Andrea Sarubbi

Voci categorizzate come ‘elezioni’

Una botte di ferro

Novembre 26, 2009 · 5 Commenti

Aula chiusa, tanto per cambiare: stavolta è a causa della Finanziaria, che deve essere esaminata dalla Commissione Bilancio emendamento per emendamento. Ne approfitto per raccontarvi un po’ del Senato, visto che non ne parlo quasi mai e visto che, in queste ore, si discute del no all’arresto cautelare di Nicola Cosentino, che una settimana fa sembrava abbandonato anche da Berlusconi e che ora si ritrova, invece, in una botte di ferro. Alla Camera, come sapete, le mozioni non sono ancora arrivate in Aula: è di ieri, però, la notizia che nella giunta per le autorizzazioni il Centrodestra ha tenuto compatto. L’opposizione, invece, ha perso qualche voto per strada – Maurizio Turco (Radicali), Domenico Zinzi (Udc, casertano come il sottosegretario) e Bruno Cesario (deputato campano del Pd appena passato con Rutelli) – ma non ce l’avrebbe fatta ugualmente, così come non ce l’ha fatta in Senato a far approvare le due mozioni (quella nostra e quella dell’Idv) che chiedevano le dimissioni del sottosegretario. Quella del Pd, a mio parere, aveva il merito di non confondere le indagini preliminari con la condanna definitiva, senza però sottovalutare il fatto che la Procura di Napoli ha deciso di avviare un procedimento penale contro Cosentino: per questo motivo, nel dispositivo si impegnava il governo ad invitare il sottosegretario (che non può essere sfiduciato dal Parlamento) alle dimissioni. Molto bello l’intervento del nostro Gianrico Carofiglio, che vi invito a leggere:

