
Non so se rientro fra i giovani parlamentari a cui Dario Franceschini ha fatto riferimento due volte, mercoledì nel video della sua candidatura e stamattina in direzione nazionale, per indicare le nuove leve su cui il Pd dovrà puntare. Non lo so, davvero, e sinceramente mi sembra un aspetto marginale della questione. Il punto, e lo dico con l’onestà di sempre, è che per assistere alla partita secca tra Franceschini e Bersani non pagherei il biglietto: nulla da dire sulle qualità dei contendenti, ma dal Pd che vorrei mi aspetto qualcosa di più. Mi aspetto – senza nulla togliere a Mario Adinolfi ed alla sua iniziativa coraggiosa – un terzo candidato alla pari, ed anche un quarto: gente che si collochi lontano, il più possibile, dalle linee di frattura Veltroni-D’Alema, laici-cattolici, Ds-Margherita. Non voglio una finale, voglio un torneo: dove emergano, più che i campioni, il gioco di squadra; più che i candidati, per quanto ottimi, i loro contenuti e le loro strategie. È per questo che domattina sarò al Lingotto, in mezzo ai piombini, da ospite magari poco interessante ma certamente molto interessato: non a nuove cordate, non ad aprirmi spazi personali nel partito, ma ad un confronto di idee fra persone che hanno, più o meno, la stessa età e che non hanno ancora rinunciato al progetto di un partito nuovo. Avremo certamente dei nodi da sciogliere: mi hanno invitato a parlare di laicità, e visti i precedenti nei circoli credo che per uscire vivo dovrò farmi scortare dalle guardie svizzere. Ma almeno parleremo, cacchio, e nel panorama politico attuale mi pare già un miracolo. Del Lingotto, comunque, vi dirò domani: oggi vorrei farvi leggere un documento che ho sottoscritto nei giorni scorsi, insieme ad un centinaio di persone. Si intitola “Il Pd che vogliamo” e mi auguro che qualcuno, tra Franceschini e Bersani, gli dia una letta e ne faccia tesoro. Oppure, se ciò non avverrà, che uno a caso dei firmatari – me escluso, naturalmente – si candidi alla segreteria del partito.
L’Italia ha bisogno di una politica più degna e di un Partito Democratico più credibile. Ha bisogno di un grande partito progressista, casa comune delle culture riformiste ed ecologiste.
Ne ha bisogno subito, per fare fronte ai costi sociali della crisi economica mondiale e preparare la ripresa puntando sull’economia della conoscenza, dell’ambiente, del lavoro di qualità, delle eccellenze territoriali. Ne ha bisogno per il suo futuro, per liberare e valorizzare le sue grandi potenzialità e per superare le arretratezze, gli immobilismi, le ingiustizie, i privilegi che hanno minato in profondità la fiducia dei cittadini in un futuro di miglioramento personale e di progresso sociale: siamo una grande nazione, ma non ci sentiamo quasi più una comunità, mentre crescono individualismi, egoismi, localismi.
Promuovere quest’opera di profondo cambiamento politico dando nuova linfa e nuove gambe al riformismo italiano, è la ragione da cui è nato il Partito Democratico. Per nutrirla e affermarla, per costruire un’alternativa vincente alla destra più inquietante e anti-ambientale d’Europa, che continua a raccogliere così larghi consensi, serve un partito non di ex, ma di donne e uomini uniti da una stessa idea della politica e del futuro. Di donne e uomini che dalla politica pretendono risposte utili a migliorare la loro vita, e utili al tempo stesso a migliorare il mondo.
Vogliamo un partito che riprenda il cammino di rinnovamento inopinatamente interrotto, deciso a non rinchiudersi nel recinto angusto di anacronistiche contrapposizioni e consumati personalismi.
Vogliamo un partito di popolo, non di élite né di nomenclature, consapevole che la prima, la più importante delle nostre alleanze è quella con il numero maggiore possibile di italiane e di italiani.
Vogliamo un partito che riconosca la centralità dei circoli quali strumenti prioritari per il radicamento territoriale.
