Legislatore o bottegaio?

 

Citavo, in uno degli ultimi post, il sociologo politico Colin Crouch. È un professore britannico che ha avuto cattedre anche in Italia, e di questa esperienza portano tracce anche le sue opere: sempre nel libro “Postdemocrazia”, infatti, scrive che i politici stanno diventando “qualcosa di più simile a bottegai che legislatori, ansiosi di scoprire cosa vogliono i loro clienti per restare a galla”. A Napoli, mi hanno spiegato, questo rapporto è storicamente più forte che altrove: per ottenere voti, il politico si propone da sempre ai suoi possibili elettori come un punto di riferimento per la soluzione di problemi pratici. Confesso che questa impostazione mi crea molto disagio, perché la molla che mi spinge in politica è decisamente più ideale. Ma c’è anche il rischio opposto, che non vorrei mai correre: molti deputati e senatori eletti a Napoli nelle scorse legislature hanno preso i voti e poi sono scappati via, senza interessarsi dei problemi reali della popolazione che rappresentavano in Parlamento. È un equilibrio molto sottile, quello fra il potere su una clientela ed il servizio alla gente. Qualcuno, vi prego, mi aiuti a trovarlo.

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3 risposte a “Legislatore o bottegaio?

  1. Pd, partite secondarie e regolamenti di conti

    Nel partito democratico campano è in corso uno strano dibattito. Sul «Riformista» di ieri, Leonardo Impegno lo ha impostato nei seguenti termini: dobbiamo chiederci, ha scritto, «come possiamo far vincere il Pd senza essere imbrigliati nelle polemiche locali». Un osservatore distratto non noterebbe la sottigliezza del dilemma. Ma tradotto dal politichese, il quesito acquista di colpo tutta la sua forza polemica. Impegno sta infatti dicendo ciò che centinaia, forse migliaia di «democratici », da tempo riportano nei propri blog. E cioè: il problema non è come vincere le elezioni evitando il localismo, ma come uscire dal voto senza rafforzare Bassolino. Sia chiaro, in tutte le competizioni elettorali si giocano più partite. La prima è certamente quella tra le forze politiche concorrenti, ma al di là di questa, se ne giocano molte altre. Esclusa, per effetto della legge elettorale, la partita tra candidati di una stessa lista, restano quella tra alleati o apparentati e quella nei partiti, tra correnti e lobbies. Tutto ciò è fisiologico e anche democraticamente auspicabile, perché espressione di pluralismo politico e garanzia di una polifonia forse fastidiosa, ma necessaria. Nel Pd campano, tuttavia, le partite secondarie stanno prevalendo sulla sfida principale. Abbiamo, infatti, la partita dei casertani, esclusi dalle liste, contro Napoli e Roma; quella di Bassolino contro Veltroni, colpevole di aver sacrificato De Mita e molti parlamentari vicini al governatore; quella di Veltroni contro Bassolino, insensibile alle richieste di dimissioni e dunque responsabile di un possibile effetto- rifiuti sul voto; quella di bassoliniani e dalemiani contro il ministro Nicolais, già autocandidatosi alla direzione della Regione a spese del bassoliniano Cascetta e del dalemiano De Luca. Infine, c’è la partita tra i candidati della società civile e i politici di professione, ma questa è un’altra storia. Secondo molti, il modo migliore per punire Bassolino consisterebbe nel-l’astenersi al Senato, dove sono candidate la moglie Annamaria Carloni e le fedelissime Incostante e Armato, e di votare invece alla Camera, dove nella circoscrizione Napoli-Caserta non compaiono bassoliniani. Secondo altri, il messaggio sarebbe più chiaro se la flessione si registrasse alla Camera, perché è qui che risulterebbe senza equivoci la responsabilità di chi ha malgestito l’emergenza rifiuti. Nell’un caso e nell’altro, Bassolino avrebbe però già pronti i suoi alibi: se dovesse perdere al Senato, potrebbe dire che lì, più che altrove, si è pagato la rottura con De Mita; se dovesse perdere alla Camera, invece, ciò sarebbe dovuto proprio all’esclusione di candidati espressione del potere locale. Morale: troppe voci, nessuna melodia, pubblico distratto e noia assicurata. Del resto, chi sopporterebbe, ininterrottamente, la musica di Schoenberg fino al 13 aprile? La Campania è l’unica regione d’Italia dove nessuno dei tre capilista del Pd è espressione del ceto dirigente locale. Ed è quella dove altissima è la percentuale di candidati catapultati dall’esterno. Tutti segni di una evidente patologia ambientale.

  2. @Marco De Marco: e uno che cerca di fare una campagna elettorale seria, in mezzo alla gente, interessandosi ai problemi reali anziché alle diatribe intestine, deve rassegnarsi ad essere “segno di una evidente patologia ambientale” o può pure sperare di fare qualcosa di buono?

  3. Caro Andrea, in attesa di poterti incontrare prossimamente qui a Napoli, vorrei esprimerti il mio apprezzamento per il fatto che ti poni ancora quesiti del genere, cercando di sfuggire a quella dannata “patologia ambientale” che dà per scontata ogni forma di degenerazione della politica e dell’impegno civile.
    Essere al servizio della comunità non vuol dire assolutamente nella posizione di chi promette mari e monti e coltiva clientele. Servire le persone alle quali hai chiesto il voto, e che ti hanno consentito di conseguire una responsabilità amministrativa e/o politica, credo che significhi solo saper ascoltare e capire le vere esigenze, contemperando il tener fede alle proprie convinzioni con l’apertura a prospettive che solo il dialogo con la gente ti può aprire.
    Auguri per la tua campagna elettorale, per il tuo impegno professionale e, sopratutto, per il tuo non facile lavoro di papà impegnato.
    Ermete Ferraro

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