Seguendo l’antico criterio dell’ubi maior, negli ultimi due giorni ho trascurato di dirvi che al convegno dei Liberi democratici sono intervenuto anch’io. Sabato 27 al Lingotto con i piombini, giovedì da Uolter, l’altroieri con i rutelliani, martedì prossimo con i parlamentari da Dario Franceschini: comincio ad essere un po’ stanco, e la corsa al Congresso è appena partita. All’incontro di questo sabato ho parlato di vari temi, con un accenno in particolare alla laicità ed al pluralismo. Ma non solo.
Per fortuna, il mondo non finisce il 25 ottobre, con l’elezione del nostro segretario. Qui dentro mi pare che ce ne siamo accorti – da ieri stiamo parlando di temi e non di persone – e speriamo di non essere gli unici in tutto il Pd. Lo dico perché vengo da una direzione regionale campana, lunedì scorso, che era roba da psicanalisi: una scena da film. Noi, dentro una sala di un albergo, in una strada abbastanza squallida, a pigliarci a mazzate (ne ho fatto le spese pure io, che avevo l’unica colpa di non essere napoletano); ad un km di distanza in linea d’aria, al porto, Berlusconi stava inaugurando una meravigliosa nave da crociera per il G8. Penso a quelle scene e mi viene in mente proprio la situazione attuale: il Centrodestra a preoccuparsi dell’Italia (purtroppo in maniera sbagliata, e l’approvazione del ddl sicurezza è uno dei punti più bassi di questa legislatura), noi a rammendarci i calzini, nel migliore dei casi. Nel peggiore, a tirarci i piatti in testa.
Anche a me – come ad altre persone ieri – non sembra che il dibattito interno sia cominciato nel migliore dei modi, per almeno due motivi. Il primo è una preoccupazione di ordine personale: se andiamo avanti con questo segamento reciproco di gambe, mi chiedo seriamente se, a metà ottobre, ci saluteremo ancora quando ci incroceremo in Parlamento. Il secondo, invece, è un motivo politico: provo ribrezzo per la politica urlata (e di Francesco Rutelli – così come di Paolo Gentiloni, di Ermete Realacci e di Linda Lanzillotta, che ho conosciuto dopo – mi ha conquistato sempre la capacità di argomentare) ma mi sembra che la china imboccata oggi nel nostro partito sia quella di chi la spara più grossa.
Faccio un esempio su tutti, per capirci: quello della laicità. Pierluigi Bersani è indubbiamente laico – se non altro, per la sua storia – ma Dario Franceschini non lo può essere di meno, soprattutto ora che veste Serracchiani, e mentre i due candidati fanno a gara per rassicurare la base, chi ti spunta? Ignazio Marino: praticamente un Giuliano Ferrara al contrario. Ferrara alle ultime Politiche monotematico contro l’aborto, adesso Marino monotematico contro il sondino. L’ho sentito sabato scorso, al Lingotto, ed ha fatto venire giù la sala. Citando la parola laicità una quarantina di volte in 5 minuti, ma senza spiegarci che cosa intendesse per laicità. Se dico “i credenti facciano i credenti in parrocchia” – come ho sentito più volte al Lingotto, anche da giovani promettenti del Pd – confondo l’indipendenza di Stato e Chiesa con la dimensione privata della fede; finisco nell’equivoco francese di credere che un prete non possa insegnare filosofia, mentre un ateo sì, o che un bambino ebreo non possa andare a scuola con la kippah in testa, ma se si mette la sciarpa della Roma va bene. E questa confusione è un errore molto comune nel Pd attuale. Un altro errore è quello di giudicare la laicità non in base al metodo seguito, ma in base al risultato: se sono d’accordo con il Papa sul ddl sicurezza, sono laico; se il Papa è d’accordo con me sul testamento biologico, sono teleguidato. E non importa che io ci sia arrivato – ammesso che ci sia arrivato davvero, perché i dubbi mi restano, eccome – attraverso studi e ragionamenti, perdendo notti di sonno: non sono laico, e basta. In base a questo ragionamento, non era laico neanche Norberto Bobbio, se ricordate quell’intervista del maggio 1981, alla vigilia del referendum sull’aborto, in cui ribadì il “diritto fondamentale del concepito”. Lui, che si definiva ateo e che non volle funerali religiosi. Ecco, io dal Pd non mi aspetto che si preoccupi continuamente di definirsi laico, perché mi pare una tautologia, ma piuttosto che mi declini questa laicità, che mi dica come la intende: se c’è spazio per una dimensione pubblica della fede, se c’è fiducia e rispetto per il percorso di chi non la pensa come la maggioranza o se invece – ed anche questa frase, purtroppo, l’ho già sentita – “chi non è d’accordo può anche andarsene”.