CAROFIGLIO (PD). Signor Presidente, cercherò di essere il più possibile sintetico ed attinente al tema. C’è un famoso romanzo, che molti in quest’Aula hanno sicuramente letto e che, con ogni probabilità, converrebbe rileggere. È un romanzo di Sciascia, che si intitola «Il contesto»; un romanzo molto bello, che ci dà un’indicazione su come affrontare questa vicenda, su come porci rispetto a tale questione e sul metodo che dobbiamo adottare. Il metodo è, in primo luogo e per l’appunto, quello di individuare il contesto in cui la vicenda si colloca. (…) La mozione n. 43 è molto semplice: impropriamente ed atecnicamente, essa è stata indicata come mozione di sfiducia individuale nei confronti del sottosegretario Cosentino. Ricordo che esiste la possibilità di mozioni di sfiducia individuali, ma esse riguardano soltanto i Ministri della Repubblica e non già i Sottosegretari. L’oggetto di questa mozione è molto semplice e riguarda l’opportunità che il Governo della Repubblica inviti il sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Cosentino a rassegnare le dimissioni; ciò in relazione al suo coinvolgimento, nella qualità di indagato per reati gravi, in un’indagine della procura della Repubblica e della DIA di Napoli. Il contesto di cui dicevo è palese, per molti aspetti evidente e davanti a tutti; ogni giorno esso si arricchisce di nuovi tasselli. Non alludo all’ordinanza di applicazione della misura cautelare, arrivata molto tempo dopo la proposizione della nostra mozione, ma alludo, ad esempio, ad una notizia di oggi, che leggiamo sui giornali e sulle agenzie e di cui darò una sintesi. 120 milioni di euro, 2 dei quali in contanti, è il valore dei beni sequestrati dalla DIA di Napoli a carico di persone ritenute riciclatori per conto del clan dei casalesi. L’operazione, detta “Faraone”, in particolare ha individuato soggetti vicini al clan che, per riciclare denaro, acquistavano proprietà in aste giudiziarie (vi prego di ricordare il concetto dell’asta giudiziaria, che ci servirà fra poco), anche per legittimare il possesso di beni di lusso, nonostante una situazione di reddito non agiata. Per queste ed altre operazioni i membri del Governo e, in primis, il Ministro dell’interno esultano. Giustamente. Noi siamo d’accordo con l’esultanza per queste operazioni. Ma come non ricordare che gli organismi investigativi, gli uffici giudiziari e le indagini che hanno portato a questa acquisizione di beni di illecita provenienza sono i medesimi che portano all’evidenza elementi a carico del membro del Governo di cui oggi ci occupiamo? Sempre in merito al contesto, in quest’Aula, pochi giorni fa, è stata approvata una norma che ha suscitato e suscita dure polemiche, sulle quali non voglio tornare. Voglio però rileggere tale norma, che riguarda la possibilità di procedere alla vendita di beni confiscati alle organizzazioni criminali: «Alla vendita dei beni di cui al comma 2-bis» – i beni in discorso – «e alle operazioni di cui al comma 3 provvede, previo parere obbligatorio del Commissario straordinario per la gestione e la destinazione dei beni confiscati, il dirigente del competente ufficio del territorio… Il dirigente del competente ufficio dell’Agenzia del demanio richiede al prefetto della provincia interessata un parere obbligatorio, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, e ogni informazione utile affinché i beni non siano acquistati, anche per interposta persona, …da soggetti altrimenti riconducibili alla criminalità organizzata». Lasciatemi fare una domanda provocatoria: ove il sottosegretario Cosentino volesse acquistare uno dei beni confiscati alla criminalità organizzata, magari proprio uno di quelli sequestrati nell’odierna operazione, chiedo ai membri del Governo, chiedo agli appartenenti alla maggioranza e in particolare a chi più di altri è attento ai temi del contrasto al crimine, gli appartenenti al partito della Lega, potrebbe farlo? Cosa dovrebbe dire il prefetto, dipendente del Governo cui il sottosegretario Cosentino appartiene? Dovrebbe dire che si tratta di soggetto riconducibile alla criminalità organizzata? Cosa dovrebbe fare il dirigente dell’Agenzia del demanio? Che parere dovrebbe esprimere il Commissario straordinario? Mi piacerebbe, nel corso del dibattito che seguirà questa breve illustrazione, sentire l’opinione degli appartenenti alla maggioranza su questa semplice domanda: potrebbe il sottosegretario Cosentino acquistare i beni oggi sequestrati un giorno che fossero confiscati? Se la risposta fosse negativa, come potrebbe il soggetto che non sarebbe per la legge da voi stessi approvata una settimana fa abilitato ad acquistare quei beni fare il Sottosegretario all’economia e alle finanze (dico solo per inciso, il Ministero da cui dipende la Guardia di finanza)? Noi non possiamo e non vogliamo sostituirci all’autorità giudiziaria per esprimere giudizi di colpevolezza, ma non possiamo e non vogliamo – e nemmeno voi potete farlo – sostituirci all’autorità giudiziaria per esprimere giudizi di innocenza. La chiave di volta, la soluzione di questa vicenda è contenuta, come per molte altre vicende, nella Costituzione, all’articolo 54, in quella norma che dice: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge». Disciplina e onore che fanno riferimento ad una categoria concettuale, una funzione che non è una proprietà privata del soggetto investito ma qualcosa che si fa nell’interesse della collettività e che bisogna essere capaci di abbandonare nel momento in cui la permanenza in quella posizione sia lesiva dell’onore individuale e dell’onore delle istituzioni. L’onore è anche saper fare un passo indietro, collettivo e individuale. Concludo con una citazione da un grande scrittore, Anton Cechov, che diceva che l’onore non si può togliere, si può solo perdere. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).

