
“Smettetela di parlare di omosessuali. Cominciate a parlare di persone con comportamenti omosessuali”. Una banalità, per molti. Ma non per un ragazzo di vent’anni, ancora abituato a dividere la società in categorie, perché così è più semplice. Ci ripensavo ieri pomeriggio, entrando nel circolo Mario Mieli: la prima volta per me, che pure - fino a pochi mesi fa - abitavo lì dietro, ma non sapevo neanche dove fosse. Lo sapeva bene, invece, quel manipolo di gente inqualificabile che la settimana scorsa è entrata a fare un raid punitivo (per quale colpa?), urlando slogan fascisti, sputando insulti e distruggendo quello che capitava sotto mano. La mia mail di solidarietà era ancora appesa lì, nella bacheca, in mezzo a tante altre: tutti avevamo ricevuto l’invito a portare un saluto di persona, mercoledì 23 aprile. E così ho fatto, arrivando nel mezzo di una discussione dai toni a dir poco preoccupati. “Sono l’unico parlamentare, e neppure il più adatto”, mi dicevo, mentre decine di uomini e donne testimoniavano la loro paura. Paura di quella parte politica che poi, in tv, parla solo di sicurezza. Mi è bastato ascoltarli pochi minuti, perché l’imbarazzo andasse via: ero sicuramente dalla parte giusta, la parte dei picchiati e non dei picchiatori. Ho parlato a lungo con Rossana, la presidente del circolo: un confronto vivace (e credo costruttivo) sul tema dei diritti civili, con grande pacatezza e voglia di capirsi a vicenda. In attesa di poter fare qualcosa, in Parlamento, per la lotta all’omofobia.


![Andrea si confronta con il card[1]. Kasper Andrea si confronta con il card[1]. Kasper](http://farm3.static.flickr.com/2185/2314611470_ea6fffed1d_t.jpg)
