Andrea Sarubbi

Voci categorizzate come ‘don tonino bello’

Auguri scomodi

Dicembre 23, 2008 · 13 Commenti

Ci ho pensato un po’, poi ho deciso di sì: dopo le ferie di agosto, mi prendo pure queste due settimane. Il blog va in letargo fino al 7 gennaio, quando l’attività parlamentare riprenderà con l’ennesimo voto di fiducia, e nel frattempo mi riposo un po’… bimbi permettendo. In questi giorni ho scritto gli auguri di Natale: ogni parlamentare ha a disposizione 100 cartoncini, abbastanza anonimi, ed io ho riempito i miei con un brano a me molto caro: un passaggio degli auguri scomodi (politically uncorrect, diremmo oggi) di don Tonino Bello. A voi li rigiro per intero, sperando che resistiate alla tentazione di leggerli “in difesa” e ne facciate invece tesoro.

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!
Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali, e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.
Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.
Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita; il sorpasso, il progetto dei vostri giorni; la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.
Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.
Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.
I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.
I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge “, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri, che è poi l’unico modo per morire ricchi.
Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.

Auguri a tutti. Al governo, perché sappia mettere l’interesse del Paese davanti al proprio. Alla maggioranza, perché riesca a trovare il coraggio della critica. All’opposizione, perché lavori per costruire un’alternativa migliore. Ai miei colleghi politici, perché ricordino il senso del loro servizio. Ai cittadini, perché riscoprano l’amore per la politica. Ma tanti auguri soprattutto a voi, che mi accompagnate ogni giorno in questo compito difficile, e grazie per l’affetto che continuate a mostrarmi. Buon Natale e felice 2009.

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Mezzo vivo o mezzo morto?

Marzo 24, 2008 · 2 Commenti

“Nel momento più drammatico della città, era lecito attendersi di meglio, anche per arginare l’antipolitica dilagante”: il giudizio critico è del cardinale Crescenzio Sepe, l’oggetto è la campagna elettorale appena iniziata. L’arcivescovo di Napoli ce l’ha con i partiti che “si azzuffano e fanno a gara a chi dice peggio dell’altro”, senza però elaborare “lo straccio di una proposta capace di alimentare la speranza”. Non entro nel merito dei contenuti – nello specifico ammetto di essere un po’ di parte, e le proposte contenute nel programma del Pd mi sembrano almeno “capaci di alimentare la speranza” – ma credo che il cardinale abbia ragione sul metodo in cui questa campagna elettorale viene svolta. Noi ci siamo appiattiti su Berlusconi, sui limiti evidenti delle sue liste, sulle manovre di potere dietro all’approdo demitiano nell’Udc, sulle responsabilità della sinistra massimalista nella gestione dell’emergenza rifiuti. Loro, incapaci di guardare oltre il proprio naso, fanno apertamente il tifo per la monnezza, perché rimanga nelle strade fino al giorno delle elezioni, ma non si preoccupano minimamente di come risolvere il problema. Né, credo, gli interessa davvero. La parabola del buon samaritano racconta di un uomo che viene depredato e picchiato dai briganti, che lo lasciano per terra mezzo morto, e di tre persone che gli passano accanto: solo una di loro si ferma e se ne prende cura. “Il politico vero – ha scritto qualcuno – come il buon samaritano ha misericordia del popolo e gli si fa vicino per restituirgli la mezza vita che gli hanno tolto, non per aggiungergli la mezza morte che gli manca e stenderlo definitivamente”. Sì, era sempre don Tonino Bello.

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La Chiesa del grembiule

Marzo 21, 2008 · 1 Commento

 

I giornali di oggi discutono sulle parole che il Papa ha detto ieri sera, nella Messa in coena Domini. Parole bellissime, per carità, servite a ribadire che la fede non è moralismo. Ma a me, più ancora che il discorso, del Papa ha colpito il grembiule che indossava, durante la lavanda dei piedi. “A me – scriveva don Tonino Bello – piace moltissimo l’espressione Chiesa del grembiule, cioè Chiesa del servizio. Sembra un’immagine un tantino audace, discinta, provocante, ma è al centro del Vangelo: ‘Gesù, preso un asciugatoio, se lo cinse intorno alla vita. Poi, versata dell’acqua in un catino, cominciò a lavare i piedi dei discepoli’ (Gv 13, 3-12). Per l’ordinazione, le suore del paese o gli amici ci hanno regalato una cotta, una stola ricamata in oro, ma nessuno ci ha regalato un grembiule, un asciugatoio. Eppure, è questo l’unico paramento sacerdotale ricordato nel Vangelo. Le nostre Chiese, purtroppo, celebrano liturgie splendide, anche vere, ma – quando si tratta di rimboccarsi le maniche – c’è sempre un asciugatoio che manca, una brocca che è vuota d’acqua, un catino che non si trova… Quando sono stato nominato vescovo, mi hanno messo l’anello al dito, mi hanno dato il pastorale tra le mani, la Bibbia: sono i simboli del vescovo. Sarebbe bello che nel cerimoniale nuovo si donassero al vescovo una brocca, un catino e un asciugatoio. Per lavare i piedi al mondo senza chiedere come contropartita che creda in Dio. Tu, Chiesa, lava i piedi al mondo e poi lascia fare: lo Spirito di Dio condurrà i viandanti dove vuole lui”.

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