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Magna Carta

Novembre 20, 2009 · 4 Commenti

Due secoli e mezzo fa, nel 1765, la rivoluzione americana iniziò con uno sciopero fiscale: i coloni americani si rifiutarono di pagare le tasse al governo inglese, perché a loro era negato il diritto di voto. “Se non posso incidere sugli organi che determinano le tasse – spiegavano – allora non le pago neppure”: d’altra parte, il principio del no taxation without representation era un caposaldo della legislazione britannica fin dai tempi di Robin Hood, quando Giovanni Senzaterra fu costretto dalla rivolta dei baroni a promulgare la Magna Carta. Ho cercato di ricordare queste cose al leghista Matteo Salvini, stamattina, durante una trasmissione televisiva (Cominciamo bene, Raitre) in cui ero stato invitato per parlare della proposta di legge sul voto agli immigrati,che abbiamo appena presentato alla Camera. Primo firmatario Walter Veltroni (Pd), seconda firmataria Flavia Perina (Pdl), poi Leoluca Orlando (Idv), Roberto Rao (Udc) e diversi altri, fra cui la coppia di fatto Sarubbi-Granata ed il costituzionalista Salvatore Vassallo (Pd), che l’ha scritta: un altro tentativo, insomma, di ragionare insieme, al di là delle appartenenze politiche. Le reazioni le avrete già lette sui giornali, dunque non mi ci soffermo più di tanto: ne cito solo una, quella di Debora Bergamini (Pdl), che si dice amareggiata per il fatto (a suo parere grave) che alcuni esponenti del suo partito si trovino d’accordo con altri colleghi del Pd. Io mi amareggio, invece, per il motivo opposto: perché la politica, cioè, si sta trasformando in una guerra permanente, in cui qualsiasi proposta diventa giusta o sbagliata non in base al contenuto, ma a seconda di chi l’ha fatta. È il prezzo che sta pagando la proposta di legge sulla cittadinanza, e questa sul voto agli immigrati ha ricevuto lo stesso trattamento. Eppure, è un provvedimento di assoluto buon senso, che – richiamandosi all’antico principio di cui sopra, secondo il quale chi paga le tasse qui è giusto che abbia voce in capitolo sugli amministratori – recepisce soltanto quanto ci viene richiesto dalla Convenzione di Strasburgo, firmata il 5 febbraio del 1992 e non ancora attuata pienamente. Al capitolo C della Convenzione, intitolato “Diritto di voto alle elezioni delle autorità locali”, si trova l’articolo 6, che recita così:

Articolo 6
1. Ciascuna Parte si impegna, conforme alle disposizioni dell’articolo 9, paragrafo 1, a concedere ad ogni residente straniero il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni delle autorità locali, a condizione che soddisfino alle stesse condizioni prescritte per i cittadini ed inoltre che siano stati residenti legalmente e in modo abituale nello Stato in questione nei cinque anni precedenti le elezioni.
2. Tuttavia, uno Stato contraente può dichiarare all’atto del deposito del suo strumento di ratifica, l’accettazione, l’approvazione o l’adesione che intende limitare nell’applicazione del paragrafo 1 al solo diritto di voto.

In sostanza, gli Stati firmatari (tra cui l’Italia) si sono impegnati, 17 anni fa, a concedere il diritto di voto attivo (su quello passivo c’è discrezionalità) a tutti gli stranieri residenti da 5 anni, indipendentemente dalla loro nazionalità: attualmente, invece, da noi possono votare alle amministrative solo i cittadini dell’Ue, ma non – ad esempio – gli americani ed i filippini, né gli argentini e gli eritrei. Il motivo, spiegato nella stessa Convenzione, è il fatto che gli stranieri residenti sul territorio nazionale “sono ormai una caratteristica permanente delle società europee” e “sono sottoposti generalmente agli stessi doveri dei cittadini a livello locale”. In un Paese normale, dunque, non ci sarebbe da scannarsi: basterebbe prenderne atto, adeguare in fretta le leggi e tanti saluti. Ma il nostro, non dimentichiamolo, è il Paese in cui leggi Magna Carta e ti viene in mente la fondazione di Quagliariello, mica Robin Hood.

