
Nessuno mi aveva avvisato. Non una telefonata, non una mail: niente. Solo un articolo sulla Repubblica, in cui si spiegava che la Camera era aperta per la registrazione dei parlamentari. E così sono andato, stamattina, senza nemmeno uno straccio di telegramma in tasca che confermasse la mia elezione: ci ho messo un po’ a convincere le forze dell’ordine che non ero un parcheggiatore abusivo di motorini nello spazio riservato ai deputati. “Venga onorevole, no, non deve passare nel metal detector” (risate a mezza bocca dei commessi). Arrivato nella sala della Regina, quella adibita a centro di prima accoglienza, mi è venuto subito un dubbio: voglio estendere la pensione a mia moglie, in caso di morte, pagando una quota aggiuntiva al mese? Sì, non si sa mai. E l’assicurazione medica, pagando un’altra quota aggiuntiva? No, ne abbiamo già una. E voglio aprire un conto corrente nella banca interna? Non lo so, sono così affezionato alla Banca etica… E voglio la chiavetta per accedere alle agenzie di stampa ed alla posta elettronica anche fuori dal Parlamento? Certo. Neanche il tempo di uscire, e subito la prima intervista, a Rainews24: mi chiedono se mi sento parte della casta, rispondo che tutte queste agevolazioni hanno senso solo se non diventano un fine, ma rimangono un mezzo. Evidentemente è una risposta a cui non crede nessuno, se le agenzie poco dopo riportano solo una battuta sull’ufficio postale interno (”Sarà la prima volta in vita mia - avevo detto - che non faccio la fila alle Poste!”). Ma sulle Poste scherzavo, sul resto ero serio.


![Andrea si confronta con il card[1]. Kasper Andrea si confronta con il card[1]. Kasper](http://farm3.static.flickr.com/2185/2314611470_ea6fffed1d_t.jpg)
