
Ieri pomeriggio ho ricevuto, al mio indirizzo della Camera, una mail di Francesco Rutelli. Che non è una mail privata, nel senso che l’autore l’ha inviata a parecchie persone, ma che non avrei mai reso pubblica perché non ne avevo l’autorizzazione. Se però metti tra i destinatari anche il direttore di un quotidiano, come Rutelli ha fatto ieri, allora forse la riservatezza non è il tuo primo pensiero: tanto è vero che Stefano Menichini, direttore di Europa, l’ha pubblicata stamattina sul suo giornale. Le agenzie di stampa la stanno rilanciando, e quindi – ora che il segreto di Pulcinella è stato svelato - mi sento autorizzato a pubblicarla anch’io.
Care amiche e amici,
dunque, qualcuno tra voi si chiede dove io vada.
Innanzitutto, so bene dove andrà chi resta nel Partito Democratico: esattamente nello stesso posto dove si trovano oggi i nostri deputati europei.
Non è servito neppure aspettare qualche mese perché la finzione dell’ “Alleanza dei Socialisti e dei Democratici” rivelasse la sua verità politica e strategica, e perché gli eletti ex – Margherita si trovassero nella più radicale marginalità politica. Cosa per me dolorosissima, dopo che abbiamo speso 10 anni per aprire uno spazio innovativo a livello europeo e internazionale.
Laddove è stato travolto Veltroni, dove è stato malamente conteggiato Franceschini (un terzo dei consensi alla coalizione congressuale del Segretario uscente), è inutile illudersi che possa riuscire qualcun altro.
Molto di più, è al paese che fa male questo schema politico: il PD che torna a rassicurare i militanti della sinistra e che si troverà chiuso ad ogni prospettiva di credibile alternativa alla destra.
Voi sapete perfettamente, a menadito, che non posso far parte di un partito nell’orbita dei socialisti europei, né posso portare le mie convinzioni in un partito post-PDS.
Lo rispetto; potrò anche allearmi (come ho fatto quasi sempre). Ma non è il mio partito.
Capisco che per alcuni di Voi, assuefatti al realismo delle relazioni partitiche, il fatto che Bersani non mi abbia rivolto in cinque mesi neppure una telefonata (neanche quando gli ho inviato il mio libro con una dedica amichevole…) possa rientrare nel business as usual . Ma è gravemente sbagliato. Chi è stato leale con me e, anche grazie a me, ha partecipato a un cammino importante, dimostra in questo modo una perdita di orientamenti fondamentali. Per me, in fondo, non aver ricevuto quella telefonata è motivo non di amarezza, ma di sollievo, a conferma di una precisa analisi politica. Per ciascuno di Voi, è un problema molto difficile da eliminare.
Dove vado, dunque? A difendere e promuovere le idee che ci hanno a lungo accomunati. E il profilo democratico, liberale, riformatore che potremo far vivere con molta maggiore libertà in una nuova iniziativa.
Con chi? Con coloro che si uniranno a noi, anche prendendosi una quota del rischio che ho preso io, per convincimento e con determinazione.
Molta è la strada da fare prima di immaginare convergenze con altre forze politiche; grandissimo l’entusiasmo che si manifesta nei territori, tra eletti locali e personalità della società civile, dell’impresa e delle professioni, dell’associazionismo. C’è moltissimo, di affascinante, da fare.
Un saluto cordiale. Vostro,
Francesco Rutelli
Aspetto commenti il più possibile equilibrati. E magari a posteriori, ossia partendo dal testo della lettera: ripetere cose già sentite mille volte (“Vada pure”, “Ci ha fatto perdere voti”, “Voltagabbana”…) può aiutare a sfogarsi, ma non a riflettere insieme sulla sostanza. Che mi pare non manchi.


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