
Su una cosa, Beppe Grillo ha ragione: in quanto parlamentare, devo ricordarmi tutti i giorni della mia condizione di dipendente pubblico. E Beppe Grillo ha ragione anche su un’altra cosa: in quanto giornalista, appartengo alla categoria che dovrebbe essere il contraltare del potere ed invece ne è spesso complice. Dirò di più: Beppe Grillo mi fa anche molto ridere, e - non più di due anni fa - ho passato la sera del 31 dicembre assistendo ad un suo spettacolo, in un palasport. Da allora leggo il suo blog, sono iscritto alla mailing list, rifletto sulle cose che dice e spesso ne condivido il punto di partenza… un po’ meno il punto d’arrivo, che nel suo caso è sempre lo stesso: vaffanculo. E io, in quanto politico ed in quanto giornalista, sono per ora a punteggio pieno nella classifica dei V-day. Ora mi ci vorrebbe un bel V3 contro i cattolici praticanti, che so, oppure contro i vegetariani, o magari contro i tifosi della Juve. Così, giusto per non perdere il passo.


![Andrea si confronta con il card[1]. Kasper Andrea si confronta con il card[1]. Kasper](http://farm3.static.flickr.com/2185/2314611470_ea6fffed1d_t.jpg)

3 risposte so far ↓
Massimo // Aprile 25, 2008 a 11:57 pm
Gentile Andrea,
lei scrive: “un po’ meno il punto d’arrivo, che nel suo caso è sempre lo stesso: vaffanculo”. No, mi scusi, ma almeno in quanto giornalista (o anche solo come lettore del blog di Beppe Grillo) questa semplicistica deduzione non dovrebbe farla. Pensi ai meeting up; pensi alla spinta all’organizzazione e partecipazione dei cittadini dentro e fuori la rete; pensi alle informazioni, alle notizie, alle voci altrimenti celate dai media tradizionali; pensi alle liste civiche; e pensi alla raccolta di firme per referendum di iniziativa popolare. Ecco: ad esempio, tutto questo le sembra limitarsi al “vaffa”? Direi di no. Anzi.
Saluti
trilly // Aprile 27, 2008 a 5:45 pm
I privilegi di chi comanda ci sono sempre stati, sono dovunque, e sempre ci saranno. Le caste di potere possono dissimularsi più o meno bene, ma esistono irrevocabilmente a ogni latitudine. Quella italiana non è un’eccezione assoluta. Il vero problema è che una classe dirigente diventa una casta o come tale viene percepita quando non esercita una funzione di guida, quando è superflua. Certo, molta gente risente di invidie e pregiudizi, ma altrove gli scandaletti del potere disinvolto non portano, come da noi, al discredito e al disprezzo generale, all’invocazione del repulisti, dietro la quale spesso si nasconde la lotta di un interesse castale contro un altro.
Chi lavora per lo status quo promuove la solita rivolta gattopardesca che finirà nell’equivoco e produrrà molti danni. Alla casta e a noi tutti.
trilly // Aprile 27, 2008 a 5:48 pm
un po’ di ironia non guasta mai:
“Cacca e piscia, cacca e piscia, cacca, piscia e merda. Ma cos’aveva in corpo, il giornalismo italiano? Apri il Corriere e ci leggi sopra: vaffanculo. La Repubblica: vaffanculo. La Stampa, l’Unità, il Messaggero, il Giornale, il Foglio, tutti pieni di vaffanculo. Beppe Grillo deve aver tolto un bel tappo. I migliori editorialisti godono di nuovo come in prima media: le tasse? Appunto, vaffanculo. Il cinema italiano? Provi a farci una sega. Geymonat e Giolitti? Quel giorno che mandarono a cagare il Pci. Addio, puntini di sospensione, addio al vecchio caro “caz..” di una volta, al tipo cui “giravano le pa…”, o alle dichiarazioni riportate in punta di penna, dal dopoguerra in qua, secondo le quali Tizio diceva di Caio che era al massimo “il solito stro…”. Mai, stronzo. Una rivoluzione è avvenuta. Il linguaggio è importante. La società civile ha messo i piedi in redazione. Mi piace. Mi trovo abbastanza bene. Non vedo l’ora di leggere alla mia nipotina l’edizione aggiornata: “C’era una volta quella vecchia troia di Biancaneve…”.
(andrea’s version)
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