Fine dell’equivoco

Una delle critiche che mi si rivolgono più di frequente – l’ultima volta ieri mattina, in Sicilia, al termine del mio intervento – riguarda l’impossibilità di conciliare il rispetto dei valori cristiani con l’appartenenza al Pd. Aborto, testamento biologico, fecondazione: i temi su cui vengo chiamato a rispondere sono sempre questi. E ogni volta, dopo aver spiegato il mio punto di vista, pongo all’interlocutore la stessa obiezione: che cosa pensi dell’immigrazione, dello squilibrio economico tra nord e sud del mondo, della guerra in Iraq, del disarmo nucleare, tutti temi su cui la Chiesa si è più volte espressa? Non mi ricordo di aver mai ricevuto una risposta convincente: il cristiano di centrodestra, su questi temi, generalmente glissa e passa subito alla controaccusa di “cattocomunismo”, la “vera rovina dell’Italia”. Per fortuna, esistono anche giorni come oggi, che segnano la fine dell’equivoco. Giorni in cui le prime pagine dei quotidiani convergono sulla stessa notizia: “Reato di clandestinità, no da Vaticano e Onu”. Lasciamo perdere l’Onu, alle cui sollecitazioni i nostri amici di centrodestra non amano prestare troppo interesse, e concentriamoci sul Vaticano: l’arcivescovo Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i migranti, ha già manifestato la propria contrarietà a “privare esseri umani della libertà personale a causa di un’infrazione amministrativa”. E i cattolici del Pdl? In sostanza, ribadiscono che la Chiesa fa bene a ricordare a tutti il valore dell’accoglienza, ma poi qualcuno (nel caso, Socci) invita il Vaticano a non entrare troppo nello specifico. Qualcun altro (nel caso, Giovanardi) prende le distanze dalla propria coalizione e si dice contrario al decreto. Altri ancora (nel caso, Lupi) invitano a cercare un “compromesso intelligente”. Cambia l’argomento e cambiano i nomi, ma il termine tecnico è déjà vu.

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4 risposte a “Fine dell’equivoco

  1. Ecco perché.
    É per post come questo che, al di là dell’amicizia, mi sono affezionato a questo blog.

  2. Alla Regione LIGURIA un Assessore alla Sanità, tutto d’un pezzo, il comunista Claudio Montaldo, unico proprio come la Livia Turco nella passata Legislatura. C’è solo da augurarsi che, come per la Livia Turco, così finisca pure per tutti coloro che, in nome delle vecchie ideologie, trattano l’argomento “vita” proprio come trent’anni fa, ignoranti delle moderne evidenze scientifiche e incapaci, proprio perchè non liberi, di programmare un serio impegno per la tutela sociale della maternità e la difesa della donna in gravidanza. L’esito della votazione di ieri in Consiglio della Regione Liguria, in merito all’argomento della legge 194/78, ci insegna molto della politica: sulle questioni “tecniche” di mera amministrazione economica si litiga ma poi alla fine della favola ci si accorda, sempre nell’interesse di tutti e di ciascuno, soprattutto degli “addetti ai lavori”, mentre sulle questioni etiche no. Li allora deve prevalere la fedeltà all’ideologia, la cocciuta e oramai scaduta idea di autodeterminazione, alla quale neppure la donna crede più, e che diventa l’escamotage delle Istituzioni per non investire neppure un quattrino nel disagio che una donna potrebbe provare di fronte ad una maternità imprevista o difficile. Circa il valore assoluto e imprescindibile della vita poi i cattolici di sinistra, come Michele Boffa e Claudio Gustavino, in queste circostanze sono sempre grandi testimoni di compromessi “antievangelici” grossi come una casa, deludendo concretamente ogni aspettativa di doverosa e imprescindibile coerenza con i valori della fede professata. Hanno fatto eccezione Roberta Gasco, Fabio Broglia e Luigi Patrone, che in questa occasione ringraziamo per avere avuto il coraggio di dire di no a questa partita di valori al ribasso. Solo un appunto, un memo che lasciamo alla buona volontà di qualche paladino “prolife” mimetizzato nella Regione Liguria. Mentre l’Assessore Claudio Montaldo sostiene che l’informazione e l’educazione alla contraccezione sono gli unici strumenti per un rilancio dei servizi offerti dai Consultori delle Asl liguri e insieme anche assicurando personale impegno in nuove assunzioni, qualcuno voglia spiegargli che i distributori di preservativi e quant’altro in pillole anticoncezionali e spirali sono oramai alla portata di tutti in ogni luogo pubblico già da parecchi anni e, ciò nonostante, non si riesce ad arginare la triste piaga dell’aborto. Qualcuno inoltre spieghi all’Assessore della Sanità, con pazienza, e se necessario anche con qualche ulteriore ripetizione opportuna in merito, che l’unica strada per favorire una maternità e una paternità responsabile restano prima di tutto una autentica educazione alla affettività e alla sessualità su solida base antropologica prima ancora che semplicemente tecnica e scientifica, e poi la conoscenza degli aspetti etici e psico-sociali della fertilità, della regolazione della fertilità e della funzione del proprio corpo. Più contraccezione e più consultori pubblici non fanno meno aborti, il teorema non può funzionare! L’Assessore ligure alla Sanità dice inoltre che la legge 194/78 ha eliminato la piaga degli aborti clandestini con una progressiva diminuzione delle interruzioni volontarie di gravidanze, senza ricordarsi però del tragico suicidio del ginecologo genovese che appena qualche mese fa ha riportato alla luce il triste fenomeno degli aborti clandestini, ancora diffuso e sviluppato. Infine, almeno per par condicio, oltre a preoccuparsi di garantire maggiore appropriatezza della diagnosi prenatale e magari di favorire l’uso della pillola abortiva Ru486, anche nelle scuole medie inferiori, incurante delle 16 donne già morte per effetti collaterali oltre ad altrettanti bambini, l’Assessore almeno dovrebbe impegnarsi maggiormente nel tutelare con più efficacia la maternità disagiata: ci vuole poco a fare qualcosa di più, rispetto al nulla fatto fino ad oggi. Perchè Claudio Montaldo deve tener presente che in Liguria le richieste di aiuto e di sostegno alla maternità, grazie anche al suo impegno, il più delle volte sono sistemate con un bel certificato di aborto, talvolta rilasciato ad una donna dai Consultori genovesi senza una gravidanza in corso, e dimentichiamoci tutti della sindrome post-abortiva: tanto poi è solo la donna ad esserne colpita.

    Dott. Eraldo Ciangherotti
    Vicepresidente Federvita Liguria
    Iscritto all’Ordine dei Giornalisti di Genova
    http://www.eraldociangherotti.it

  3. “La legalità deve essere rispettata, altrimenti si va incontro solo al disordine e all’anarchia. In Italia dovrebbe arrivare solo chi può permettersi di avere un reddito, chi ha un lavoro, se no il passo verso la delinquenza è troppo breve.Il reato di clandestinità, osteggiato da molta demagogia, è una misura giusta. Non si possono espellere le persone solo ”dopo” che hanno commesso reati: bisogna far si che si impedisca che i reati vengano commessi.”

  4. Pare che l’illustre Vicepresidente Federvita Liguria sia completamente uscito fuori tema.
    É come se l’avessero invitato a un convegno in cui si parla di immigrazione e lui avesse tenuto un sermone di un’ora sugli aborti in Liguria!
    Come mai nessuno sa più ascoltare? Cos’è questa irrefrenabile tendenza allo sproloquio non richiesto?

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