Vogliamo un partito che finalmente somigli, nei suoi gruppi dirigenti, nei suoi amministratori, nei suoi eletti, alle speranze e alle convinzioni degli oltre tre milioni di cittadini che meno di due anni fa votarono per la sua nascita. Un partito orgoglioso d’essere in Europa la prima grande forza progressista che ha scelto di fondere tra loro diverse anime del riformismo, e che apra la via per la costruzione di una nuova compagine riformista dove si ritrovino insieme socialisti, democratici, ecologisti.
Vogliamo un partito più coraggioso e più netto nei suoi sì e nei suoi no.
Sì alla green economy come risposta alla crisi economica e a quella climatica e come motore di sviluppo, occupazione, progresso tecnologico. No al nucleare del passato, pericoloso e costosissimo, e a chi ragionando con la mentalità di mezzo secolo fa continua a considerare l’ambiente un ostacolo per l’economia.
Sì a un welfare rinnovato che metta al centro la persona, la dignità e la sicurezza del lavoro, le pari opportunità per i giovani e per le donne, la lotta alle povertà. No ai monopoli e alle corporazioni che paralizzano la società e non valorizzano il merito.
Sì a una rivoluzione fiscale che alleggerisca il prelievo su lavoro e imprese , che scoraggi lo spreco di materie prime e le produzioni più inquinanti. No a chi vorrebbe rinunciare alla leva fiscale come fattore di redistribuzione della ricchezza e di promozione dei beni pubblici .
Sì a leggi e politiche che rafforzino la sicurezza dei cittadini contrastando la grande e la piccola criminalità. No ad ogni tentazione di rincorrere o anche soltanto di giustificare derive xenofobe e razziste .
Sì a più diritti civili, a diritti universali di cittadinanza, a una piena e forte affermazione dei valori di laicità dello Stato e delle leggi. No a tutte le pretese di Stato etico.
Sì a molte più risorse e più attenzioni per la scuola, la cultura, la ricerca . No ai regali di Stato a oligarchie politiche ed economiche sul “modello Alitalia”.
Sì all’edilizia di qualità , al risparmio energetico, alla mobilità sostenibile, alla sicurezza antisismica. No all’abusivismo edilizio e al consumo illimitato di territorio .
Vogliamo un partito che sappia pensare globalmente, per capire la realtà complessa del mondo attuale. Che sappia agire localmente, immergendosi fino in fondo nelle aspettative, negli interessi, nelle preoccupazioni delle comunità che ha l’ambizione di rappresentare.
Vogliamo un partito che si batta contro tutte le illegalità: dalla criminalità organizzata alle ecomafie, dalla criminalità quotidiana che semina insicurezza soprattutto tra i più deboli all’impunità per i potenti. Un partito che faccia sua la questione morale , quella stessa sollevata trent’anni fa da Enrico Berlinguer e tuttora attualissima, che si batta sempre e dovunque per una politica trasparente e responsabile. Un partito che chiuda le sue porte ai disonesti e agli affaristi, che predichi e razzoli bene, che non difenda come sui rifiuti in Campania amministratori indifendibili solo perché sono “suoi” .
Vogliamo un partito aperto e accogliente, un partito che ami di più gli italiani e che s’identifichi con le risorse migliori e le ricchezze più grandi dell’Italia: le mille economie territoriali che danno alimento al made in Italy e le piccole e medie imprese che ne sono il fulcro, le eccellenze nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica, i tesori di natura e di cultura del Bel Paese, il volontariato al quale milioni di cittadini regalano ogni giorno un po’ del loro tempo.
Solo un Partito Democratico così potrà contribuire a ridare speranza, la speranza di un futuro migliore, all’Italia e agli italiani. Solo un partito così potrà riconquistarne la fiducia.
Credo di essere stato tra i primissimi a sottoscrivere questo manifesto e, quando Ermete Realacci me lo ha proposto, non ci ho pensato neanche un attimo. Via via, si sono aggiunte molte firme, che trovate qui: se vi va, mandate una mail a ilpdchevogliamo@gmail.com e poi, se vorrete candidarvi al congresso di ottobre, io vi voterò. Promesso.