Chiedo scusa a Paola Binetti, se la tiro dentro. Su alcune sfumature abbiamo sensibilità diverse, ma io non riesco a pensare che si possa persino discutere del suo diritto di stare o meno nel Pd, come se fossero le convinzioni religiose il discrimine, come se la nostra carta dei valori non fosse mai stata scritta. Come se il problema principale del Pd fosse davvero stabilire chi comanda tra laici e cattolici: un dibattito a colpi di slogan, estenuante, che a mio parere sta uccidendo il bambino in culla, lo sta soffocando. È ora di essere veramente plurali, e quest’area del partito dimostra che lo possiamo essere. Paolo Gentiloni, Ermete Realacci ed io forse non abbiamo lo stesso sangue, ma ci intendiamo benissimo, perché abbiamo lo stesso sogno dell’Italia. Con la Margherita – così mi dice oggi chi all’epoca c’era – tutto questo era possibile; e come è possibile che oggi non lo sia più?
Non voglio negare l’importanza delle questioni eticamente sensibili, ma mi pare che nel Pd, in questo momento, il problema etico sia un altro, che non ha niente a che fare con il sondino: mi riferisco a quella questione morale di cui parlava ieri Linda Lanzillotta, che la base ci impone, che Di Pietro ci sta portando via (tra l’altro, senza averne i titoli) e che deve essere – a mio parere – il nostro cavallo di battaglia. Solo allora, quando la misura dell’appartenenza al Pd diventerà il buon governo e quando avremo il coraggio di cacciare dal partito i cattivi amministratori, anche a costo di perdere qualche voto in una Regione, potremo pensare di ripartire. Altrimenti, soprattutto nel Sud, rassegniamoci a ripetere in eterno l’esperienza delle Europee, dove la mancata elezione di Rosaria Capacchione ha dimostrato che nel collegio meridionale non hanno vinto i candidati, ma le loro clientele. Ed ho paura che – nonostante qualche nostro fuoriclasse di livello mondiale nel campo delle clientele – rincorrere il Centrodestra su un terreno del genere non sia soltanto controproducente, ma sia addirittura tempo perso, perché in questo campo sono decisamente più bravi di noi.


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22 risposte finora ↓
Giovanni // Luglio 6, 2009 a 16:43
Sarubbi, parole sacre soprattutto per quanto riguarda il clientelismo e la rincorsa disperata e inutile alla destra che in questo settore (del clientelismo intendo) è decisamente più avanzata della sinistra!…LASCIAMO PERDERE LA LAICITA’, ognuno puo seguire cio che crede più giusto, nel rispetto degli altri, a maggior ragione una religione. IL PROBLEMA REALE DA RISOLVERE, è quello di riformare la politica, riformare il partito, renderlo più vicino al popolo e allontanarlo dalle discussioni futili. La gente, vuole essere rassicurata e le questioni “inutili”, tutta questa sicurezza non la danno. C’è un popolo e il suo interesse da salvaguardare, fatto questo, ogni commento o tensione sulla laicità del partito sarà decisamente superfluo!…
Guido Giuliani // Luglio 6, 2009 a 17:27
Andrea, ho apprezzato il tuo intervento al Lingotto il 27 Giugno. Per chiarezza e schiettezza. Ho pensato: “ecco un giovane parlamentare PD indipendente che dice cio’ che pensa”.
Ora, ti rivedo dichiararti nella tua collocazione politica naturale, e capisco anche che forse condivido assai meno i punti che hai espresso all’incontro dei LibDem.
