
Probabilmente sono ancora troppo giovane e puro. Un romantico delle parole. Uno che quando si dice “riunione a porte chiuse” pensa che le porte siano chiuse davvero. Invece, alla riunione dei deputati Pd di oggi pomeriggio c’era almeno uno spiffero: neanche il tempo di tornare a casa e di accendere il computer, che gran parte delle cose dette nella sala conferenze di Palazzo Marini erano già sulle agenzie di stampa. Con tanto di ricami, perché magari chi riferiva ci ha messo del suo e la cronista dell’Ansa ha condito un altro po’. E domani si ricamerà ancora, con i commenti degli editorialisti e le reazioni dei nostri avversari. Così, in attesa di sapere dai giornali (o dal prossimo libro di Vespa) che cosa è successo veramente oggi pomeriggio, mi limito a raccontarvi le mie sensazioni. Ho visto, finalmente, un dibattito interno: quattro ore di interventi schietti, che mi hanno permesso di cogliere le diverse sensibilità all’interno del partito. Ho riempito 6 pagine di appunti, senza però prendere la parola: un po’ perché ce n’erano già 24 in lista, molto perché la mia condizione di neofita mi impone innanzitutto l’obbligo di ascoltare. E non è facile, per uno come me. Così, di tutte le parole ascoltate, mi porto dentro un pezzo dell’intervento di Pierluigi Castagnetti: “La cosa più difficile è imparare ad ascoltare, che non significa essere cortesi. Spesso, per un politico ascoltare gli elettori significa parlare agli elettori. Invece, è tutto il contrario”. Ecco, è un peccato che concetti come questi alle talpe non interessino mai.


![Andrea si confronta con il card[1]. Kasper Andrea si confronta con il card[1]. Kasper](http://farm3.static.flickr.com/2185/2314611470_ea6fffed1d_t.jpg)
