Andrea Sarubbi

Ai tempi di La Pira

Aprile 9, 2008 · 1 Commento

Giorgio La Pira

Quando si parla di cristiani in politica, c’è sempre una certa curiosità a sapere come la pensi il conduttore di “A sua immagine”. Ex, scusate. Ieri sera, però, non ero io l’ospite illustre, ma Sergio Mattarella, che nella sede del Pd campano ha parlato della testimonianza cristiana. Mi sarebbe piaciuto molto ascoltarlo per intero, ma – un po’ per i ritmi della campagna elettorale, che avrebbero bisogno di candidati con facoltà di bilocazione, e molto per il traffico di Napoli, che quando piove si blocca – sono arrivato in clamoroso ritardo: giusto il tempo di sentire la conclusione e di rivolgere un breve saluto alla platea. Mi ero portato dietro il libro che sto leggendo per l’ennesima volta: “Il sindaco santo” di Riccardo Bigi, edizioni San Paolo. È una biografia di Giorgio La Pira, che ogni volta riesce a farmi commuovere. Ai presenti, ho raccontato due episodi della vita di La Pira, tutti legati al suo impegno nella Commissione dei 75, incaricata di scrivere le bozze della Costituzione. Il primo riguarda le discussioni sull’articolo 7, che disciplina i rapporti fra Stato e Chiesa: nessuno trovava una formula adeguata, e così La Pira chiese consiglio a monsignor Montini (futuro Paolo VI), che gli mise a disposizione la sua biblioteca privata. Trovarono un passaggio della Immortale Dei, di Leone XIII (”utraque est in suo genere maxima“) e lo tradussero così: “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Oggi si griderebbe allo scandalo, se si sapesse che un politico ha chiesto consiglio in Vaticano; ai tempi di La Pira no, perché nessuno dubitava della sua laicità. Il secondo episodio si riferisce invece ai lavori conclusivi della Commissione: a testo ultimato, La Pira avrebbe voluto inserire nel prologo della Costituzione l’intestazione “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. Lo chiese a titolo personale, ma quando vide che non ci sarebbe stata l’unanimità ritirò la proposta. Prima di sedersi, però, nel silenzio più assoluto, si fece il segno della croce: quasi un segno di fierezza della propria identità. Con la capacità politica, però, di saper fare un passo indietro. Oggi un cristiano che si comportasse così verrebbe accusato di svendere i propri valori; ai tempi di La Pira no, perché nessuno dubitava della sua fede.

Categorie: Pd · a sua immagine · andrea sarubbi · campania · cattolici · elezioni · napoli · papa · parlamento · partito democratico · politica