1. Chiederei a tutti (te compreso) di non derubricare e sminuire l’intelligenza politica di Ignazio Marino ad un semplice (e mai pronunciato) appello fondamentalista al laicismo. Il “programma” di Marino non e’ ancora stato divulgato, e tutti si permettono di giudicarlo ex-ante. Mi pare sinceramente scorretto e poco onesto intellettualmente.
2. Riguardo al: “chi non è d’accordo può anche andarsene”. Condivido in pieno. Marino, intendo. Oggi stanno nel PD persone che hanno idee politiche in antitesi totale (non in sottile dialettica) con la stragrande maggioranza dei militanti e degli elettori PD. Traggano (loro) le conclusioni sul fatto che ci sono partiti con visione molto piu’ affine alla loro. Manca pero’ ivi la corrente di supporto ? Ahi ahi ahi …
Su Binetti, e il tuo “non riesco a pensare che si possa persino discutere del suo diritto di stare o meno nel Pd”.
Si puo’ stare nel PD, si’. Ma NON si puo’ stare in Parlamento a rappresentare il PD solo perche’ si fa parte di una corrente i cui referenti ti raccomandano in una lista bloccata.
Binetti vincerebbe mai primarie per le candidature al Parlamento ?
Mario Mozzi // Luglio 6, 2009 a 20:44
Mancano valori, mancano ideali, mancano leader. I tempi sono duri per tutti. Questa è l’epoca che c’è dato vivere. La speranza la trovo scavando con fatica nel profondo, ma tutto sembra contro.
andreasarubbi // Luglio 6, 2009 a 21:23
@ Guido Giuliani: le cose che ho detto qui sono le stesse dette al Lingotto, compreso il passaggio su “chi non è d’accordo può anche andare via”, Ma lì venni applaudito, perché mi ascoltavate senza pregiudizi. Invece, basta sapere che mi ha candidato Rutelli (in tandem con Veltroni, a dire la verità) e vedermi partecipare all’incontro di una corrente poco gradita, ed ecco qui che spuntano fuori le critiche. Quel gran figo di Sarubbi, che alcuni volevano addirittura candidato segretario, getta la maschera e si rivela un bluff. No, caro Guido. Dire che se non sei d’accordo puoi star fermo un giro significa violentare l’idea del pluralismo, che è l’ingrediente principale di un partito di massa: tanto più sulle questioni etiche. Ti potrei fare mille altri esempi di esponenti Pd che siedono in Parlamento nonostante abbiano idee opposte alla maggioranza degli elettori: prova a chiedere al senatore Marino che cosa ha votato sul trattato di amicizia Italia-Libia, per esempio.
diegonapoli // Luglio 7, 2009 a 10:17
appassionante il tuo intervento andrea!!!
c’è da capire solo quale direzione prendere,perchè al momento il pd sembra una nave senza meta
Fabio Bartoli // Luglio 7, 2009 a 10:39
Quando è nato il PD io sono stato affascinato da una proposta che tentava di mettere insieme i valori del cattolicesimo democratico e della sinistra.
Credo ancora che questa sia l’unica speranza per il nostro paese.
Purtroppo sto cominciando a pensare che per molte persone tra i vertici del partito questa sia solo una strategia e non l’espressione di un convincimento interiore, per non parlare della base, che sembra più che mai spaccata (e a mio giudizio astutamente manipolata da una stampa che alla fine dei conti fa il gioco di chgi non vuole un PD unito, sia l’IdV o il PdL).
Il passaggio del tuo intervento che ho apprezzato di più è il puntare il dito contro le formule retoriche e vuote, quando si usa la parola laicità come un antra senza spiegare cosa si intenda in concreto, quando ci si limita ad esaltare le differenze senza cercare minimaente di coniugarle in un pensiero unico.
La mia idea di dialogo non è “o la pensi come me o con te non ci parlo”.
Su moltissime cose mi riconosco nelle scelte del PD, ma ci sono prezzi che non sono disposto a pagare, uno di questi è abdicare alla mia fede. Se il PD mi chiedesse questo allora dovrei rispondere semplicemente no grazie.
