Andrea Sarubbi

Voci categorizzate come ‘casta’

Una botte di ferro

Novembre 26, 2009 · 5 Commenti

Aula chiusa, tanto per cambiare: stavolta è a causa della Finanziaria, che deve essere esaminata dalla Commissione Bilancio emendamento per emendamento. Ne approfitto per raccontarvi un po’ del Senato, visto che non ne parlo quasi mai e visto che, in queste ore, si discute del no all’arresto cautelare di Nicola Cosentino, che una settimana fa sembrava abbandonato anche da Berlusconi e che ora si ritrova, invece, in una botte di ferro. Alla Camera, come sapete, le mozioni non sono ancora arrivate in Aula: è di ieri, però, la notizia che nella giunta per le autorizzazioni il Centrodestra ha tenuto compatto. L’opposizione, invece, ha perso qualche voto per strada – Maurizio Turco (Radicali), Domenico Zinzi (Udc, casertano come il sottosegretario) e Bruno Cesario (deputato campano del Pd appena passato con Rutelli) – ma non ce l’avrebbe fatta ugualmente, così come non ce l’ha fatta in Senato a far approvare le due mozioni (quella nostra e quella dell’Idv) che chiedevano le dimissioni del sottosegretario. Quella del Pd, a mio parere, aveva il merito di non confondere le indagini preliminari con la condanna definitiva, senza però sottovalutare il fatto che la Procura di Napoli ha deciso di avviare un procedimento penale contro Cosentino: per questo motivo, nel dispositivo si impegnava il governo ad invitare il sottosegretario (che non può essere sfiduciato dal Parlamento) alle dimissioni. Molto bello l’intervento del nostro Gianrico Carofiglio, che vi invito a leggere:

