Andrea Sarubbi

I dimenticati di Orissa

Settembre 5, 2008 · Lascia un Commento

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padre Edward Sequeira, ferito nel rogo dell'orfanotrofio

Non ho ancora scritto nulla sulle violenze anticristiane in India, ed il fatto che fossi in vacanza non mitiga il senso di colpa. Lo faccio ora, perché ieri sera mi è arrivato un appello del Pime, il Pontificio Istituto Missioni Estere: l’Istituto, per capirci, di padre Giancarlo Bossi, il missionario italiano rapito l’anno scorso nelle Filippine e sequestrato dopo 40 giorni di prigionia. E’ un appello che il direttore del Centro cultura ed attività missionaria del Pime di Milano, padre Gian Paolo Gualzetti, ha inviato a diversi politici: tra questi, alcuni membri dell’Integruppo per la sussidiarietà, del quale faccio parte anch’io. “Abbiamo letto le dichiarazioni di questi giorni – scrivono i missionari del Pime - e abbiamo avuto notizia della convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore indiano in Italia. Abbiamo, però, paura che siano espressioni ancora troppo generiche. Temiamo che, una volta spenti i riflettori della cronaca, in Orissa la situazione ritorni come prima. È quanto – purtroppo – abbiamo visto con i nostri occhi succedere dopo le prime violenze, quelle che avevano colpito la stessa zona nel dicembre 2007. Siamo stati in Orissa in questi mesi. E sulla base di questa esperienza, a maggio avevamo denunciato le scandalose inadempienze del governo locale nelle indagini sui responsabili delle violenze e nei risarcimenti alle vittime; sulla nostra rivista Mondo e Missione era apparso un reportage dal titolo eloquente: ‘Orissa, i perseguitati di serie B’. Purtroppo i fatti ci hanno dato ragione”. Poi, allegata all’appello, c’è una lettera inviata al governatore dell’Orissa, Murlidhar Chandrakant Bhandare, in cui i missionari scendono nel dettaglio: “Sono state stuprate suore, centinaia di pastori, preti e attivisti religiosi sono stati feriti. Oltre quaranta chiese sono state distrutte, molte per la seconda volta, oltre alle centinaia e centinaia di case ancora una volta bruciate nelle città, nei villaggi e nelle foreste. I cristiani sono stati braccati come animali. Nel caso in cui lei non abbia ricevuto adeguate informazioni dai suoi servizi di intelligence, le alleghiamo un elenco incompleto degli omicidi e dei danni inferti in Orissa, in base ai dati da noi raccolti dalle vittime e dai familiari dei morti”. Poi partono le accuse. Contro il primo ministro dello Stato di Orissa, colpevole di non aver fermato la pulizia etnica; contro il gruppo fondamentalista indù Sangh Parivar e le sue componenti, colpevoli di averla messa in atto; contro la polizia, che “ha fatto finta di non vedere per mesi” e “spesso si è resa complice delle violenze”, addossando ai cristiani le colpe delle tensioni. Infine, una serie di richieste: affidare il controllo del distretto di Kandhamal all’esercito indiano, cercare le persone scomparse, risarcire le famiglie delle vittime e la stessa Chiesa locale, istituire tribunali, far tornare a casa le “decine di migliaia di cristiani tribali e dalit che si nascondono nelle foreste, molti dei quali senza cibo e acqua potabile”. L’appello ai politici italiani si conclude con un invito: “non fermarsi alle enunciazioni di principio, ma a formulare alle autorità indiane richieste di passi e garanzie concrete, verificabili dalla comunità internazionale”. La mail arrivata a me con un’ulteriore richiesta: “Andrea, dacci una mano e fallo arrivare sul serio a Montecitorio!”. Ci proverò. Chi vuole, intanto, mandi una mail a mondoemissione@pimemilano.com, indicando nell’oggetto: Solidarietà ai cristiani in India.

Categorie: Pd · andrea sarubbi · cattolici · diritti umani · pace · parlamento · partito democratico · politica

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