Andrea Sarubbi

Eluana in Aula

Luglio 31, 2008 · 6 Commenti

Partiamo dalla fine: non abbiamo votato sul conflitto di attribuzione. Alcuni di noi hanno lasciato l’aula, altri (io tra questi) sono rimasti lì fino alla fine, tenendo in alto la scheda, per ribadire – innanzitutto alle nostre coscienze, poi ai nostri colleghi parlamentari – di quanto consapevole e sofferta fosse la nostra decisione. Una decisione unanime, di tutto il gruppo parlamentare, alla quale siamo arrivati dopo aver chiarito che non stavamo decidendo nel merito, ma solo nel metodo. Lo dico in altre parole: molti di noi non erano d’accordo con la sentenza del giudice e non la consideravano “giusta”, ma riconoscevano che il problema principale non è di chi ha occupato un vuoto legislativo (la magistratura), ma di chi quel vuoto ha contribuito a crearlo (lo stesso Parlamento). Per questo motivo, abbiamo contestualmente presentato una proposta di legge sul testamento biologico, a voler significare che questo non voto non era una fuga. In un’atmosfera non troppo attenta – come invece richiedeva il caso in questione – stamattina in Aula si è vista la foto del Paese: il Pdl, che aveva presentato due mozioni opposte, si è spaccato; dai banchi del Pd, che aveva deciso una linea unitaria, alcuni non hanno resistito alla tentazione di applaudire Della Vedova e La Malfa, che rappresentavano la linea “laica” (questo aggettivo mi piace sempre di meno) della maggioranza. La Lega ha cavalcato il concetto di difesa della vita (poco prima, nel voto sul trattato di Lisbona, avevano avuto pure la faccia tosta di ricordare le radici giudaico-cristiane dell’Europa!), così come l’Udc, mentre l’Italia dei valori ha votato contro la mozione, precisando sempre che si trattava di una scelta sul metodo e non sul merito. Ecco qui un breve passaggio dell’intervento di Roberto Zaccaria, a nome del Pd:

ROBERTO ZACCARIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sento alta la responsabilità nell’esprimere, a nome del Partito Democratico, un orientamento – sia pure di metodo – su un tema così drammatico, come quello che oggi abbiamo di fronte e che investe direttamente le coscienze degli individui e di tutti noi e che tocca una delle questioni fondamentali di ogni civile convivenza. Sul merito di un simile problema, che coinvolge la disciplina della fine della vita, che richiede un bilanciamento difficilissimo tra valori fondamentali, presenti anche nel testo costituzionale, è legittimo nutrire dei dubbi, è legittimo avere sensibilità diverse ed è legittimo che queste sensibilità diverse si trovino anche in un grande partito come il nostro, così come credo si trovino anche all’interno di altri partiti e gruppi che siedono in questa Assemblea. Nel corso della XV legislatura c’era stato, su questi temi, soprattutto al Senato, un ampio dibattito parlamentare, ed anche i successivi sviluppi nel confronto tra le parti politiche avevano condotto a significative convergenze sulla portata di un possibile e auspicato intervento legislativo. Un intervento legislativo equilibrato avrebbe consentito con chiarezza di disciplinare, da un lato, il divieto di praticare ogni forma di eutanasia e, dall’altro, quello dell’accanimento terapeutico, realizzando al contempo l’alleanza nella terapia tra medico e paziente, l’equa distribuzione delle cure palliative e l’accompagnamento terapeutico. Tutti questi concetti sono contenuti in un ordine del giorno presentato al Senato in questi giorni dal gruppo del Partito Democratico su analoga questione. (…) I tribunali e le corti, attraverso i vari gradi del giudizio, hanno assunto, con riferimento al caso concreto che loro è stato prospettato, una decisione indubbiamente di natura giurisdizionale, che i giudici, secondo le regole del nostro ordinamento, avevano l’obbligo giuridico di assumere. (…) Quella sentenza non è una legge, ed anche se pronunciata dalla Suprema Corte di cassazione non assume nessun rilievo di carattere generale, tipico delle leggi. Non s’impone nel nostro ordinamento come un precedente assoluto e vincolante, ma esaurisce tutta intera la sua efficacia all’interno del caso concreto esaminato. (…) L’individuazione di un ragionevole punto di equilibrio tra i diversi beni costituzionali coinvolti, nel rispetto della dignità della persona umana, appartiene primariamente alla valutazione del legislatore. Tuttavia (…) nell’attuale situazione di carenza legislativa spetta al giudice ricercare, nel complessivo sistema normativo, l’interpretazione idonea ad assicurare la protezione degli anzidetti beni costituzionali. Sollevare oggi, come si pretende di fare sulla base della decisione dell’Ufficio di Presidenza, un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale contro queste decisioni della magistratura rappresenta una risposta sbagliata in termini di metodo ad un problema estremamente serio. È sbagliata (…) soprattutto perché rappresenta una sorta di dichiarazione di impotenza da parte del Parlamento, un tentativo improbabile e non privo di ambiguità di cercare una qualche soluzione a questo problema che non potrà arrivare al di fuori dell’organo della rappresentanza popolare.