CAROFIGLIO (PD). Signor Presidente, cercherò di essere il più possibile sintetico ed attinente al tema. C’è un famoso romanzo, che molti in quest’Aula hanno sicuramente letto e che, con ogni probabilità, converrebbe rileggere. È un romanzo di Sciascia, che si intitola «Il contesto»; un romanzo molto bello, che ci dà un’indicazione su come affrontare questa vicenda, su come porci rispetto a tale questione e sul metodo che dobbiamo adottare. Il metodo è, in primo luogo e per l’appunto, quello di individuare il contesto in cui la vicenda si colloca. (…) La mozione n. 43 è molto semplice: impropriamente ed atecnicamente, essa è stata indicata come mozione di sfiducia individuale nei confronti del sottosegretario Cosentino. Ricordo che esiste la possibilità di mozioni di sfiducia individuali, ma esse riguardano soltanto i Ministri della Repubblica e non già i Sottosegretari. L’oggetto di questa mozione è molto semplice e riguarda l’opportunità che il Governo della Repubblica inviti il sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze Cosentino a rassegnare le dimissioni; ciò in relazione al suo coinvolgimento, nella qualità di indagato per reati gravi, in un’indagine della procura della Repubblica e della DIA di Napoli. Il contesto di cui dicevo è palese, per molti aspetti evidente e davanti a tutti; ogni giorno esso si arricchisce di nuovi tasselli. Non alludo all’ordinanza di applicazione della misura cautelare, arrivata molto tempo dopo la proposizione della nostra mozione, ma alludo, ad esempio, ad una notizia di oggi, che leggiamo sui giornali e sulle agenzie e di cui darò una sintesi. 120 milioni di euro, 2 dei quali in contanti, è il valore dei beni sequestrati dalla DIA di Napoli a carico di persone ritenute riciclatori per conto del clan dei casalesi. L’operazione, detta “Faraone”, in particolare ha individuato soggetti vicini al clan che, per riciclare denaro, acquistavano proprietà in aste giudiziarie (vi prego di ricordare il concetto dell’asta giudiziaria, che ci servirà fra poco), anche per legittimare il possesso di beni di lusso, nonostante una situazione di reddito non agiata. Per queste ed altre operazioni i membri del Governo e, in primis, il Ministro dell’interno esultano. Giustamente. Noi siamo d’accordo con l’esultanza per queste operazioni. Ma come non ricordare che gli organismi investigativi, gli uffici giudiziari e le indagini che hanno portato a questa acquisizione di beni di illecita provenienza sono i medesimi che portano all’evidenza elementi a carico del membro del Governo di cui oggi ci occupiamo? Sempre in merito al contesto, in quest’Aula, pochi giorni fa, è stata approvata una norma che ha suscitato e suscita dure polemiche, sulle quali non voglio tornare. Voglio però rileggere tale norma, che riguarda la possibilità di procedere alla vendita di beni confiscati alle organizzazioni criminali: «Alla vendita dei beni di cui al comma 2-bis» – i beni in discorso – «e alle operazioni di cui al comma 3 provvede, previo parere obbligatorio del Commissario straordinario per la gestione e la destinazione dei beni confiscati, il dirigente del competente ufficio del territorio… Il dirigente del competente ufficio dell’Agenzia del demanio richiede al prefetto della provincia interessata un parere obbligatorio, sentito il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, e ogni informazione utile affinché i beni non siano acquistati, anche per interposta persona, …da soggetti altrimenti riconducibili alla criminalità organizzata». Lasciatemi fare una domanda provocatoria: ove il sottosegretario Cosentino volesse acquistare uno dei beni confiscati alla criminalità organizzata, magari proprio uno di quelli sequestrati nell’odierna operazione, chiedo ai membri del Governo, chiedo agli appartenenti alla maggioranza e in particolare a chi più di altri è attento ai temi del contrasto al crimine, gli appartenenti al partito della Lega, potrebbe farlo? Cosa dovrebbe dire il prefetto, dipendente del Governo cui il sottosegretario Cosentino appartiene? Dovrebbe dire che si tratta di soggetto riconducibile alla criminalità organizzata? Cosa dovrebbe fare il dirigente dell’Agenzia del demanio? Che parere dovrebbe esprimere il Commissario straordinario? Mi piacerebbe, nel corso del dibattito che seguirà questa breve illustrazione, sentire l’opinione degli appartenenti alla maggioranza su questa semplice domanda: potrebbe il sottosegretario Cosentino acquistare i beni oggi sequestrati un giorno che fossero confiscati? Se la risposta fosse negativa, come potrebbe il soggetto che non sarebbe per la legge da voi stessi approvata una settimana fa abilitato ad acquistare quei beni fare il Sottosegretario all’economia e alle finanze (dico solo per inciso, il Ministero da cui dipende la Guardia di finanza)? Noi non possiamo e non vogliamo sostituirci all’autorità giudiziaria per esprimere giudizi di colpevolezza, ma non possiamo e non vogliamo – e nemmeno voi potete farlo – sostituirci all’autorità giudiziaria per esprimere giudizi di innocenza. La chiave di volta, la soluzione di questa vicenda è contenuta, come per molte altre vicende, nella Costituzione, all’articolo 54, in quella norma che dice: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge». Disciplina e onore che fanno riferimento ad una categoria concettuale, una funzione che non è una proprietà privata del soggetto investito ma qualcosa che si fa nell’interesse della collettività e che bisogna essere capaci di abbandonare nel momento in cui la permanenza in quella posizione sia lesiva dell’onore individuale e dell’onore delle istituzioni. L’onore è anche saper fare un passo indietro, collettivo e individuale. Concludo con una citazione da un grande scrittore, Anton Cechov, che diceva che l’onore non si può togliere, si può solo perdere. (Applausi dai Gruppi PD e IdV. Congratulazioni).

Categorie: Pd · andrea sarubbi · campania · casta · elezioni · parlamento · partito democratico · politica
Messo il tag: , , , , , , , , ,

