Andrea Sarubbi

Testamento biologico

Settembre 26, 2008 · 8 Commenti

Ci eravamo lasciati con quel non voto sul caso di Eluana Englaro: un atto di unanimità sofferto e contestato, per motivi opposti, da più parti. Ci siamo ritrovati, ieri pomeriggio, a parlare per cinque ore abbondanti di testamento biologico: termine che non mi piace molto (è più esatto parlare di “dichiarazioni anticipate di trattamento”, ma in politica e nel giornalismo vincono sempre gli slogan) e che nasconde, dietro l’apparente semplicità, un coacervo di problemi giuridici ed etici. E proprio l’etica è, per noi, uno dei motivi di confronto più profondo: un confronto anche aspro, talvolta, ma che – lo dico per onestà – preferisco mille volte all’anarchia morale del Centrodestra, che gira al largo da questi temi per non mettere a nudo i suoi enormi conflitti interni. Grazie all’ordine del giorno presentato dal Pd in Senato, il Parlamento dovrà occuparsi del testamento biologico entro la fine dell’anno; il provvedimento sta per approdare in Commissione, e così abbiamo deciso di arrivarci preparati. Il dato che è emerso ieri è che, nonostante le diverse sensibilità, tutti concordiamo sul fatto che ognuno abbia il diritto di disporre delle terapie che un giorno potrebbe trovarsi a subire; proprio nella definizione di terapia, però, si nasconde il vero nodo del problema. Se il dare da mangiare e da bere rientra nella categoria, allora ha ragione il papà di Eluana; se invece alimentazione e idratazione non sono assimilabili a cure mediche, allora rientrano in un’altra categoria: quella delle cose di cui non si può disporre. Fra i vari progetti di legge presentati da parlamentari del Pd, alcuni sostengono la prima tesi ed alcuni la seconda; altri (in particolare quello del senatore Ignazio Marino, ripresentato alla Camera da Marina Sereni e Lapo Pistelli) ipotizzano una terza via, che a mio parere non esiste. Hanno parlato in molti, poi – verso la fine – ho parlato anche io: a braccio, breve e poco diplomatico. Come al solito. Mi sono appena risentito su Radio radicale e mi sono autosbobinato. Ecco qui cosa ho detto.

ANDREA SARUBBI. La televisione mi ha insegnato la sintesi, e brevemente vorrei fare solo una considerazione sul merito e due sul metodo. Cominciando dal merito, il bicchiere mezzo pieno dice che siamo d’accordo su tutto, tranne che su un punto; quello mezzo vuoto dice che il punto su cui non siamo d’accordo è il punto cruciale: quello dell’alimentazione e dell’idratazione. Tra i talebani – Paola Binetti, i teodem, oltre a me e qualcun altro – che hanno firmato una proposta di legge e i pazzarielli – i radicali – che ne hanno firmato un’altra, il compromesso della proposta di legge di Ignazio Marino consisterebbe nel sorvolare sul problema, lasciando idratazione ed alimentazione alla libertà individuale. Secondo me, questo nasconde una presa di posizione netta: lasciare idratazione ed alimentazione alla responsabilità individuale, senza dire nulla in proposito, significa di fatto prevedere la possibilità che vi si possa rinunciare… dunque non è una soluzione esattamente equidistante fra la proposta Binetti e quella dei radicali. Io ne prendo atto, ma mi rimane un dubbio: una personale difficoltà che vivo, comunque, con l’atteggiamento di Mosè davanti al roveto ardente, quando si toglie i sandali perché sa di essere davanti al sacro e non a casa sua. Non ho la verità in tasca e non pretendo di imporla a nessuno, però mi resta un dissenso che pubblicamente esterno… e su questo dissenso tornerò tra un attimo. Passo ora alle due osservazioni sul metodo. La prima è un appello a Maria Antonietta Coscioni, che nel suo intervento di oggi ha nominato più cardinali di quanti ne abbia nominati io in dieci anni di “A sua immagine”. Su un punto dobbiamo essere chiari: se, ogni volta che tra noi ci sono opinioni diverse su temi etici, salta fuori l’accusa di non essere laici, a me questo sembra un colpo basso. A Giorgio La Pira non capitava mai: nessuno metteva in dubbio la sua laicità. Per piacere, giudichiamoci sulle idee! Se sono d’accordo con mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio Consiglio per i migranti e gli itineranti, nella condanna alle politiche del governo sull’immigrazione, nessuno di voi mi accuserà di non essere laico… Allo stesso modo, se io sull’indisponibilità dell’idratazione ho le stesse idee del Papa o del cardinale Bagnasco, non potete accusarmi di agire sotto dettatura! Riconoscete la mia laicità! Per me essere laici significa spiegare razionalmente le proprie posizioni: mi pare che Paola Binetti, nel suo intervento, lo abbia fatto… dunque non può essere sospettata di non essere laica. Per piacere, non cedete più a questa tentazione, altrimenti il confronto non procede. La seconda ed ultima osservazione sul metodo riguarda la disciplina di gruppo: se io – che, come avete capito, non vorrei lasciare alimentazione e idratazione alla disponibilità individuale – non sarò d’accordo con l’ipotetica proposta di legge firmata dal Partito Democratico, come devo comportarmi? L’ultima volta, quando avevo firmato la mozione per Eluana Englaro, un nostro collega piuttosto “passionale” mi ha quasi preso a male parole nell’Aula di Montecitorio; così, per capire se ci fosse posto anche per le mie posizioni, sono andato a parlare con il nostro presidente, Antonello Soro, che da un lato mi ha tranquillizzato ma dall’altro mi ha invitato a condividere le mie perplessità con il gruppo, prima di prendere decisioni solitarie. Sono dunque contento che sia arrivato il giorno di un confronto, anche su temi così delicati… Ma la domanda rimane: quando voi vi metterete d’accordo sulla proposta di legge di Ignazio Marino e bisognerà votarla, dovrò uscire dall’Aula? Chi sarà in dissenso, cosa farà?