D’altra parte (come del resto tu e tanti altri avete mostrato nei fatti molte volte) all’interno del dettato della fede ci sono in realtà ampi, amplissimi spazi di manovra per ammettere posizioni diverse e diversificate, cioè essere cristiani e dirsi tali anche pubblicamente, non signifca affatto appiattirsi su un pensiero monotematico.
Guardate la ricchezza e la pluralità di idee che ci sono all’interno dela Chiesa Cattolica, mica esiste solo il pensiero del papa o della CEI.
Ci sono tante tantissime voci a volte anche molto dissonanti, ma nessuno si azzarda a dire che per questo sono meno cattolici o meno autorevoli. Pensate, che so io, a martini o a Enzo Bianchi (per dirne due famosi) o al mondo del volontariato…
dico un paradosso: se il PD imboccasse la strada che tu paventi andrebbe a finire che la Chiesa Cattolica sarebbe più laica del PD e questa sarebbe peggio che una sconfitta, sarebbe il fallimento in radice di un progetto.
Riccardo Franchi // Luglio 7, 2009 a 11:22
Caro Andrea, mi sto avvicinando in punta di piedi al PD e da cattolico di sinistra (se così si può dire) mi sto chiedendo se è un handycap la mia fede in un partito dove la parola laicità sembra l’unico tema centrale del dibattito interno. Non si può discutere e progettarsi insieme per un’Italia migliore? Per un Italia più sensibile e più vicina alla società più debole? Per una politica più etica, che faccia spazio ai giovani, ripulita dai soliti personaggi in cerca solo del loro privilegi e che torni a diventare una vocazione sociale al servizio della comunità? Le diversità interne viste come occasione di dialogo e arricchimento reciproco e non di divisione. Ma forse sto ancora sognando..
enrico marrucci, enrigo // Luglio 7, 2009 a 11:41
La laicità è un concetto assai poco conosciuto in italia, dove spesso e volentieri viene confuso con l’ateismo. E altrettanto spesso viene disatteso, quindi, ma è alla base delle moderne democrazie. Il concetto di laicità è alla base della dichiarazione dei diritti dell’uomo, negli USA, molto prima che venisse tradito con la formula In god we trust. Hai quindi ragione quando dici che non sono concetti molto chiari alla base del Pd ed è facile usarli come formule vuote.
Vorrei quindi conoscere la tua posizione su aspetti della laicità che mi interessano: cosa pensi della rimozione dei crocefissi nei luoghi pubblici, come scuole o tribunali? Cosa pensi dell’iscrizione in ruolo, a scuola, di insegnanti di religione, scelti direttamente dalla curia, senza concorso, e che a quel punto restano abilitati all’insegnamento (anche della filosofia
), pagati dallo Stato? Cosa pensi della gestione dell’8 per mille, con la distribuzione basata sulle percentuali delle firme (quindi anche chi non ha firmato per la chiesa cattolica finisce col finanziarla)? Cosa pensi della legge sul testamento biologico (scusa, forse ne avrai già parlato, ma non è molto che ti seguo)?
Riguardo alla Binetti, sono d’accordissimo con il lettore Giuliani, se uno ha dei principi opposti al partito nel quale milita su temi fondamentali (non l’accordo Itali Libia, per esempio), dovrebbe semplicemente cercare un partito più affine, e comunque non dovrebbe essere messo a rappresentare la linea del partito in un momento delicato come quello del caso Englaro. Marino, i “lingottisti” aspettiamo di giudicarli quando avremo letto il programma completo, mi sembra ingeneroso da parte tua decidere che è monotematico, Civati non lo è, e sicuramente il suo impegno per la linea di Marino è garanzia di una visione ben più completa.
Per il lettore Fabio Bartoli, non penso proprio che ti verrà chiesto di abdicare alla tua fede, da dove trai questa paura? Credo che tutti i candidati siano cattolici, peraltro, non sono sicuro di Bersani, ma gli altri due si dichiarano credenti. L’importante è argomentare le proprie posizioni, se poi coincidono con quelle del Papa noi atei ce ne faremo una ragione
. Però è merito dell’avanzare dei concetti laici nel mondo che è possibile essere cattolici ed avere posizioni diverse, una volta c’era la scomunica per chi non obbediva senza discutere da quelle parti.
