In memoria di Chiara

Chiara Lubich

Barbetta lunga, jeans stropicciati, stivaletti: alla Messa per il trigesimo di Chiara Lubich, ieri sera, mi sono presentato in versione casual, credendo che fosse un appuntamento per pochi intimi. Sapere che la celebrazione si svolgesse nella basilica di Santa Maria Maggiore non ha minimamente scalfito questa certezza. Poi, scendendo dal motorino, ho visto un paio di auto blu sul sagrato e mi è venuto un piccolo dubbio, ma la presenza di un fastidioso gazebo di Alemanno mi ha deconcentrato e il dubbio è morto sul nascere. Entrato in chiesa, cercavo timidamente un posto in piedi nella navata di destra, quando mi è venuta incontro Lucia Fronza: “Vieni, onorevole. Ora che sei una persona importante, il tuo posto è lì davanti”. Pensavo mi prendesse in giro, ma trenta secondi dopo ero in seconda fila, fra le cariche istituzionali e dietro l’ambasciatore cinese presso la Santa Sede. Loro, naturalmente, in giacca e cravatta. Io, con i capelli ancora schiacciati dal casco. Credo mi abbiano pure fatto delle foto, ma spero che abbiano un po’ di coscienza e non le pubblichino mai. I primi 10 minuti avrei voluto sotterrarmi, poi per fortuna è iniziata la Messa e mi sono ricordato il motivo profondo del mio essere lì: non ero l’onorevole Sarubbi, nonostante la scritta sulla sedia a me riservata, ma quell’Andrea che aveva avuto la gioia di conoscere Chiara e di imparare, da lei, quanti pregiudizi e quante barriere possano crollare con l’amore. Mi è venuto in mente l’ultimo Focolare che ho visitato: quello femminile di Gerusalemme, in un quartiere ebraico. Ci vivono – ma forse ve l’ho già raccontato – una donna palestinese, due polacche ed una francese. Nessun crocifisso, perché i vicini di casa non capirebbero, ma alla parete una bella icona di Maria. E, soprattutto, una porta sempre aperta al dialogo, alla conoscenza reciproca. Alla fine della Messa, ho acceso il telefonino: c’era un messaggio di Aurelio, uno degli autori di “A sua immagine”: “Prima stavi seduto accanto a me, a Maria Amata, a Gida… ora stai seduto accanto a Veltroni, Casini e Buttiglione: dove abbiamo sbagliato?”. In niente, Aurelio caro.

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Una risposta a “In memoria di Chiara

  1. No comment!!

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