli interessi internazionali,prepararla a digerire l’assimilazione da parte del l’ASSE FRANCOTEDESCO.Se leggete l’articolo sul Corriere scritto da un traditore a nome Massimo Caprara l’11 Giugno,a commento dell’arrivo di Bush a Roma,avrete un’idea assai chiara su alcuni di coloro che scrivono nei giornali Italiani per diffamare il loro Paese ,danneggiarne gli interessi internazionali,asservirlo ai nemici.Tutto questo l’ho scritto personalmente a Caprara(ma si scrivera’ con la C maiuscola?)al suo giornale:lo dico a scanso di:”..prenditi la responsabilita’ di quel che dici…”.La genia maledetta dei parenti di Giuda non si esaurisce,anzi:il dodicesimo Apostolo ebbe il coraggio e la coerenza di impiccarsi.Giuda era un uomo,oltre che un infame.Ma gli uomini vanno peggiorando,nel tempo ,e peggiorano,nel tempo, i ququaraqua:per questo non vedrete mai un traditore del CORSERA pendere da un albero,come pende dalla bocca dei suoi spregevoli mandanti.

  5. Andrea, era un po’ che non venivo sul blog e ora mi sto rileggendo tutto quel che mi son perso.
    Dici di aver lasciato il giornalismo, eppure fai più informazione tu con post come questi che venti reporter d’assalto del TG . Io non sapevo dell’aggressione a Parigi, dell’accordo fastweb-telecom, …
    a casa i miei insistono a voler seguire StudioAperto. Ovviamente ora mi informerò su internet.
    Ma davvero hanno intervistato Gattuso sulle nozze gay? Non so se è vero o una battuta, ma mi ha fatto tanto ridere…
    🙂

  6. @ alvaraalto: certo che l’hanno intervistato. Perché, a Studio aperto non l’hanno detto?

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