Non contrapponiamo per favore credenti e laici, è un errore che molti commettono, come dicevo all’inizio del mio intervento, e creerebbe delle guerre di “religione” di cui proprio non abbiamo bisogno. Sono due cose assolutamente distinte, che vengono confuse proprio da chi laico non è.
enrigo, fondamentalista della laicità
Fabio Bartoli // Luglio 7, 2009 a 13:38
@enrigo: il cristianesimo, come la maggior parte delle religioni del resto, non riguarda soltanto la sfera privata, ma anche quella pubblica. In particolare il cristianesimo, essendo basato sulla carità, esige dei comportamenti che sono in se stessi politici.
Io come cattolico, ad esempio, non potrei mai votare per un partito che attua una politica xenofoba e razzista e questo non solo per un giudizio laico, ma anche e prima di tutto per un convincimento religioso.
Chiaro che poi quando si passa dalla sfera privata a quella pubblica sono tenuto ad argomentare le mie opinioni facendo riferimento non alla mia fede, ma a ragionamenti politici, ad un’etica condivisa, a principi comuni (come la dichiarazione dei diritti dell’uomo o la costituzione, ad esempio). In un contesto democratico le mie idee staranno in piedi se convincenti. Questo è ciò che intendo per laicità.
Spesso però, come denunciato da Andrea, accade che a priori, se uno condivide l’insegnamento della Chiesa su certi temi, è bollato come clericale e accusato di aver portato il cervello all’ammasso, senza nemmeno prendersi la briga di verificare onestamente e laicamente (cioè come detto sopra sulla base di quei principi condivisi) le sue affermazioni.
Chiedermi di abdicare dalle mie opinioni senza nemmeno discuterle, in base ad un ipse dixit, questo intendo con chiedermi di abdicare alla mia fede.
Rifiutarsi di discutere per vedere se sull’operativo (e non sulle astrazioni ideologiche) idee diverse possono trovare una sintesi, senza riconoscere che il pensiero cattolico può e deve portare un contributo valido ed importante ad un partito riformista non è laicità e non posso accettarlo.
Chiaro che non parlo di te (non ti conosco), ma di un andazzo che purtroppo vedo diffuso nella base del partito e che mi porta a chiedermi se non mi ero illuso, quando avevo creduto a questo progetto
Paolo // Luglio 7, 2009 a 14:31
Andrea, il tuo ragionamento sulla laicità ha dei limiti importanti che minano alla base la sua coerenza. Cercherò di essere conciso. Mettere sullo stesso piano la presenza del crocefisso nelle scuole e negli uffici pubblici con l’indossare una croce (per un cristiano) o la kippah (per un ebreo) è errato e fuorviante. La dimensione pubblica della fede è una cosa; il fatto che uno Stato faccia persistere un residuo del passato (lo Statuto Albertino, per intenderci), è un altro. Una cosa è l’espressione personale di un credo religioso attraverso un simbolo, altra cosa – molto diversa – è che un luogo pubblico esponga il simbolo di una confessione religiosa (e solo di una).
Voi cattolici vi sentite spesso discriminati e sotto attacco, nella società e nel PD in particolare. Tu rivendichi giustamente il tuo diritto di esprimere posizioni frutto della tua coscienza che “coincidono” la stragrande maggioranza delle volte con quelle della tua Chiesa, la Chiesa cattolica. Ti lamenti del fatto che quando la pensi come la Chiesa sui temi del razzismo e dell’integrazione va tutto bene, ma che quando la pensi come la Chiesa sui temi “bioetici” allora vieni bollato come un clericale. Ma ti sei mai chiesto perché nel tuo caso (ossia nel caso di un cattolico praticante) le persone notino queste “coincidenze” mentre nel caso di un Paolo Ferrero (valdese praticante) questa considerazione non venga mai fatta? A causa del dilagante “laicismo” anticattolico, nella società e nel PD? Ti invito a porti a monte di tutto ciò: posso sbagliarmi, ma mai sul tuo blog ti ho visto scrivere qualcosa che riconoscesse un dato di fatto storico: il livello di interferenza della Chiesa sulla politica italiana. Lo so che tu mi risponderai che quando la Chiesa interviene lo fa perché esprime una opinione su determinati fatti e che questo diritto non si può negare a nessuno in un paese democratico. E’ quella “sottile linea rossa” tra espressione di una opinione e ingerenza che divide i cattolici dai non cattolici impegnati in politica. La Chiesa cattolica pretende di imporre i propri modelli a tutta la società, non solo ai credenti. Altre chiese non lo fanno. Sto semplificando al massimo, ma penso che qui stia il nocciolo del problema.