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Custodia cautelare

Novembre 10, 2009 · 9 Commenti

Fui tra coloro che si astennero nella mozione contro Nicola Cosentino, a fine gennaio. Vi consiglio di rileggere il mio post di allora, perché mi pare abbastanza esauriente, ma per i più pigri riassumo il senso di quell’astensione: non si potevano chiedere le dimissioni di qualcuno, per quanto la sua presenza nel governo potesse essere imbarazzante, se questo qualcuno non era neppure iscritto nel registro degli indagati; non si potevano, in sostanza, delegare ad un’inchiesta giornalistica i compiti di un’indagine giudiziaria, tanto più che si trattava di un’indagine in corso. Quell’astensione mi costò parecchie accuse – la prima subito dopo, da parte dell’Espresso; l’ultima qualche giorno fa, da parte di Marco Travaglio nella puntata di Annozero - ma, tornando indietro, rifarei la stessa cosa. In quelle condizioni, con i giudici che ancora non si erano pronunciati sull’attendibilità di quei pentiti, rifarei la stessa cosa; anzi, ho addirittura la presunzione di credere che lo stesso Pd oggi sarebbe meno avventuroso e ci penserebbe dieci volte, prima di presentare una mozione del genere senza il minimo appiglio nelle carte giudiziarie. Adesso, 9 mesi e mezzo dopo, il panorama è cambiato: il gip – che l’anno scorso aveva respinto la richiesta di arresto da parte della Procura – ha ricevuto altre deposizioni dei pentiti e, soprattutto grazie all’ultima testimonianza, si è convinto della necessità di chiedere la custodia cautelare di Cosentino. Saremo noi a dover votare l’autorizzazione a procedere – cosa che probabilmente avverrà la settimana prossima, o quella successiva: il tempo, cioè, che la Giunta per le autorizzazioni studi a fondo il faldone di 350 pagine appena arrivato – e naturalmente voterò perché la richiesta del giudice venga esaudita. Ma le possibilità che la Camera dia il via libera alla custodia cautelare sono davvero bassissime, perché il Centrodestra – se le mie previsioni sono giuste – si chiuderà a riccio: anche i finiani più scettici voteranno in difesa di Cosentino, perché ormai il risultato politico è stato portato a casa. Con la battuta di oggi a Sky, infatti, Fini ha definitivamente archiviato la pratica della sua candidatura a governatore della Campania, che fino a ieri era “inopportuna” ed ora è diventata “impossibile”. Poi la versione ufficiale sarà sempre un’altra (si parla già di strumentalizzazioni politiche, glissando sul fatto che i beneficiari di questa sentenza sono innanzitutto i concorrenti interni di Cosentino nella corsa alla candidatura), ma in realtà c’è metà del Pdl che ringrazia i giudici per aver fatto quello che i vertici del partito non avrebbero avuto il coraggio di fare: togliere di mezzo dalla corsa per la Regione Campania un candidato pieno di voti ma impresentabile ed a rischio permanente di condanna. Il giorno in cui i partiti sapranno regolamentarsi da soli, senza lasciare ai giudici il compito di decidere sulle candidature, sarà un bel giorno per tutta la politica.

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In mani sicure

Ottobre 26, 2009 · 96 Commenti

Se volete, vi dico che sono contento per la grande folla delle primarie: un esercizio di democrazia che gli altri partiti nemmeno si sognano, eccetera eccetera. Se volete, vi aggiungo che Pierluigi Bersani è un’ottima persona, una delle migliori in giro, e che gli lascerei i miei bambini per una settimana o due, senza paura che me li mangi. Infine, potrei scrivere una quarantina di righe (o anche di più) in equilibrio, girando intorno al concetto che il partito ha dimostrato di essere plurale, di avere più anime, e che la vittoria di una non significherà necessariamente la morte delle altre. Potrei cavarmela dignitosamente, insomma, senza dire mezza-bugia-mezza e tenendomi buoni i vincitori, perché nella vita non si sa mai. Invece no, io sono triste, che non so come si dica in politichese ma in italiano si dice triste, per lo stesso motivo per cui tutti gli altri partiti stanno facendo festa: dal Pdl all’Udc, dalla Lega all’Idv, dall’Mpa ai resti della sinistra radicale, la giostra dei commenti è monocorde. Non ce n’è uno che dica: peccato, il Pd ha perso un’occasione d’oro. No, parlano tutti di identità – la dichiarazione più diabolica è quella di Cossiga, che augura a Bersani di ricostruire “un grande partito socialista, che sani le fratture delle scissioni di Firenze e poi del partito di Rifondazione comunista, dei Comunisti italiani e della stessa sinistra radicale, un partito che a pieno titolo faccia parte del Partito Socialista Europeo” – e non vedono l’ora che il Partito democratico ritorni, per dirla con gli slogan di chi ha vinto, “in mani sicure”. Perché è lì, nelle mani di papà, che si sta più al caldo. Perché è lì, nelle mani di papà, che non ti vengono strani grilli per la testa, tipo quello di unire le forze riformiste senza trattini e di semplificare il panorama politico italiano, spingendolo verso un bipolarismo dell’alternanza. Forse può capirmi solo chi ha fatto il progetto Erasmus, come me, o chi ha passato un paio d’anni fuori di casa per altri motivi: quando torni, le stesse mani di papà – che prima, nonostante tutto, ti davano certezze – oggi ti sembrano un abbraccio mortale. Perché nel frattempo, tra uno sbaglio e l’altro, sei diventato uomo, o almeno ci hai provato.

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Il giorno del Pd

Ottobre 25, 2009 · 17 Commenti

7.00 Mio padre inaugura le primarie a Casalpalocco (Roma): primo votante in assoluto del suo seggio, credo anche tra i primi in Italia. Colpa dell’ora solare, dice lui. In realtà, era più agitato di me: il giorno in cui dovessi candidarmi io, che fa? Si mette in fila la sera prima?

