
Non condividevo all’università il suo innamoramento per la teoria della mano invisibile di Adam Smith, né più tardi ho condiviso le sue scelte politiche – sua era la tessera numero 2 di Forza Italia – ma del professor Antonio Martino, che ho avuto prima come docente in due esami di economia e poi come preside di facoltà, ho sempre amato la grande onestà intellettuale. Che in ambito accademico è già una virtù preziosa, e che in politica diventa merce rara. Ho ritrovato questa onestà proprio oggi, leggendo una sua intervista alla Sicilia: innanzitutto, l’ex ministro ha ricordato come Berlusconi sia arrivato per tre volte al governo dopo aver promesso “la rivoluzione liberale”, mentre oggi – a 15 anni dalla sua discesa in campo – nessuna delle riforme annunciate si è verificata e “assistiamo invece a una restaurazione conservatrice”; inoltre, ha rimproverato a Tremonti – definito senza mezzi termini “il vero capo del governo”, e mi pare una notizia – di essere bravo nella “gestione dell’esistente”, ma “non in grado di governare un cambiamento”. L’accusa più pesante lanciata al ministro dell’Economia, però, riguarda in particolare il Sud: “Giulio Tremonti è formalmente del Pdl, ma di fatto risponde alla Lega. È strabico, guarda solo al Nord”. Vado con un sillogismo facile facile: se il ministro dell’Economia è “il vero capo del governo” e se egli stesso “è formalmente del Pdl, ma di fatto risponde alla Lega”, allora l’Italia oggi è governata “formalmente dal Pdl, ma di fatto risponde alla Lega”. E pure questa mi pare una notizia, visto che a dirlo non è un esponente dell’opposizione ma il titolare della tessera numero 2 di Forza Italia. Non a caso, nello stesso gruppo parlamentare del Pdl si cominciano a vedere le insofferenze dei deputati meridionali: non saprei dire se sia vera la ricostruzione dei giornali di ieri, e cioè che una decina di deputati sarebbe sul piede di partenza, ma sul dissidio interno ho notizie dirette e posso confermare. Sempre sulla Sicilia di oggi, si dava già per morto il partito del Sud, che tanto ha fatto discutere in queste settimane sia da una parte (Miccichè) che dall’altra (Bassolino): personalmente non ho mai preso in considerazione l’ipotesi che nascesse, o per lo meno l’ipotesi che fosse qualcosa di veramente nuovo, e quindi il lutto non mi addolora. Ma prendo ugualmente a prestito due o tre valutazioni fatte, allo stesso giornale, da Carlo Trigilia, docente di Sociologia economica a Firenze: “Nella realtà meridionale c’è un tarlo che distrugge tutto: la pervasività della politica, che s’è accresciuta di pari passo con l’intervento pubblico. La politica locale è così diventata una macchina dispensatrice di sussidi. (…) Un partito del Sud, qualora fosse tutto proteso a battere cassa per avere maggiori risorse, non risolverebbe il problema del Mezzogiorno, che consiste invece nella riqualificazione della sua classe politica. (…) La Lega si è fatta strada come movimento di outsider della politica. I leader del probabile partito del Sud (a destra come a sinistra) sono, invece, politici di lungo corso. È compatibile con la riqualificazione della classe politica?”. Rispondete voi, se vi va.


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