Custodia cautelare

Novembre 10, 2009 · 9 Commenti

Fui tra coloro che si astennero nella mozione contro Nicola Cosentino, a fine gennaio. Vi consiglio di rileggere il mio post di allora, perché mi pare abbastanza esauriente, ma per i più pigri riassumo il senso di quell’astensione: non si potevano chiedere le dimissioni di qualcuno, per quanto la sua presenza nel governo potesse essere imbarazzante, se questo qualcuno non era neppure iscritto nel registro degli indagati; non si potevano, in sostanza, delegare ad un’inchiesta giornalistica i compiti di un’indagine giudiziaria, tanto più che si trattava di un’indagine in corso. Quell’astensione mi costò parecchie accuse – la prima subito dopo, da parte dell’Espresso; l’ultima qualche giorno fa, da parte di Marco Travaglio nella puntata di Annozero - ma, tornando indietro, rifarei la stessa cosa. In quelle condizioni, con i giudici che ancora non si erano pronunciati sull’attendibilità di quei pentiti, rifarei la stessa cosa; anzi, ho addirittura la presunzione di credere che lo stesso Pd oggi sarebbe meno avventuroso e ci penserebbe dieci volte, prima di presentare una mozione del genere senza il minimo appiglio nelle carte giudiziarie. Adesso, 9 mesi e mezzo dopo, il panorama è cambiato: il gip – che l’anno scorso aveva respinto la richiesta di arresto da parte della Procura – ha ricevuto altre deposizioni dei pentiti e, soprattutto grazie all’ultima testimonianza, si è convinto della necessità di chiedere la custodia cautelare di Cosentino. Saremo noi a dover votare l’autorizzazione a procedere – cosa che probabilmente avverrà la settimana prossima, o quella successiva: il tempo, cioè, che la Giunta per le autorizzazioni studi a fondo il faldone di 350 pagine appena arrivato – e naturalmente voterò perché la richiesta del giudice venga esaudita. Ma le possibilità che la Camera dia il via libera alla custodia cautelare sono davvero bassissime, perché il Centrodestra – se le mie previsioni sono giuste – si chiuderà a riccio: anche i finiani più scettici voteranno in difesa di Cosentino, perché ormai il risultato politico è stato portato a casa. Con la battuta di oggi a Sky, infatti, Fini ha definitivamente archiviato la pratica della sua candidatura a governatore della Campania, che fino a ieri era “inopportuna” ed ora è diventata “impossibile”. Poi la versione ufficiale sarà sempre un’altra (si parla già di strumentalizzazioni politiche, glissando sul fatto che i beneficiari di questa sentenza sono innanzitutto i concorrenti interni di Cosentino nella corsa alla candidatura), ma in realtà c’è metà del Pdl che ringrazia i giudici per aver fatto quello che i vertici del partito non avrebbero avuto il coraggio di fare: togliere di mezzo dalla corsa per la Regione Campania un candidato pieno di voti ma impresentabile ed a rischio permanente di condanna. Il giorno in cui i partiti sapranno regolamentarsi da soli, senza lasciare ai giudici il compito di decidere sulle candidature, sarà un bel giorno per tutta la politica.

Categorie: Pd · andrea sarubbi · campania · casta · elezioni · parlamento · partito democratico · politica
Messo il tag: , , , , , , , , ,