9.30 Notizie da Pozzuoli (Napoli): tempi di attesa di un quarto d’ora per votare. C’è parecchia fila.

10.30 Aggiornamento da Casalpalocco: fila anche qui, dalle 9.30. La partecipazione è più alta del previsto.

11.00 Nella nuova sede del Pd di Bregnano (Como), che si inaugura proprio oggi, hanno già votato in parecchi: circa il 40% del totale di votanti alle primarie 2007. E non siamo ancora a metà giornata.

11.30 A Talenti (Roma) c’è una fila di 100 persone. Grande affluenza o boicottaggio di un presidente zelante? Dati parziali dell’affluenza nazionale al voto: a quest’ora, sono già 876.570.

11.45 Voto anch’io. Nel mio seggio, una quindicina di persone in fila, tra cui un anziano che mi racconta una storia poco edificante: è emigrato dal gazebo di piazza San Giovanni di Dio, circa un km più in là, perché lì qualche rappresentante di lista un po’ troppo esuberante gli ha detto che si poteva votare solo… in un senso.

12.00 Nanni Moretti dice che voterà Franceschini e tutto si mescola: l’ex popolare votato pure da chi chiedeva a D’Alema di dire qualcosa di sinistra…

12.30 Grande affluenza in Emilia-Romagna. Le mie antenne sul territorio (per lo più parenti) mi comunicano che ad Albinea (Reggio Emilia) siamo già oltre la metà dei votanti 2007, mentre a Reggio città si viaggia addirittura al 60%.

12.45 Jean-Léonard Touadi, candidato vicesegretario della mozione Franceschini, è a Castellammare di Stabia, davanti ad una casa confiscata alla camorra: il voto di oggi, scrivevo ieri, è la nostra risposta alle mafie.

13.00 Notizione dal circolo Madonnina, nel comune di Modena: ha votato già il 75% rispetto alle primarie 2007.  A Roma, nel XVII municipio, hanno un problema: sono arrivati a votare così in tanti che hanno finito le schede.

13.15 Al circolo di Lama (il paese di Monica Bellucci, anche se lei si dice di Città di castello) proteste vivaci contro le mollette verdi, perché sembrano della Lega. Le preferivano rosse, ma guarda un po’.

13.30 Mia madre torna a casa sconsolata: almeno un centinaio di persone in fila, ci riproverà più tardi. Vuoi vedere che ha fatto bene papà ad andarci alle 7?

13.45 Grande affluenza a Palermo, mi fa sapere la mia collega Alessandra Siragusa.

14.00 Milano, quartiere nord di Brugherio: superata la percentuale di votanti 2007 alla stessa ora.

14.15 Nella provincia di Modena l’affluenza è più o meno la stessa del 2007: 4 mila in più quest’anno, ma la verifica è stata un’ora dopo. Se veramente fosse così in tutta Italia, significherebbe ripetere i 3 milioni e mezzo di elettori: sinceramente, sarebbe oltre ogni previsione.

14.30 La mia amica Antonella è andata a votare nonostante il febbrone, ma da lei non sono in molti: ad Acquaviva delle fonti, infatti, domina il Centrodestra, e finora si sono presentati ai gazebo in 175.

14.45 In via Natale del Grande, a Trastevere, il seggio è dentro un’osteria. Strepitoso!

15.10 Vip watching: avvistato Nicola Piovani presso il seggio di Monteverde vecchio. La vita è bella.

15.30 Marrazzo non vota, scrivono or ora le agenzie, ed io non commento per non rovinarmi la giornata.

15.50 Ad Arezzo l’affluenza è leggermente inferiore alle primarie 2007, ma nettamente superiore alle attese: tanto è vero che nel seggio centrale, quello di Saione, sono stati reclutati scrutatori straordinari per smaltire le code.

16.10 Al secondo tentativo, mia madre ce l’ha fatta.

16.30 Ho trovato qualcuno peggio di mio padre: un’elettrice del circolo Aurora di Arezzo, che alle 6.50 di stamattina ha fatto fermare il pullman della gita Cai, a cui stava partecipando, per votare. Adesso, però, ho un black out di qualche ora: impegni istituzionali di papà.

