Andrea Sarubbi

Il governo in aula

Maggio 13, 2008 · 12 Commenti

C’è una battuta che gira in Transatlantico: Berlusconi stamattina ci ha letto in aula un discorso scritto da Veltroni. Relata refero, per carità. Anche se, in effetti, ad un certo punto mi è pure venuto il dubbio di dargli la fiducia: l’attenzione agli ultimi, la lotta alla criminalità organizzata, il riconoscimento che la crescita di un Paese non può misurarsi solo in termini economici… sembravano pezzi del programma del Pd. E poi, tutte quelle belle parole su di noi, il grazie ripetuto più volte a Fassino dopo il suo intervento, la promessa di rimettere in frigo le fette di mortadella sventolate a fine legislatura e di ricominciare con uno spirito diverso. Però qualcosa non mi torna, e non lo dico per partito preso. Non mi torna l’espressione “padroni a casa nostra”, che Berlusconi ha utilizzato parlando dell’immigrazione; non mi torna il suo riferimento al federalismo, che ha imbarazzato perfino Mara Carfagna. Tutti i ministri applaudivano, lei no: ha aspettato la frase successiva, quella sui talenti del Sud. Poco dopo, quando un deputato leghista ha concluso il suo intervento gridando “Viva la Valsesia, viva la Padania!”, mi sono ricordato di stare dalla parte giusta. Da segnalare, in mattinata, anche un bell’intervento di Tabacci: una persona che mi piacerebbe avere dalla nostra parte.

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