
Ultimo giorno di campagna elettorale: a mezzanotte tutti zitti. A quell’ora dovrei essere a Bacoli, zona flegrea, proveniente da un incontro a Pozzuoli. Prima ancora sarò a Napoli, al cinema Adriano, con Donato Mosella ed altri candidati. Sperando di arrivare in tempo da Nola, dove mi attende un incontro privato con una quarantina di persone. E prima di Nola? Un tour nella penisola sorrentina, dove sto andando adesso con Oreste e Federico, che mi hanno raccolto al Vomero, al termine di una chiacchierata con il mio lontano parente Giuseppe Sarubbi, suo padre Antonio (noto professore di scienze politiche) e parecchi amici loro. Ma l’appuntamento centrale di questa giornata è avvenuto stamattina: la riconsegna dell’ombrello verde (cfr. post del 7 marzo) a Quirino, il titolare del negozio di abbigliamento in corso Umberto. Pensavo fosse solo una cerimonia simbolica, invece mi sono trovato in mezzo ad una discussione politica piuttosto accesa: persone serie, con dubbi legittimi e sfiducia verso una classe politica troppo lontana dai loro bisogni. È stato l’ennesimo faccia a faccia di questa campagna elettorale che sta per finire, e che mi ha visto giocarmi la faccia come non avevo mai fatto, neanche in tv: perché non è facile, credetemi, dire a qualcuno “fidati di me”, guardandolo negli occhi e sapendo che gli stai chiedendo di delegarti l’unico pezzetto di sovranità che gli è rimasto.


![Andrea si confronta con il card[1]. Kasper Andrea si confronta con il card[1]. Kasper](http://farm3.static.flickr.com/2185/2314611470_ea6fffed1d_t.jpg)
