
Aula chiusa, tanto per cambiare: stavolta è a causa della Finanziaria, che deve essere esaminata dalla Commissione Bilancio emendamento per emendamento. Ne approfitto per raccontarvi un po’ del Senato, visto che non ne parlo quasi mai e visto che, in queste ore, si discute del no all’arresto cautelare di Nicola Cosentino, che una settimana fa sembrava abbandonato anche da Berlusconi e che ora si ritrova, invece, in una botte di ferro. Alla Camera, come sapete, le mozioni non sono ancora arrivate in Aula: è di ieri, però, la notizia che nella giunta per le autorizzazioni il Centrodestra ha tenuto compatto. L’opposizione, invece, ha perso qualche voto per strada – Maurizio Turco (Radicali), Domenico Zinzi (Udc, casertano come il sottosegretario) e Bruno Cesario (deputato campano del Pd appena passato con Rutelli) – ma non ce l’avrebbe fatta ugualmente, così come non ce l’ha fatta in Senato a far approvare le due mozioni (quella nostra e quella dell’Idv) che chiedevano le dimissioni del sottosegretario. Quella del Pd, a mio parere, aveva il merito di non confondere le indagini preliminari con la condanna definitiva, senza però sottovalutare il fatto che la Procura di Napoli ha deciso di avviare un procedimento penale contro Cosentino: per questo motivo, nel dispositivo si impegnava il governo ad invitare il sottosegretario (che non può essere sfiduciato dal Parlamento) alle dimissioni. Molto bello l’intervento del nostro Gianrico Carofiglio, che vi invito a leggere:
CAROFIGLIO (PD). Signor Presidente, cercherò di essere il più possibile sintetico ed attinente al tema. C’è un famoso romanzo, che molti in quest’Aula hanno sicuramente letto e che, con ogni probabilità, converrebbe rileggere. È un romanzo di Sciascia, che si intitola «Il contesto»; un romanzo molto bello, che ci dà un’indicazione su come affrontare questa vicenda, su come porci rispetto a tale questione e sul metodo che dobbiamo adottare. Il metodo è, in primo luogo e per l’appunto, quello di individuare il contesto in cui la vicenda si colloca. (…) La mozione n. 43 è molto semplice: impropriamente ed atecnicamente, essa è stata indicata come mozione di sfiducia individuale nei confronti del sottosegretario Cosentino. Ricordo che esiste la possibilità di mozioni di sfiducia individuali, ma esse riguardano soltanto i Ministri della Repubblica e non già i Sottosegretari. L’oggetto di questa mozione è molto semplice e riguarda l’opportunità che il Governo della Repubblica inviti il sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Cosentino a rassegnare le dimissioni; ciò in relazione al suo coinvolgimento, nella qualità di indagato per reati gravi, in un’indagine della procura della Repubblica e della DIA di Napoli. Il contesto di cui dicevo è palese, per molti aspetti evidente e davanti a tutti; ogni giorno esso si arricchisce di nuovi tasselli. Non alludo all’ordinanza di applicazione della misura cautelare, arrivata molto tempo dopo la proposizione della nostra mozione, ma alludo, ad esempio, ad una notizia di oggi, che leggiamo sui giornali e sulle agenzie e di cui darò una sintesi. 120 milioni di euro, 2 dei quali in contanti, è il valore dei beni sequestrati dalla DIA di Napoli a carico di persone ritenute riciclatori per conto del clan dei casalesi. L’operazione, detta “Faraone”, in particolare ha individuato soggetti vicini al clan che, per riciclare denaro, acquistavano proprietà in aste giudiziarie (vi prego di ricordare il concetto dell’asta giudiziaria, che ci servirà fra poco), anche per legittimare il possesso di beni di lusso, nonostante una situazione di reddito non agiata. Per queste ed altre operazioni i membri del Governo e, in primis, il Ministro dell’interno esultano. Giustamente. Noi siamo d’accordo con l’esultanza per queste operazioni. Ma come non ricordare che gli organismi investigativi, gli uffici giudiziari e le indagini che hanno portato a questa acquisizione di beni di illecita provenienza sono i medesimi che portano all’evidenza elementi a carico del membro del Governo di cui oggi ci occupiamo? Sempre in merito al contesto, in quest’Aula, pochi giorni fa, è stata approvata una norma che ha suscitato e suscita dure polemiche, sulle quali non voglio tornare. Voglio però rileggere tale norma, che riguarda la possibilità di procedere alla vendita di beni confiscati alle organizzazioni criminali: «Alla vendita dei beni di cui al comma 2-bis» – i beni in discorso – «e alle operazioni di cui al comma 3 provvede, previo parere obbligatorio del Commissario straordinario per la gestione e la destinazione dei beni confiscati, il dirigente del competente ufficio del territorio… Il dirigente del competente ufficio dell’Agenzia del demanio richiede al prefetto della provincia interessata un parere obbligatorio, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, e ogni informazione utile affinché i beni non siano acquistati, anche per interposta persona, …da soggetti altrimenti riconducibili alla criminalità organizzata». Lasciatemi fare una domanda provocatoria: ove il sottosegretario Cosentino volesse acquistare uno dei beni confiscati alla criminalità organizzata, magari proprio uno di quelli sequestrati nell’odierna operazione, chiedo ai membri del Governo, chiedo agli appartenenti alla maggioranza e in particolare a chi più di altri è attento ai temi del contrasto al crimine, gli appartenenti al partito della Lega, potrebbe farlo? Cosa dovrebbe dire il prefetto, dipendente del Governo cui il sottosegretario Cosentino appartiene? Dovrebbe dire che si tratta di soggetto riconducibile alla criminalità organizzata? Cosa dovrebbe fare il dirigente dell’Agenzia del demanio? Che parere dovrebbe esprimere il Commissario straordinario? Mi piacerebbe, nel corso del dibattito che seguirà questa breve illustrazione, sentire l’opinione degli appartenenti alla maggioranza su questa semplice domanda: potrebbe il sottosegretario Cosentino acquistare i beni oggi sequestrati un giorno che fossero confiscati? Se la risposta fosse negativa, come potrebbe il soggetto che non sarebbe per la legge da voi stessi approvata una settimana fa abilitato ad acquistare quei beni fare il Sottosegretario all’economia e alle finanze (dico solo per inciso, il Ministero da cui dipende la Guardia di finanza)? Noi non possiamo e non vogliamo sostituirci all’autorità giudiziaria per esprimere giudizi di colpevolezza, ma non possiamo e non vogliamo – e nemmeno voi potete farlo – sostituirci all’autorità giudiziaria per esprimere giudizi di innocenza. La chiave di volta, la soluzione di questa vicenda è contenuta, come per molte altre vicende, nella Costituzione, all’articolo 54, in quella norma che dice: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge». Disciplina e onore che fanno riferimento ad una categoria concettuale, una funzione che non è una proprietà privata del soggetto investito ma qualcosa che si fa nell’interesse della collettività e che bisogna essere capaci di abbandonare nel momento in cui la permanenza in quella posizione sia lesiva dell’onore individuale e dell’onore delle istituzioni. L’onore è anche saper fare un passo indietro, collettivo e individuale. Concludo con una citazione da un grande scrittore, Anton Cechov, che diceva che l’onore non si può togliere, si può solo perdere. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).






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