E’ vero, alla laicità bisogna dare significati, altrimenti diventa un concetto vuoto e una bandiera ideologica alquanto inutile. Ma, per favore, che si parta anche dal riconoscimento della “eccezionalità” della situazione italiana (ed in negativo) da questo punto di vista.
GA // Luglio 7, 2009 a 17:49
Certo che è è un ben curioso metodo laico, quello che porta sempre e comunque a coincidere con le posizioni del Papa.
Oppure Sarubbi può citare un esempio in cui il “metodo laico” lo ha condotto a conclusioni dissenzienti?
andreasarubbi // Luglio 7, 2009 a 17:56
@ GA: premesso che questo esame di laicità non mi piace per niente, ribadisco per l’ennesima volta che non voterò il ddl Calabrò, nonostante la Chiesa lo abbia lodato più volte, perché non mi convince. E che nella scorsa legislatura, se ci fossi stato, avrei votato per i Dico. Hovintoquaccheccosa?
marco brigliadori // Luglio 7, 2009 a 18:28
Caro Andrea, come avrai notato quello della laicità e del peso specifico che ha la chiesa nella vita politica italiana, fino a poterla definire una vera e prorpia ineterferenza, è un nervo scoperto nella società civile .
Eppure i cristiani sono chiamati a partecipare attivamente alla vita politica in quanto tali ovvero assertori di quei valori che sono portanti nella nostra fede.
Tra questo principio fondamentale e la pratica quotidiana possiamo dire che c’è di mezzo il mare?
La chiesa interviene su tutti i temi che riguardano la vita sociale e quindi, di riflesso, su tutti i temi politici.
Il nostro parere di “Liberi e Democratici”, appunto, non rischia di infrangersi su alcune barriere, soprattutto su quelle di natura Bioetica e sessuale?
I distinguo in questo campo si fanno complessi: laicismo e confessionalismo hanno facili vittorie forti delle semplificazioni di schieramento.
Per chi si trova nel guado la cosa si fa più complicata.
Si può considerare l’aborto una sconfitta dell’umanità ed un diritto di legge allo stesso tempo?
Si può considerare l’attuale legge sulla procreazione assistita un abominio e ritenere che generare embrioni al solo scopo della ricerca scentifica lo sia ancor di più?
Una piccola riflessione sui cosiddetti laici:
spero davvero che nessuno pensi di essere al di sopra delle parti. Sono laico quindi, in quanto libero pensatore, non sono condizionato da orpelli come fede, religioni, divinità varie…
Questa bella pensata l’hanno già fatta in molti con risultati a dir poco discutibili: gioacobini, socialisti reali, liberisti, ecc.
Cerca di mantenere, come mi sembra tu stia facendo, ben fermo il timone su questa rotta difficile.
Buon lavoro.
Marco
enrico marrucci, enrigo // Luglio 7, 2009 a 19:16
E’ sempre molto disponibile, le andrebbe di rispondere anche al mio piccolo esame di laicità? Cosa pensa dei crocefissi in luoghi pubblici?
Paolo // Luglio 7, 2009 a 19:47
… il mio non era un esame di laicità. Ti invitavo a un altra considerazione. Se così lo hai percepito, mi dispiace. Non era mia intenzione.
andreasarubbi // Luglio 7, 2009 a 22:27
@ enrico marrucci, enrigo: dei crocifissi nei luoghi pubblici penso che non mi appassionano molto. Non credo di essermi mai fatto il segno della croce entrando in un tribunale. Senza dubbio la loro presenza mi richiama la cultura italiana, storicamente impregnata di cristianesimo, ma allo stesso tempo non mi metterei a piangere se venissero tolti. La legge attuale li permette, ma è anche vero che il diritto riflette un determinato contesto storico, dunque potrebbe anche essere che nei prossimi anni si decida di cambiarla. E non credo che mi opporrei. Hovintoquaccheccosa pure qui?
