Andrea Sarubbi

Mettetevi d’accordo

Novembre 2, 2009 · 46 Commenti

Ho la febbre alta e non dovrei stare qui al computer, ma mi dispiaceva troppo bucare una giornata di blog. Eppure, in questo periodo mi farebbe pure comodo stare un po’ zitto, anziché raccontarvi tutti i miei travagli interiori e sperare (invano, mi sembra di capire) che apprezziate la mia imbarazzante trasparenza. Non credo di essere abbastanza lucido, per cui faccio parlare voi: prima, però, mi limito a riassumervi la situazione. Nel momento in cui uno dei fondatori del Pd (uno di quelli a me più vicini per sensibilità politica) abbandona il partito, per formare una forza nuova, io preferisco pensarci su e chiedo un appuntamento al nuovo segretario. Vorrei restare, perché per me la pratica Pd non è ancora chiusa, ma prima ancora vorrei capire: mi sembra un atto di lealtà, di onestà. A Bersani non chiederò nulla per me (non avevo nessun incarico prima, quando erano segretari Veltroni e Franceschini, figuriamoci se posso aspirare a qualcosa ora che ho pure perso il congresso!), ma solo un’analisi sincera: uno come me fa comodo a questo Pd o invece rappresenta un problema? Chi di voi mastica un po’ di politica sa bene che, se me ne andassi, per me si aprirebbero praterie: andare come fondatore in una forza nuova, tra l’altro piccola, mi garantirebbe molta più visibilità che non restare nel Pd, dove siamo più di 200 deputati e dove chi ha vinto il congresso rivendicherà i suoi spazi. Ma è un ragionamento che non mi sfiora neanche, e chi segue questo blog da tempo dovrebbe aver capito ormai come sono fatto. Invece, mi tocca leggere commenti del genere:

Accettare l’analisi rutelliana significa accettare che il PD è fallito. Che caspita significa questo combattere da dentro?! Ma te l’ha prescitto il medico? Idem per la Binetti che dice di aspettare l’assemblea, di aspettare qua, di aspettare là… ma che deve aspettare? Abbiate la decenza di tacere visto che la vostra posizione è palesemente strumentale all’acquisizione della poltrona, sfruttando meriti non politici. Sennò se non condividete, uscite e date una mano a chi vuole rifare una cosa che è stata fatta male.

Se rimango nel Pd, dunque, lo faccio per la poltrona, dice Gennaro Salzano. E se invece decidessi di andare via? Pinosp la definirebbe – come l’ha già definita, parlando di Rutelli - “una scelta tattica, del tutto priva di ideali, alla ricerca di fortuna, occupando spazi che ritiene liberi. Fanno tutti così, poi rivestono la scelta di paroloni ideali”. Se resto, insomma, sono un opportunista. Se invece vado via, sono un opportunista. Ragazzi miei, mettetevi d’accordo.

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