La risposta del gruppo è stata unanime: libertà di coscienza. Arrivederci alla prossima puntata.

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8 risposte finora ↓

  • Giuseppe Regalzi // Settembre 26, 2008 a 10:50

    Caro Sarubbi,
    se alimentazione e idratazione sono davvero indisponibili, mi sa spiegare allora come mai nell’ultima edizione del Codice di deontologia medica, all’art. 53, si legge quanto segue? «Quando una persona rifiuta volontariamente di nutrirsi, il medico ha il dovere di informarla sulle gravi conseguenze che un digiuno protratto può comportare sulle sue condizioni di salute. Se la persona è consapevole delle possibili conseguenze della propria decisione, il medico non deve assumere iniziative costrittive né collaborare a manovre coattive di nutrizione artificiale nei confronti della medesima, pur continuando ad assisterla».
    Forse questo cessa di valere quando la persona in questione è inerme e in balia dei propri medici? E se sì, perché? Inoltre perché dovrebbe essere possibile rinunciare a qualsiasi trattamento medico – anche non invasivo, anche salvavita – e non alla nutrizione, anche ammesso che questa non costituisca a sua volta un trattamento medico? In che cosa consiste questa distinzione essenziale? Come mai posso porre termine alla mia vita rifiutando un antibiotico ma non rifiutando il sondino naso-gastrico?

  • trilly // Settembre 26, 2008 a 12:13

    inutile – anzi no, vista la mia nota simpatia per i radicali, con la cui rassegna stampa mi sono svegliata anche stamattina – dirti che condivido appieno il tuo intervento per due ordini di ragioni: di metodo e di merito.
    di metodo perchè – ed è il giusto convivio per dirlo a voce alta – non è possibile marginalizzare le posizioni scomode di una parte del pd bollandole, sempre ma sempre sempre, come posizioni zerbino ecclesiae. e sentirsi tanto moderni e fuori dal coro per questo. e non porsi alcun quesito reale sulla cosa in sé.
    di merito perchè lasciar morire una persona di fame e di sete è agghiacciante. e, comunque, non è decisione che possa essere presa dal medico tizio o caio, né dal gruppo medico di ER o di terapia d’urgenza (occhessoio).
    e non richiede diplomazia dirlo.

  • gaia // Settembre 26, 2008 a 15:12

    sono totalmente d’accordo con te !alimentazione e idratazione non si possono lasciare alla disponibilità individuale .Capisco che il tema e’ molto delicato ma quando mi trovo a confrontarmi con questo genere di cose mi domando sempre cosa farei io e cosa vorrei fosse fatto a me.Riferito ad un mio caro,spererei sempre in un miracolo,e ce ne sono,e poi sinceramente non mi sento la proprietaria della vita di nessuno.Quindi andrea avanti,perche’ laicita’ non vuol dire “scarso rispetto per la vita”

  • francesco grana // Settembre 26, 2008 a 19:51

    Molto interessante anche l’intervento di Eugenio Mazzarella (e non lo dico per l’amicizia che ci lega), che ha sottolineato come “una buona legge deve sempre rispettare anche lo iato che c’è nella vita etica tra legge e pietà”.