@ Paolo: tranquillo, era per sdrammatizzare! Non puoi negare che mi state mettendo sotto torchio, eh?
enrico marrucci, enrigo // Luglio 8, 2009 a 01:20
Io credo che questo interessante blog serva, caro Andrea, per informarci delle cose che fa, ma anche per aiutarci a capire chi è e cosa pensa. Quindi qualche domanda non credo che debba necessariamente comportare un premio o una leggermente infastidita ironia. Comunque, al di là di questo, noto che è sempre ben disponibile al dialogo, e la apprezzo sempre di più per questo.
per marco brigliadori, cit: Una piccola riflessione sui cosiddetti laici:
spero davvero che nessuno pensi di essere al di sopra delle parti. Sono laico quindi, in quanto libero pensatore, non sono condizionato da orpelli come fede, religioni, divinità varie…
Questa bella pensata l’hanno già fatta in molti con risultati a dir poco discutibili: gioacobini, socialisti reali, liberisti, ecc.
Che dirle, non mi sento minimamente condizionato da fede, religioni e divinità varie, cosa ci trova di strano? Divento un violento rivoluzionario se le considero superstizioni di cui mi auguro serenamente che l’umanità possa liberarsi un domani? Questo mi fa un comunista e quindi un grande sconfitto dalla Storia? Questa bella pensata l’hanno già fatta gli illuministi con la bella conseguenza della più importante impennata di progresso dell’umanità, dal punto di vista sociale, etico, scientifico. Il pensiero laico, come il metodo scientifico, non è una religione, è un approccio, un metodo, una condotta. Non ci si sente superiori o detentori di una verità a seguirli, perché non c’è nulla di precostituito o di dogmatico in essi…
enrigo
Fabio Bartoli // Luglio 8, 2009 a 03:59
Con il dovuto rispetto, ma a me sembra che a doversi giustificare non è Andrea, ma il PD.
Non è Andrea infatti che due anni fa si è presentato agli elettori con l’idea di conciliare queste due “anime” del paese e di aggregarle in un’unica forza.
Quindi, per me il problema rimane. Se il PD cioè vuole essere un luogo in cui almeno tentare di superare questa contrapposizione o no.
E’ questa la domanda a cui, come elettore, pretendo una risposta per continuare a votarlo
enrico marrucci, enrigo // Luglio 8, 2009 a 10:58
Ma quali sarebbero queste due anime? L’anima laica e l’anima cristiana? Mi sembra ovvio che si può essere benissimo cristiani E laici, basta che per laico si intenda quello che si deve intendere, ossia rispettoso, e non intollerante, delle posizioni altrui. Magari avrai conosciuto sedicenti laici che non rispettavano i cristiani: ebbene quelli non sono laici, quindi c’è poco da conciliare le posizioni. Altrettanto però, permettimi, io ho conosciuto tanti cristiani con un’idea teocratica dello Stato, e anche loro non li vorrei nel pd che sogno… e sicuramente non sto parlando di Andrea!
enrigo
Paolo // Luglio 8, 2009 a 17:15
Caro Andrea,
sì, forse ti sto mettendo sotto torchio, ma ti sento ancora sfuggente su alcuni punti sensibili e quindi – perdonami ancora una volta – mi permetto di tornare all’attacco. Da quello che scrivi devo desumere che secondo te, visto che la società italiana è storicamente impregnata di cattolicesimo, gli interventi della Chiesa sono perfettamente plausibili. In altri paesi la Chiesa non interviene in maniera così pesante perché, sempre storicamente, quelle società sono meno impregnate di cattolicesimo. E’ così o ho equivocato?
Sulla constatazione “storica” mi trovo perfettamente d’accordo con te. Il problema risiede nel fatto che tu questa situazione la vivi come normale e anche positiva. E’ per questo che i crocefissi negli uffici pubblici “non ti appassionano”. Ti invito a pensare però al fatto che in Italia esistono persone (e non sono neanche poche) che questa situazione la vivono con imbarazzo se non proprio con fastidio, e non tanto quando entrano in un ufficio pubblico dove campeggia un crocefisso, ma quando la Chiesa interviene sulle questioni più varie (e non sto qui ad elencarle) non semplicemente per esprimere una opinione (del resto straconosciuta) ma per fare in modo che un determinato provvedimento concreto non venga approvato.