La fiducia smarrita

Novembre 5, 2009 · 12 Commenti

Oggi parto da un fatto stupido, sperando che il resto della riflessione lo sia meno. Il fatto stupido è che ieri, dopo ore di travaglio e nonostante la febbre, ho montato un letto dell’Ikea: appena l’ho scritto su Facebook, sottolineando con orgoglio di aver perso solo 6 viti, ho cominciato a ricevere commenti di ammirazione e di meraviglia. Non per le 6 viti perse, naturalmente, ma per il fatto che un deputato montasse i letti dell’Ikea: un po’ perché andare all’Ikea è roba da comuni mortali, non da parlamentari della Repubblica; un po’ perché in giro c’è la convinzione (espressa proprio in uno dei commenti che ho ricevuto) che, se proprio gli scappa di andare all’Ikea, il parlamentare deve preoccuparsi solo di ordinare ciò che gli piace, perché poi ci penserà il suo staff (personale? della Camera?) a montargli i mobili. Sono naturalmente reazioni istintive, non analisi profonde, ma dietro c’è la percezione di casta che continua ad accompagnarci: il deputato è uno che vive in un mondo suo, fatto di auto blu, di feste, di droga e di trasgressioni sessuali varie. I mobili non li compra, ma li riceve in regalo, e glieli montano pure. Al ristorante va sempre a scrocco, così come al cinema ed a teatro, e se i suoi figli vogliono vedere lo spettacolo di Winnie the Pooh al Palasport non c’è problema: paga la Camera. L’autobus è un mezzo di trasporto a lui sconosciuto, e così il motorino, perché sotto casa c’è l’auto blu (con chauffeur, s’intende) che – all’occasione – serve anche per la spesa al mercato o le feste dei bambini. Se la sensazione diffusa è davvero questa, e purtroppo lo è, risulta evidente che il rapporto di fiducia con i cittadini è ormai compromesso e - complici alcuni comportamenti indifendibili di una parte della classe politica, lo ammetto - verso la casta si è praticamente invertito l’onere della prova. In quanto politico, cioè, sei drogato, ladrone, traditore della moglie, ipocrita, approfittatore eccetera eccetera: sta a te, eventualmente, dimostrare il contrario. La storia dei test antidroga che saremo chiamati a fare da lunedì è la prova evidente di questa deriva: sta ai deputati, sottoponendosi al controllo delle urine ed eventualmente all’esame del capello (che all’assicurazione sanitaria della Camera costerà pure qualcosa in più, visto che si effettua presso laboratori privati), dimostrare di non essere dei tossicodipendenti. Non è obbligatorio, ma se ti rifiuti di farlo il tuo nome verrà dato in pasto ai giornali e dunque passerai per drogato anche se non lo sei. L’Italia dei valori – non avevo dubbi – ha già detto che i suoi parlamentari andranno tutti in massa, nessuno escluso, perché i cittadini pretendono chiarezza eccetera eccetera. Il mio amico Sandro Gozi, che credo non fumi neppure le sigarette al mentolo, ha invece dichiarato di non voler fare il test, perché gli pare una passerella populista. In realtà, credo che Sandro abbia ragione: di fronte ad un’opinione pubblica così agguerrita, il passo dopo il test sarebbe l’ispezione corporale con guanto da chirurgo. Non so neppure cosa farò io, perché mi pare una cosa ridicola ma temo che poi qualcuno mi rinfacci di non averlo fatto, vedendoci dietro chissà quale mistero. Mentre ci penso un attimo, rimane il problema più grande di tutti: che non è quello di dimostrare la propria negatività alla cocaina, ma quello di riconquistare la fiducia delle persone, fino al giorno in cui nessuno si meraviglierà più se un parlamentare della Repubblica arreda la casa con i mobili dell’Ikea e prova pure a montarseli da solo.

Categorie: andrea sarubbi · casta · droga · parlamento · politica
Messo il tag: , , , , ,

Vacanza forzata

Ottobre 30, 2009 · 5 Commenti

Capisco che è difficile spiegarlo, ma alla Camera siamo in vacanza forzata. Dico vacanza perché mi piacciono i paradossi, sia chiaro: in realtà, per citare il mio caso, ieri ero in commissione ed oggi vado a Brescia, la prossima settimana sarò nuovamente in commissione e poi a Napoli, più naturalmente tutti gli incontri politici a Roma, il blog, facebook e robe varie. Credo che la maggior parte dei miei colleghi sia impegnata quanto me – e pure questo è difficile spiegarlo, perché agli occhi dell’opinione pubblica i parlamentari sono una massa di nullafacenti – ma il problema è un altro: il problema è che, per colpa del governo, i lavori dell’Aula sono bloccati e non voteremo più nulla fino a martedì 10 novembre. Il potere legislativo della Camera – che pure qualcosina da fare ce l’avrebbe, viste le migliaia di progetti di legge ancora pendenti nelle Commissioni di merito – è stato infatti annichilito da un diktat di Tremonti, che ha chiesto alla maggioranza di bloccare tutto ciò che comporti anche un solo euro di spesa. I soldi sono pochi, dice il ministro dell’Economia, e devo essere io a decidere la loro destinazione: non vi mettete in testa di togliermeli dalle tasche con le coperture finanziarie di questa o quella legge, perché non vi darò un centesimo. Le leggi a costo zero, però, sono pochissime, e nelle ultime settimane ci siamo trovati in Aula roba tipo l’istituzione della Giornata per le vittime di Nassiriya, il rinvio delle elezioni amministrative per la provincia dell’Aquila, le ratifiche di convenzioni internazionali, più qualche altro provvedimento che non rientra nei nostri compiti legislativi veri e propri: le autorizzazioni a procedere, ad esempio, oppure le mozioni, che in effetti stanno tenendo vivo il dibattito politico in un Parlamento asfittico. Nelle Commissioni, insomma, le proposte arrivano e, nella stragrande maggioranza dei casi, si insabbiano: vuoi per la linea tremontiana delle leggi a costo zero, vuoi per i dissidi politici che – una volta in Aula - potrebbero emergere all’interno del Centrodestra su determinati provvedimenti. Non è un caso che, nella conferenza dei capigruppo di ieri, sia stata rimandata di un mese la calendarizzazione della legge sulla cittadinanza, inizialmente rischiesta dalle opposizioni per novembre: il comitato ristretto sta andando avanti molto lentamente, perché la Lega sa che sotto elezioni non se ne farà nulla, e lo stesso sembra accadere per il testamento biologico. L’Aula di Montecitorio, insomma, lavora solo quando il governo la fa lavorare (mandandole i decreti da convertire): basta una lite interna con Tremonti, o magari anche una scarlattina al presidente del Consiglio, per farci chiudere baracca. Chi pensava di essere ancora in una Repubblica parlamentare, come ci avevano insegnato a scuola, rifletta.