  • umberto ingrosso // Settembre 27, 2008 a 09:34

    Non ho mai trattato quest’argomento,che è teribilmente delicato,ed invidio coloro che sulla questione hanno le idee chikare.Vorrei pero’ ricordare il caso di Terry Schiavio.la quale non aveva affatto l’Encefalogramma piatto,si muoveva e sorrideva:e nessuno al mondo puo’ giurare che non capisse molto di piu’ di quanto potesse esprimere.Terry è stata ASSASSINATA,privandola del cibo e dell’acqua,perchè un difetto lo aveva,e pure grave:possedeva un po’ di “assets”,ovvero di beni al Sole,che servivano al marito.Gia’ capita,a qualcuno,di dover sopportare attorno al proprio capezzale la presenza di parenti affranti che sulla fronte portano la scritta,ben visibile:”Quando ti togli dai piedi?”.Se non saremo prudenti,in questa faccenda,si superera’ il limite della pieta’,della moralita’,della decenza.

  • A.F. // Settembre 27, 2008 a 11:28

    Le questioni che lei pone sono a mio avviso correttissime, e sono contento che non si faccia intimidire dai tentativi di imporre una peculiare visione laica, che non coincide tanto con un metodo, quanto con una posizione precisa. Il metodo, cioè, dice che è laico chi arriva a una posizione politica in maniera scevra da preconcetti; la posizione, invece, dice che è laico solo chi vota quattro SI al referendum sulla fecondazione assistita. Ora, questa seconda visione (che è stata portata avanti dalle numerose voci anticlericali anche vicine al PD) entra in crisi quando si scontra con posizioni come quella di Bobbio, che se ne infischiava della vulgata ed era, da laico, contro l’aborto, o anche molto più modestamente come quella del sottoscritto, che non è neppure battezzato e viene da famiglia comunista, ma si trova sui temi etici spesso più vicino alla Chiesa che non ai suddetti “laici”.
    Dunque, la laicità della sua posizione DEVE essere fuori discussione, altrimenti le famose sintesi nel PD non avverranno mai.
    E su questo, vi esorto di cuore a non cedere, nonostante la maggioranza del PD non la pensi come voi; peraltro quella della “necessità di posizione comune perchè se no non si trova mai l’identità” mi sembra sia, nè più nè meno, un tentativo un po’ goffo di nascondere che, votando liberamente, sicuramente la pdl che ha più chance di trovare un consenso al di fuori del PD sia proprio la vostra.

  • Fabio Boccuni // Settembre 27, 2008 a 13:25

    “Libertà vo cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta.” D. Alighieri

    Per me questi versi di Dante hanno sempre avuto un significato particolare. Pongono addirittura la possibilità che la libertà abbia un valore intrinseco maggiore della vita stessa. I Romantici lo credevano fermamente. Lo credevano i martiri cristiani che affermavano la libertà della loro religione contro la prepotenza dei Romani, lo credevano i Greci che preferivano morire liberi che vivere schiavi.
    Mi chiedo perchè non riusciate ad accettare che la schiavitù dell’alimentazione e dell’idratazione artificiale, per chi non crede nei miracoli, è solo una tortura. Se io non credo in Dio il supplizio della macchina artificiale per tenermi in vita mi risulta incomprensibile. Vi chiedo quindi, con il principio della libertà individuale di salvaguardare chi non crede. Se il pensiero e la spiritualità di chi non crede meritino, secondo voi, uguale dignità.

  • Massimo Zampini // Settembre 27, 2008 a 16:26

    Bravo Andrea. Io sono per la tesi contraria rispetto alla tua, ritenendo che anche idratazione e alimentazione, per malati “terminali”, vadano eventualmente “desiderate” dal malato o dai suoi cari. Ma viva la libertà di espressione, e il tuo discorso di democrazia all’interno del partito. Sennò si diventa dei forzitalisti qualunque, utili solo a fare numero, dovendo limitarsi a dire sì al grande (si fa per dire) capo.

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