E’ anche qui che si misura la laicità. Se si giustifica tutto con il carattere cattolico della nazione italiana (tutto da dimostrare nei fatti) la laicità si allontana irrimediabilmente.
… e poi sono curioso di sapere cosa pensi della differenza tra te e Paolo Ferrero dal punto di vista della percezione che gli altri hanno della vostra “laicità” …
Terzo grado finito, tranquillo. Poi, il premio che si vince potrebbe essere sempre un bel voto alle elezioni!!
marco brigliadori // Luglio 9, 2009 a 14:21
Scusa Enrigo,
non intendevo offendere chi, come te, non si pone al di sopra delle parti, ma riflettere sulla posizione di tutti quelli che, convinti che la ricerca di Dio sia solo superstizione,pensano di aver in tasca la risposta a tutti i problemi dell’umanità.
L’ateismo è puresso una scelta di fede oppure lo è l’agnosticismo?
Forse mi dirai che lo è di certo lo scetticismo.
Magari la risposta ad Ungaretti (…chiuso tra cose mortali, anche il cielo stellato finirà, perchè bramo Dio?) ce la può dare la inoppugnabile affermazione che l’uomo cerca Dio perchè ha paura della morte?
Insomma da Socrate a Dante, da Agostino di Ippona a Pascal, da Cartesio a Manzoni, tanto per citarne qualcuno al volo che è stato qualche oretta a riflettere sul senso della propria vita e del rapporto con Dio, tutti superstiziosi e creduloni.
Se vuoi, poi. possiamo iniziare una bella corrispondenza sulla superstizione, questa davvero lo è, del presunto ateismo dell’illuminismo. Che mai è sfociato nella violenza e nell’odio… Devo forse ricordarti chi sono gli inventori della ghigliottina?
Ma, mi dirai, quelli sono uomini che male interpretarono un pensiero straordinario.
Ma guarda un pò… vale solo per l’illuminismo?
Insomma, e la smetto con la filosofia da pianerottolo, magari dovremmo aprire un forum sul rapporto tra credenti e non credenti nell’impegno politico.
In ogni parte del mondo!
Marco
enrico marrucci, enrigo // Luglio 11, 2009 a 12:56
Caro Marco, citare grandi poeti o filosofi che si sono interrogati su Dio e il suo impatto sulla nostra vita mi sembra abbastanza tipico di chi ha bisogno di qualche ipse dixit per avvalorare le proprie tesi. Io esprimevo una mia opinione personale e non ho voluto citare einstein o russell o odifreddi o voltaire. La religione ha permeato la nostra società da sempre, ovvio che tutti si siano interrogati sui presupposti (Dio) o sulle conseguenze di questo.
I presupposti dell’illuminismo sono inattaccabili, perché presuppongono come dicevo un approccio, un metodo, non impongono niente a nessuno, se non il rispetto per gli altri. Cosa che non si può dire per nessuna religione, tranne forse il buddismo, non l’ho mai approfondito. La ghigliottina è un suo autogol, perché quella fu un’invenzione umanitaria, visti i metodi di esecuzione capitale usati all’epoca. Non è che hanno cominciato con la ghigliottina a comminare la pena di morte. E poi quella era la rivoluzione francese, conseguenza forse dei movimenti illuministici, ma certo non “l’illuminismo incarnato”. Si trattava del popolo francese che si liberava di oppressori, i nobili e il clero, che li avevano praticamente schiavizzati per secoli.
Che le convinzioni religiose entrino nelle discussioni politiche mi va benissimo, fanno parte della formazione dei partecipanti alla discussione, quindi è sacrosanto. Che vi partecipi la Chiesa, come forza politica e economica, mi va molto peggio. In Italia c’è un’anomalia nel rapporto col Vaticano, e occorre liberarsene se si vuole davvero uno stato democratico (ehm, eccetto per la presenza di Berlusconi, ovviamente…)!
enrigo