Doppio incarico

palazzo chigi

Pare che Ghidini, l’avvocato principe di Berlusconi, sia molto arrabbiato con i ministri e sottosegretari che non hanno voluto dimettersi da parlamentari. Sacconi, Brunetta, Bondi: avevano tutti promesso di lasciare il seggio ad altre persone, una volta arrivati a Palazzo Chigi. La battaglia va avanti da diverse settimane ed ogni tanto affiora anche alla Camera: ne parla regolarmente Lehner, deputato del Pdl, e la stessa Mussolini – nello show dell’altro giorno sugli scranni in piccionaia – ha proposto di mettere nei seggi in alto ministri e sottosegretari, “tanto non vengono mai”. In una maggioranza ampia come quella attuale, non dovrebbero esistere problemi di tenuta… ma in pratica, come stiamo vedendo in queste settimane, i provvedimenti passano solo con 20-30 voti di scarto, e nel caso del decreto “salva Retequattro” il Centrodestra è andato addirittura sotto, facendo una figuraccia con i suoi elettori. Ecco perché il tema – rilanciato da Ghedini sul Corriere della Sera di oggi – sta tornando di attualità: non certo per un motivo etico, come invece – a mio parere – dovrebbe essere. Intanto, perché chi ha responsabilità di governo dovrebbe dedicarsi anima e corpo al compito difficile che gli spetta; poi, perché è quantomeno singolare che un ministro prima scriva un decreto e poi, cambiato l’abito, se lo voti in Parlamento. In ogni caso, lo dico per onestà, questo del doppio incarico non è un problema del Centrodestra, ma piuttosto un problema di soldi. Un ministro conta molto più di un deputato, ma (se non si dimette dal Parlamento) guadagna meno di lui e non ha neppure diritto a cumulare gli anni per la pensione. E poi, soprattutto in un panorama politico come quello italiano, una legislatura spesso vede alternarsi più di un governo: lasciare tutto per un incarico dalla durata incerta, quindi, richiederebbe un atto di coraggio. In molti casi – come in Veneto, ed è per questo che Ghidini insorge – c’è poi un’ulteriore complicazione: se ministri e sottosegretari liberassero posti in Parlamento, verrebbero sostituiti dai primi dei non eletti, che si sono impegnati in campagna elettorale in cambio di una promessa non scritta. Del tipo: aspetti un mese, il tempo che Tizio vada al governo, e poi entri tu. Il mese è passato e qualcuno sta cominciando ad alzare la voce.

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6 risposte a “Doppio incarico

  1. marco brigliadori

    Che tristezza!

  2. Gli scranni di Montecitorio forse sono coperti di una colla speciale, come uno ci si siede ci rimane.

  3. Pingback: Doppio incarico, doppi soldi: continua la casta : Partito Democratico di Assago

  4. Aspettavamo di vedere qualcosa di nuovo: altro che dimezzare il numero dei parlamentari! Qua il PDL li raddoppia, premiandoli quando diventano ministri!

  5. Andrea, Il corriere della sera anticipa un editoriale di famiglia cristiana (http://www.corriere.it/politica/08_giugno_10/famiglia_cristiana_rischio_scissione_cattolici_pd_a04e42e6-36af-11dd-97b9-00144f02aabc.shtml) sul tema di una possibile scissione dei parlamentari cattolici presenti nel PD. Cosa ne sai? ci sono movimenti più o meno palesi che perseguono questo obiettivo? e tu, personalmente cosa ne pensi?

  6. Ma perché lasciare il posto di lavoro una volta insediati a Palazzo Ghici ?!? Mi sa tanto della spartizione di poltrone tra Montecitorio e Palazzo Chigi, piuttosto che un’ottimizzazione dell’attività parlamentare e di governo.
    Era accaduto con Formigoni che, avendosi viste negate le sue richieste su un po’ di poltrone tra Palazzo Madama e Palazzo Chigi, ha preferito restare al Pirellone. E ancora la stessa impressione lo avuta con Frattini che ha optato per il ministero degli esteri alla vicepresidenza della commissione Europea, dopo il duetto Prodi-Berlusoni su chi avesse diritto a scegliere il commissario europeo.
    Facendo rifiutare a Frattini il ruolo parlamentare (sicuro però di essere portato all’interno del Berlusconi quarto) si determinavano le condizioni, in termini di tempo, affinchè fosse il nuovo governo a scegliere il nome. Viceversa accettare la carica parlamentare dimettendosi prima dell’insediamento del nuovo governo dava al premier in carica la possibilità di nominare il commissario.
    Ecco sono queste cose che sembrano legarsi troppo alle logiche di potere e quindi a dare poca credibilità al fatto che per i ministri non parlamentari possano fare meglio i ministri ed i parlamentari stand-alone possano fare meglio l’azione legislativa.
    Aggiungo che, personalmente, credo molto a questa suddivisione dei compiti soprattutto anche nell’ottica di impreziosire il dibattito parlamentare non solo tra governo ed opposizione, ma anche tra governo e maggioranza che non dovrebbe un essere solo un bastone per promuovere le iniziative di governo…
    Però si tratta di scelte che andrebbero fatte un po’ prima di accorgersi delle disfatte parlamentari. Se si vuole procedere in questa ottica sarebbe interessante proporre una incompatibilità di carica e non lasciare questa decisione a ripescaggi per i candidati non eletti che rievocano uno stipendio ed un set di privilegi da casta. E’ uno dei modi per dare trasparenza, credibilità ed un segnale di cambiamento (rispetto al passato) ai cittadini…ai quali (vedi liste bloccate) viene dato sempre un minore capacità di poter definire la propria classe di governo.

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