Categorie: andrea sarubbi · berlusconi · casta · economia · italia · parlamento · politica
Messo il tag: , , , , , ,

Qualche paletto

Ottobre 29, 2009 · 17 Commenti

Le ripercussioni politiche, ve lo giuro, mi lasciano quasi indifferente: si troverà un nome alternativo a Piero Marrazzo, possibilmente credibile e gradito all’elettorato, e si cercherà di tenere il Lazio, pregando che il Centrodestra sbagli candidato. Neppure con il governatore uscente avremmo avuto certezze di farcela: il danno politico della vicenda è, dunque, abbastanza relativo. Ma c’è un danno più profondo, inferto alla politica nel suo insieme, che invece mi appare incommensurabile: perché in un colpo solo (questa storia parla infatti di auto blu, droga, prostituzione, ricatti e corruzione) si dà fiato a tutto quel sentimento anticasta che ci vogliono anni per spegnere e basta un secondo per riaccendere. Poi hai voglia di prendertela con le Iene, se vengono a farti un tampone davanti a Montecitorio: è chiaro che ti senti umiliato, pure se non hai nulla da nascondere, ma la situazione è così indifendibile che alla fine ti viene la tentazione – come propone La Russa, non senza demagogia – di sottoporti all’esame del capello per far vedere che il Parlamento non è un covo di tossici. Per quanto riguarda il sesso, d’altra parte, la situazione è ancora più compromessa: dal caso Mele in poi, siamo passati per le frequentazioni del premier ed ora siamo arrivati a quelle di Marrazzo. Ogni volta, c’era un pezzo della vita privata che sconfinava in quella pubblica: per il deputato Udc, il contrasto insostenibile fra la sua vita notturna e le sue iniziative parlamentari; per il presidente del Consiglio, l’influenza di quelle feste sulla compilazione delle liste elettorali e le bugie dette pubblicamente sul caso Noemi; per il governatore del Lazio, la sua ricattabilità. Non so se sia una coincidenza, ma in nessuno di questi tre casi è stato possibile separare con l’accetta la vita privata di un politico dalla sua dimensione pubblica. Né lo sarebbe se si venisse a sapere, fra qualche giorno, che magari il famoso Chiappe d’oro, l’ex ministro che condivideva con Marrazzo la passione per le trans di via Gradoli, è in Parlamento un baluardo dell’identità cristiana, o se qualche conducente di auto blu parlasse delle mattine passate in macchina ad aspettare un altro ex ministro, cliente fisso – anche durante l’orario di servizio – di un noto locale gay specializzato negli afterhours. Non è questione di destra o di sinistra, ma di ruolo che si ricopre: se fai la ballerina, o la modella, o il pugile, o l’attore, ogni volta che ti siedi a tavola devi pensare ad una serie di cose (calorie, grassi, proteine) che il resto del mondo può tranquillamente ignorare, mentre tu sei costretto a fare i conti con la tua forma fisica o con il tuo aspetto estetico. Se fai il politico, invece, devi saper discernere quanto un comportamento privato possa far perdere credibilità al tuo impegno pubblico, e – visto che, per dirla alla Bersani, non te l’ha ordinato il dottore – devi essere in grado di mettere qualche paletto. In compenso, puoi abbuffarti tranquillamente di Nutella.

Categorie: andrea sarubbi · berlusconi · casta · droga · gay · italia · parlamento · politica · prostituzione
Messo il tag: , , , , , , , ,