Ora che ho finito l’analisi politica, lasciatemi due righe per le osservazioni personali. Il dibattito su Eluana è stato uno dei momenti più sofferti di questi primi mesi di legislatura e l’amarezza che ho provato – vedendo che il mio “non voto” era lo stesso di tante persone che, da una parte e dall’altra, avevano un’opinione opposta alla mia – è stata ed è ancora pesantissima. Per lenirla, con alcuni colleghi abbiamo buttato giù un comunicato stampa che vi incollo qui sotto, come lo ha riportato un’agenzia di stampa: un tentativo di essere equilibrati, senza però svendere la nostra identità. 

ENGLARO: CATTOLICI PD “FERMO ‘NO’ A EUTANASIA
ROMA (ITALPRESS) – “Oggi il Pd con una sofferta mediazione ha offerto una importante manifestazione di unita’ e di compattezza non partecipando al voto sul conflitto di attribuzione. Non c’è dubbio che sul fatto possono sussistere opinioni e interpretazioni giuridiche diverse. Così come sussistono valutazioni diverse sulla scelta del conflitto di attribuzione come strumento per esprimere piena solidarietà ad Eluana e tutelarne la vita in questo momento così delicato”. Lo affermano in una nota congiunta i deputati del Pd Paola Binetti, Luigi Bobba, Enzo Carra, Marco Calgaro, Renzo Lusetti, Donato Mosella, Lorenzo Ria, Andrea Sarubbi. “In questo momento la sua vita appesa ad un sondino è la vera immagine della precarietà e non può che suscitare un profondo senso di smarrimento e un altrettanto profondo desiderio di tutelarla – aggiungono -. Davanti al dubbio sulla efficacia dello strumento scelto abbiamo scelto di non partecipare al voto, esprimendo però con la massima convinzione e con tutta l’energia morale prima ancora che politica, il nostro fermo ‘No’ a qualsiasi forma di eutanasia. Oggi stesso depositeremo un nostro pdl sul cosiddetto testamento biologico, per mettere in chiaro il nostro no deciso alla eutanasia in tutte le sue forme, inclusa la sospensione della nutrizione e della idratazione, che in nessun caso possono essere assimilate a qualsivoglia forma di accanimento terapeutico. Nel nostro ddl ci sono altri due no altrettanto forti: no all’abbandono terapeutico e no all’accanimento terapeutico, tenendo conto che oggi l’abbandono, per una serie di ragioni economiche ed organizzative, è di gran lunga più insidioso e meno noto del secondo”.

