Ricchi e poveri

Fuorigrotta, ieri sera. Tre parrocchie nello spazio di poche decine di metri, ma non ci sono problemi di concorrenza: tutte e tre sono piene di gente, perché la Quaresima da queste parti è una cosa seria. Giovani, tantissimi, attendono sul sagrato che il parroco dia inizio alla veglia penitenziale. Non sanno che il ritardo è colpa mia: sono passato a fare due chiacchiere con i sacerdoti della zona, per cercare di capire quali siano i problemi principali della gente che vive lì. “La povertà”, mi rispondono in coro: ci sono molti poveri insospettabili, persone che fino a qualche anno fa avevano posti di lavoro qualificati e che ora si ritrovano senza nulla. Eppure, Fuorigrotta non è Korogocho: siamo a due passi da Mergellina, dal lungomare, a dieci minuti di macchina dal centro. Mi ritorna in mente la puntata di “A sua immagine” girata a Ponte Lambro, la periferia invisibile di Milano. E mi viene da pensare al compito che mi aspetta: tentare di fare qualcosa per questa gente. Se no, non sarei mai entrato in politica. Ma poi mi deprimo, quando leggo sui giornali della polemica fra i reduci dell’Udeur: Fabris, ex capogruppo alla Camera, teme che Mastella “scappi via con la cassa”. Cassa? Quale cassa? I soldi che, secondo la legge sui rimborsi elettorali, quel partito ormai defunto continuerà ad incassare fino al 2011: un milione e trecentomila euro l’anno. E le parrocchie di Fuorigrotta continuano a distribuire pacchi di pasta.

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2 risposte a “Ricchi e poveri

  1. C’è un innegabile cortocircuito tra la politica ed i cittadini. Paradossalmente, oggi è singolare il caso di un candidato, come te, che cerca di capire che strada prendere andando tra la gente ad informarsi di quali siano i problemi e le necessità, invece di fare politica a porte chiuse nelle segreterie. La povertà nascosta in luoghi inaspettati è solo una delle tante “grotte” che si aprono nel ventre della città e della provincia, per le quali urge tentare di fare qualcosa. Hai già un’idea su cosa fare?

  2. La povertà materiale è un vero problema. Molto serio. Ma forse non è il peggio che ci possa essere, per il semplice fatto che è tangibile, visibile, concreta . La povertà materiale lascia intravedere un barlume di luce che si chiama speranza. Oggi, purtroppo, c’è tanta, troppa povertà “immateriale”, quella che corrode l’anima, il cuore, la mente. Spesso non lascia spazio alla guarigione. E tutto scivola verso l’abisso, verso l’anonimato, l’indifferenza, il fallimento. Mi auguro che la nuova “stagione” di un Paese “povero dentro” possa essere segnata da uno scatto di responsabilità di ciascuno di noi, per provare almeno a prendere consapevolezza della povertà di ognuno. Solo così potremo aiutare chi magari sta peggio. Andrea, tira dritto, verso la meta…… Un abbraccio, Filippo.

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