Andrea Sarubbi

Le bugie con le gambe lunghe

Aprile 5, 2008 · 3 Commenti

Pinocchio
Mamma mi ha sempre detto, da bambino, che le bugie hanno le gambe corte: fanno poca strada, perché prima o poi qualcuno le scopre. Così non mi sono tanto preoccupato quando, prima ancora che iniziasse la campagna elettorale, hanno cominciato a scrivere su internet che ero un “belloccio” incompetente, piovuto dal varietà. E quando, subito dopo la presentazione delle liste, mi hanno definito un paracadutato che avrebbe rubato ai napoletani un seggio in Parlamento, ho pensato che si sarebbero ricreduti vedendo il mio impegno. Mi sono trasferito a Napoli, ho cominciato a girare il territorio palmo a palmo, ho visitato centinaia fra quartieri e piccoli paesi, incontrando migliaia di persone, con una media di 7-8 appuntamenti al giorno. Ne sanno qualcosa i poveri Oreste e Federico, che mi hanno portato dovunque: giovani imprenditori, associazioni impegnate nel sociale, sindacati, parroci, suore, militanti del Pd in varie sezioni, amministratori locali, direttori di aziende sanitarie, ragazzi disoccupati, giovani precari, seminaristi, commercianti, docenti di vari ordini, movimenti cattolici… Ne sanno qualcosa anche i gesuiti del Pontano, che mi vedono uscire la mattina alle 9 e tornare verso le 10 di sera. “Fai così perché sei ansioso”, mi ha detto giorni fa un politico nazionale assai più navigato di me. “No, faccio così perché la coscienza me lo impone”, ho risposto io, spiegandogli che – qualora fossi eletto in Parlamento – mi porterei, sullo scranno di Montecitorio, tutte le persone che sono chiamato a rappresentare: non posso fare altro, dunque, che cercare di conoscere a fondo i loro bisogni, girando casa per casa. È vero, non sto partecipando a molti incontri ufficiali del Pd, ma non è snobismo o indolenza: è che mi sembra più utile andare a “cercare voti” (che brutta espressione!) tra il mio potenziale elettorato, anziché fare numero su un palco o farmi riprendere dalle telecamere. Credevo che si fosse capito, credevo almeno che gli osservatori politici lo avessero capito: invece, sulla Repubblica di ieri, ho scoperto che il giornalista Angelo Carotenuto mi accusava di non aver mai messo piede a Napoli. Critiche analoghe ho trovato, ieri sera, anche su internet. Ho ripensato a tutta la gente incontrata in queste settimane, a tutti quelli che devo ancora incontrare, ai miei figli che sono a casa con la varicella e che preferirebbero un papà paracadutato a uno come me. E mi sono chiesto come mai certe bugie abbiano le gambe lunghe.

 

 

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