Categorie: Pd · andrea sarubbi · cattolici · parlamento · partito democratico · politica · vita

6 risposte finora ↓

  • daniela // Agosto 1, 2008 a 13:53

    Caro Sarubbi,
    Ma lei davvero pensa di aver risposto all’elettorato del PD con la sua astensione, per altro mi risulta che non ci sia stato confronto, e con il successivo comunicato stampa?
    Io credo proprio di no. Quando si dice del la grande forbice che si è creato tra elettorato e rappresentanza, si dice il vero.
    Mi spiace per questa occasione persa. Per fortuna che sia le televisioni sia i giornali non stanno dando troppo spazio alla notizia e questo partito, che io ho votato e per il quale ho lavorato e sto lavorando attraverso il VOLONTARIATO, sta correndo il rischio di perdersi ancora una volta sui temi che dividono cattolici e …..mi permetta…. cattolici con una visione laica della cosa pubblica.
    che delusione Sarubbi!

  • Michele M. Ippolito // Agosto 2, 2008 a 10:01

    Caro Andrea, sono persuaso che il comunicato stampa di voi deputati cattolici del PD rispecchia in maniera assolutamente fedele il pensiero di quanti, nel Paese, vogliono tentare di trovare una mediazione che sia rispettosa della dignità dell’essere umano, del diritto alla vita ma anche dei princìpi di libertà. Concordo pienamente: l’idratazione e la nutrizione non possono essere accomunati sotto alcun punto di vista all’accanimento terapeutico. Eluana dorme, si sveglia, respira da sola, è un essere senziente. Neppure i bambini piccoli possono alimentarsi da soli, potrebbe forse essere questo il motivo per ammazzarli tutti togliendo loro acqua e cibo? La questione è spinosa, di certo. Ma la mia impressione è che, anche in questo caso, la nostra società continua a rifiutare il concetto stesso di dolore. Stavolta non è quello del malato. Stavolta è il proprio, quello del padre di Eluana che non ce la fa più (ma non si capisce per quale motivo non continui a lasciare alle suore la cura di Eluana). E forse c’è anche il fastidio di molti, per i quali una vita non è degna di essere vissuta se non si può andare al mare ad agosto, se non si puà frequentare una palestra, se non si possono frequentare i circoli chic. Continua così Andrea: io e tanti altri amici (a Napoli ma non solo) ci sentiamo pienamente rappresentati da te.

  • Andrea Pi // Agosto 3, 2008 a 20:08

    la linea “laica” (questo aggettivo mi piace sempre di meno)

    questa affermazione sintetizza meglio di qualunque comunicato stampa l’impossibilità di conciliare le due anime del PD.
    Il mio sesto senso, detto anche buon senso, mi aveva avvertito per tempo debito, impedendomi di votare PD alle elezioni.
    Una scelta di cui non mi pento affatto, nonostante il triste risultato finale.

  • andreasarubbi // Agosto 4, 2008 a 19:24

    @ Andrea Pi: mi pare evidente l’equivoco. Non mi dà fastidio l’aggettivo in sé, è chiaro, ma il modo in cui viene utilizzato, in contrapposizione a “credente”. Io credo che si debba parlare di laici credenti e laici non credenti, sono molto geloso della mia laicità e mi arrabbio quando viene messa in dubbio.

  • Gianni // Agosto 11, 2008 a 17:08

    Mi spiace di farLa arrabbiare… ma il termine “laico” non si addice ad un personaggio che fa parte del gruppo dei “TEO-dem”.

    La Sua posizione fa a pugni con la logica.

    Non si può affermare “voto seguendo la MIA coscienza” se poi il voto riflette esattamente le direttive vaticane, è contro qualsiasi calcolo di probabilità e statistica.
    Quindi il termine “laico credente” è assolutamente fuori luogo e non va usato.

  • andreasarubbi // Settembre 1, 2008 a 12:23

    @ Gianni: come ha scoperto che faccio parte dei teodem? non lo sapevo neppure io… E poi: lei cosa pensa in materia di armi nucleari? Se è contrario, potrei dirLe che il suo pensiero riflette esattamente le direttive vaticane, e quindi è teodem pure Lei. Ultimo appunto: se Le va, cerchi su internet il significato della parola “laico”, la sua etimologia, il suo utilizzo nei primi anni di cristianesimo. Mi fermo qui.

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