Fra le varie votazioni di oggi – sul riordino dei ministeri, sulla liberazione di Ingrid Betancourt e la proposta di darle il Nobel per la pace, sulle pregiudiziali costituzionali del decreto sicurezza e di quello sullo sviluppo economico – ce n’era una apparentemente minore, su cui però mi sono incaponito. Era una richiesta di autorizzazione ad acquisire i tabulati telefonici dell’onorevole Francesco De Luca (Pdl, nato a Napoli ma eletto in Veneto), accusato di tentata corruzione in atti giudiziari: secondo l’accusa, avrebbe cercato di proteggere alcune persone legate ad un clan camorristico preoccupate dell’esito di un processo in Cassazione. Tale richiesta, per la cronaca, era stata respinta dalla Giunta per le autorizzazioni alla fine della legislatura scorsa. Non entro nel merito delle accuse, che mi auguro seriamente siano infondate: di questo parere, tra l’altro, mi sembravano anche diversi esponenti del Pd, che hanno preferito astenersi. Quello che mi ha turbato, stamattina, era però l’aria “corporativa” che si respirava: Maurizio Paniz – deputato del Pdl con cui ho ottimi rapporti, perché oltre ad essere molto simpatico è centravanti della nazionale parlamentari e presidente dello Juventus club Montecitorio – ha esordito invitandoci tutti a negare l’autorizzazione, perché l’onorevole De Luca è “uno di noi” e perché “siamo di fronte di fronte ad una vicenda che potrebbe toccarci in ogni momento”. E così ho chiesto di intervenire, a titolo personale:
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Sarubbi. Ne ha facoltà.
ANDREA SARUBBI. Signor Presidente, intervengo a titolo personale. Dell’impostazione dell’onorevole Paniz, che pure stimo molto e con il quale simpatizzo grandemente, non mi convince l’approccio. Infatti, l’onorevole Paniz ci ha ricordato, onorevoli colleghi, che l’onorevole De Luca è «uno di noi». Questa espressione, «uno di noi», è sinceramente quanto di più lontano esista dalla mia sensibilità e quanto di peggio possiamo offrire al Paese in un momento nel quale l’Italia discute della cosiddetta «casta» e dei suoi privilegi. Giorni fa, un rappresentante del Governo ha affermato che c’è droga in Parlamento; oggi, un autorevole rappresentante della maggioranza dichiara che un collega è «uno di noi» e, dunque, va protetto. Sinceramente, tutto ciò mi crea qualche perplessità, anche alla luce di quello che succede sul fronte sicurezza: ai colleghi della maggioranza ricordo che in questi giorni stanno chiedendo le impronte digitali ai bambini rom, e giustificano ciò sostenendo che sia necessario per motivi di sicurezza e di rispetto della legalità. Vi chiedo dunque se vi sembri coerente prendere le impronte digitali ai bambini rom e allo stesso tempo, quando c’è di mezzo un parlamentare, non concedere nemmeno l’acquisizione dei tabulati telefonici.



![Il Segretario accusa[1]... Il Segretario accusa[1]...](http://farm4.static.flickr.com/3032/3010375464_ff65ba4533_t.jpg)
4 risposte finora ↓
alvaraalto // Luglio 3, 2008 a 10:34
mi spiace che attraverso i blog non si possano sentire gli applausi.
Naturalmente spero che i tabulati telefonici vengano acquisiti e che De Luca risulti innocente…
Ivan // Luglio 3, 2008 a 11:29
L’on. De Luca in realtà è uno di noi, di noi cittadini italiani: innocente fino a prova contraria e uguale a tutti gli altri davanti alla legge.
Ti ringrazio per il tuo intervento che è stato sereno e fermo allo stesso tempo.
Nagi // Luglio 3, 2008 a 18:04
Clap, clap, clap!!!!! Bell’intervento!
margheritino // Luglio 6, 2008 a 12:27
Gentile On.Sarubbi, sono un giovane studente che nel tempo libero ama tessere relazioni di autentica solidarietà anche rallegrandomi della presenza dei tanti cattolici che hanno scelto di impegnarsi attivamente in politica. Pur vivendo l’esperienza di Azione Cattolica , guardo con speranza agli sviluppi del centrosinistra italiano ed in particolare del Pd. Ho letto con interesse il suo post…veramente degno di attenzione e ho deciso di intraprendere una serie di pubblicazioni nel mio blog, in merito ai tanti credenti che militano nel Pd. La invito per questo a visitare, quando le è concesso, il mio piccolo spazio in rete che magrado i limiti del tempo, vuole essere uno strumento di confronto a sostegno del pensiero cattolico-democratico.
Oggi è la domenica della mitezza…(”siate come me miti ed umili di cuore” dice Gesù) mitezza che è ben evidente nel suo stile parlamentare, mitezza che non si lascia ingenuamente sovverchiare ma che in virtù della dignità cristiana si fa forte tra i “forti”.
Buon lavoro onorevole!