
Tra la vita e la morte c’è un filo sottile. Talvolta, come nel caso di Eluana, è un piccolo tubo che ti nutre e ti dà da bere. Tu, nel frattempo, respiri da sola. Apri e chiudi gli occhi, ti svegli e ti riaddormenti. Ma non dai altri segnali di vita: per i tuoi genitori, le persone che ti conoscono meglio e che ti amano di più, sei già morta da un pezzo. Tuo padre chiede di farti morire, un giudice gli dà ragione. Qualcuno ci vede un omicidio, qualcun altro la vittoria di un diritto… e il Parlamento, in questi casi, non sa cosa dire, perché una legge sul testamento biologico ancora non esiste. E invece servirebbe, se non altro per fissare dei criteri: uno su tutti, se mai si potrà saperlo, la linea di confine tra l’alimentazione/idratazione e l’accanimento terapeutico. Dare da mangiare ad una persona viva, in grado di respirare autonomamente, è accanimento terapeutico? No, detta così direi di no. Nel caso specifico di Eluana, però, il discorso è un po’ più sottile (come quel filo di cui parlavo prima) e infatti non è raro trovare sensibilità diverse, anche all’interno del mondo cristiano. Oggi, per esempio, ne ho parlato con due sacerdoti: il primo piangeva perché “si stava uccidendo una persona”, il secondo provava uguale sofferenza ma era sostanzialmente d’accordo con il giudice. Uno ERA al di qua di quel filo sottile, l’altro al di là. Ma i nostri amici radicali non sono tipi da sottigliezze e così, al termine della seduta di ieri sera, Maria Antonietta Farina Coscioni ha preso la parola per commentare il caso di Eluana, scagliandosi duramente contro la Chiesa: in Italia, ha detto, “se non c’è l’imprimatur e l’approvazione delle gerarchie ecclesiastiche non si riesce a legiferare”, per poi aggiungere che “troppi sono gli anatemi scagliati contro la persona proprio da coloro che si ergono a difesa della vita, fanatici di vario colore e ideologie”. Ero già con la borsa in spalla, ma mi sono fermato. Ed ho deciso di rispondere, a nome mio e di tutti quelli che – come me – perdono regolarmente il sonno per paura di tradire il Vangelo, ma non per questo rinunciano alla propria autonomia:
ANDREA SARUBBI. Signor Presidente, intervengo per svolgere una piccola valutazione personale sul caso Englaro, e per dire alla delegazione dei radicali che non c’è nessun fanatismo da parte di chi la vede in maniera diversa, o può potenzialmente vederla in maniera diversa dalla loro, né c’è nessuna pressione indebita da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Ci sono soltanto coscienze che con fatica si confrontano, si guardano dentro e magari – so che non è questo il momento per esprimere la mia personale opinione in materia – possono arrivare a valutazioni differenti. Anch’io sono del parere che il Parlamento si debba esprimere su un tema così delicato come quello del testamento biologico. Chiedo, però, un po’ più di rispetto per chi ha sensibilità diverse dalla propria, e lo faccio con l’amicizia e la passione di chi milita attualmente dalla stessa parte.



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4 risposte finora ↓
magociclo // Luglio 11, 2008 a 16:07
“…chi milita attualmente dalla stessa parte”.
Ecco, questo oggettivamente mi risulta ancora difficile da accettare
mamanonmama // Luglio 12, 2008 a 02:10
“…chi milita attualmente dalla stessa parte”.
Ecco, mi piacerebbe che la costruzione di percorsi e terreni comuni per questa militanza con i radicali fosse una delle ragioni del tuo mandato parlamentare.
I radicali sono un patrimonio della democrazia italiana. Per il metodo delle loro battaglie, innanzi tutto; per la coerenza con la quale sono state perseguite; per la radicalità con cui hanno sempre difeso determinate istanze fondamentali per una democrazia, come quella dei diritti umani.
Per questo io, cristiano, sono contento che abbiano scelto di militare nella parte politica che mi sembra difendere la persona nei fatti, e non nei proclami.
Il dialogo con loro è oggettivamente difficile, ma essenziale e potenzialmente molto fecondo. Potrebbe partire secondo me da alcune, basilari, ‘regole dal gioco’.
1. Il riconoscimento da parte del cattolici, democratici e non, che chi non assume le stesse posizioni dei vari movimenti per la Vita non è per ciò stesso un ‘fautore della morte’.
2. Il riconoscimento da parte dei radicali, come hai sostenuto nel tuo intervento, che chi non abbraccia le loro posizioni sui diritti della persona, non è per ciò stesso un oscurantista servo di chi sa quale autorità (Anche perchè questo viola proprio quei principi liberali di cui i radicali si proclamano portatori e divulgatori).
In bocca al lupo Andrea…
Ivan // Luglio 12, 2008 a 19:00
il post di mamanonmama esprime un’etica che dovrebbe essere il cemento dell’intero PD, non solo della comune militanza di cattolici e radicali: speriamo che la geografia delle correnti che va prendendo forma somigli più a questo tipo di dialogo che a una noiosa partita a risiko.
Fabio boccuni // Luglio 13, 2008 a 22:18
Al di là delle specifiche convinzioni, non è un giudice a dover decidere ma la collettività attraverso i suoi rappresentanti. Il parlamento Deve legiferare sul testamento biologico.