19.30 Nel frammentre, abbiamo superato i 2 milioni di voti e ci sono code lunghissime in parecchi seggi: il maschio italico si è messo in moto alla fine delle partite. Finite le schede a Brugherio: si attendono rinforzi, probabilmente fotocopie.

19.50 Schede finite da un pezzo anche in provincia di Vicenza, dove i numeri dell’affluenza sono simili al 2007: in alcune zone addirittura superiori.

20.05 A Lama (Perugia), 289 votanti contro i 235 delle primarie 2007 e contro i 300 delle primarie di Prodi: li avrebbero superati se la banda (20 persone circa) non fosse stata a Morlupo (Roma) tutto il giorno, per il Gran gala delle majorettes.

20.20 Passata l’ora di chiusura, diversi seggi  sono ancora aperti per smaltire la fila: a Casalpalocco c’è una sessantina di elettori ancora da far votare.

20.40 Il Pd di Guastalla (Reggio Emilia) ha chiuso la giornata con 310 euro di multa: la giunta del Pdl non ha voluto concedere la piazza centrale per il gazebo, ma noi ce lo abbiamo messo lo stesso. La resistenza non ha prezzo.

21.00 Situazione mista dai primi scrutini: nessuno dei due stravince. Stanno arrivando risultati soprattutto dal nord. Cuneo-Sommariva-Bosco: Bersani 63, Franceschini 55, Marino 20. Novara-Torrion-Quartara: F49, B49, M21, 1 bianca e 2 nulle.

21.10 Ceciliano (Arezzo): F105, B78, M36. Prima valutazione da quattro soldi: dove è più alto il numero di votanti (219 contro i 199 delle primarie 2007), Franceschini recupera lo svantaggio degli iscritti.

21.30 Taviano (Lecce): F196, B145, M19.

21.40 San Giustino (Perugia), dati comunali: B 533, F 314, M 91

21.55 Rignano garganico (Foggia): F70, B30, M2; San Severo (Foggia): B930, F620, M non pervenuto (nel senso che chi mi ha dato le cifre non se lo era appuntato, purtroppo: è il difetto dei metodi artigianali). A proposito: vogliamo commentare il fatto che sulle agenzie di stampa non sia uscito neanche un numero, mentre io sforno cifre da 45 minuti?

22.05 Arezzo zona Aurora: B237, M 148, F 129. Arezzo zona Saione: F210, B189, M97.

22.10 I dati del Lazio danno Bersani sopra il 50%.

22.20 In Sicilia si sospetta un inquinamento del voto notevole: parecchie schede bianche sul nazionale fanno pensare ad un intervento di Pdl e Mpa nelle primarie.

22.40 Dati frammentari da Cesena, ma la tendenza nelle schede del nazionale vede Bersani al 60% (conferma il dato degli iscritti), mentre Franceschini perde 2-3 punti a favore di Marino. Nel regionale, invece, la situazione è più in bilico.

22.50 Dati delle Marche (non artigianali, stavolta, ma diffusi dal Pd regionale): Bersani sopra il 50%, Franceschini al 35-37%, Marino al12-14%.

22.55 Mentre io calcolavo le percentuali di Bolzano, Dario Franceschini mi ha fatto capire che stavo perdendo tempo, annunciando che Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Pd. Che faccio, vado a dormire?

23.05 Franceschini: Bersani è il nuovo segretario, gli ho già telefonato (ma non facevano prima ad incontrarsi?), ora ci vuole un partito di forza e di unità, io continuerò a servire il Pd, la scelta delle primarie è irreversibile, oggi è stata una festa per tutti. Triste, ma leale.

23.25 Marino: abbiamo tra il 10 e il 20%, i miei temi (diritti civili, no al nucleare, lotta al precariato) sono ormai nel dna del partito. Ha perso, ma parla come se avesse vinto: per essere uno che viene dalla società civile, i vizi del politico li ha appresi in fretta.

23.45 Bersani: farò il leader a modo mio, non sarà il partito di un uomo solo ma un collettivo di protagonisti, con Franceschini e Marino lavoreremo insieme, non serve fare opposizione stando in un angolo ad urlare ma bisogna costruire un’alternativa, collaboreremo con le opposizioni, i tre milioni di votanti alle primarie sono un fatto eccezionale ed una grande prova di democrazia e trasparenza. Prima di commentare, mi concedete una notte di sonno?

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