Andrea Sarubbi

Entries from Aprile 2008

Il presidente

Aprile 30, 2008 · 3 Commenti

Quattro schede bianche in due giorni. Il mio contributo alla democrazia italiana è, a prima vista, deprimente. E se vogliamo dirla tutta, non è che l’elezione di Fini mi riempia di gioia. Ma l’ho applaudito lo stesso, stamattina, anche se all’uscita dell’Aula mi sono dovuto ripulire la giacca dalle spruzzate di retorica che tracimavano dal suo discorso di insediamento. Raramente, in vita mia, mi sono trovato d’accordo con Fini. Ma ora che presiede un ramo del Parlamento, per giunta il mio, tutto il resto non conta: è un uomo di Stato, punto. Penso a Nilde Iotti e mi dico che, se vuole, anche Fini saprà farsi apprezzare da chi non è mai d’accordo con lui. Capirà, un giorno, che non c’è bisogno di citare nel giro di tre minuti il Papa, i valori cristiani e la lotta al relativismo morale per acquistare credibilità dalle mie parti. Anzi, uno si sente pure un po’ preso in giro. Come quando - non so se vi è mai capitato di incontrarne, a me parecchie volte - persone sostanzialmente agnostiche ti parlano della Santa Messa o del Sommo Pontefice, credendo di farti un piacere con degli aggettivi che ad un povero cristiano come te non verrebbero mai in mente nella vita quotidiana. Poi leggo dalle agenzie che al presidente Napolitano il discorso di Fini è piaciuto: meglio così. D’altra parte, come non essere d’accordo con il riferimento ai servitori dello Stato morti nell’adempimento del loro dovere? E come non sottoscrivere l’omaggio alla bandiera tricolore, a meno che tu non sia un deputato della Lega e come tale autorizzato a non applaudire? Come, poi, non associarsi all’auspicio che il Parlamento rappresenti sempre più il Paese, togliendo dalle teste dei cittadini l’idea che siamo una casta? Come, infine, non condividere l’accento posto sull’educazione dei giovani e la diffusione del sapere? Oddio, mi si è risporcata la giacca.

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Primo giorno di scuola

Aprile 29, 2008 · Nessun Commento

primo giorno di Andrea Sarubbi in Parlamento

Difficile riassumere in poche righe le emozioni di oggi. Difficile anche trovare le parole. L’emozione di sedermi nell’emiciclo, di vedere il mio nome scritto nell’appello dei votanti (in gergo, la “chiama”), di entrare in cabina (il catafalco) e deporre nell’urna la scheda. Bianca, come la nostra bandiera di fronte all’impossibilità di trovare un candidato condiviso. Credo - e l’ho detto anche ad un’agenzia di stampa - che la giornata di oggi, apparentemente inutile, sia stata in realtà molto simbolica: di fronte ad un regolamento che per tre volte invita maggioranza ed opposizione a cercare un punto di incontro, questo Parlamento ha risposto che per ora non ne esistono. Non è un grande inizio, soprattutto per chi - come me - vive l’avventura politica nel sogno del bene comune. Ma il fastidio più grande, lo confesso, l’ho provato vedendo il manipolo dei deputati leghisti: cravatte verdi, pochette con il simbolo della Padania, rifiuto di applaudire il presidente della Repubblica, battute da Bagaglino durante la “chiama”, giocando sui cognomi dei propri colleghi. Dice che fanno folklore. A me fanno solo tristezza.

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Prego, onorevole

Aprile 28, 2008 · Nessun Commento

palazzo montecitorio

Nessuno mi aveva avvisato. Non una telefonata, non una mail: niente. Solo un articolo sulla Repubblica, in cui si spiegava che la Camera era aperta per la registrazione dei parlamentari. E così sono andato, stamattina, senza nemmeno uno straccio di telegramma in tasca che confermasse la mia elezione: ci ho messo un po’ a convincere le forze dell’ordine che non ero un parcheggiatore abusivo di motorini nello spazio riservato ai deputati. “Venga onorevole, no, non deve passare nel metal detector” (risate a mezza bocca dei commessi). Arrivato nella sala della Regina, quella adibita a centro di prima accoglienza, mi è venuto subito un dubbio: voglio estendere la pensione a mia moglie, in caso di morte, pagando una quota aggiuntiva al mese? Sì, non si sa mai. E l’assicurazione medica, pagando un’altra quota aggiuntiva? No, ne abbiamo già una. E voglio aprire un conto corrente nella banca interna? Non lo so, sono così affezionato alla Banca etica… E voglio la chiavetta per accedere alle agenzie di stampa ed alla posta elettronica anche fuori dal Parlamento? Certo. Neanche il tempo di uscire, e subito la prima intervista, a Rainews24: mi chiedono se mi sento parte della casta, rispondo che tutte queste agevolazioni hanno senso solo se non diventano un fine, ma rimangono un mezzo. Evidentemente è una risposta a cui non crede nessuno, se le agenzie poco dopo riportano solo una battuta sull’ufficio postale interno (”Sarà la prima volta in vita mia - avevo detto - che non faccio la fila alle Poste!”). Ma sulle Poste scherzavo, sul resto ero serio.

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Les italiens sont-ils des cons?

Aprile 27, 2008 · 6 Commenti

stampa estera

Gli italiani hanno dunque riportato al potere l’uomo che, in campagna elettorale, aveva risposto ad una precaria che la soluzione migliore ai suoi problemi fosse sposare un milionario. “Che una tale imbecillità possa avere anche solo una speranza di vincere le elezioni è incredibile!” ha commentato il deputato europeo Daniel Cohn-Bendit su France Inter, aggiungendo: “Uno come Berlusconi dovrebbe totalizzare l’1,5% dei consensi, in un Paese civilizzato”. Al bar sotto casa come negli emicicli parlamentari, in molti si sono posti la stessa domanda: gli italiani sono dei cretini? A prima vista, riportare al potere un miliardario demagogo (…) un settantenne ritoccato con il bisturi, le iniezioni di botox, i trapianti di capelli, le lampade a raggi ultravioletti per illudere ancora, be’, insomma, che un popolo rielegga questo Duce da carnevale ci fa riflettere (…). Il suo rivale in campagna elettorale, Walter Veltroni, aveva scelto un linguaggio opposto, puntando sulla speranza e l’ottimismo verso il centrosinistra, come a voler troncare con il pessimismo abituale (…). Per non fare dell’antiberlusconismo il suo unico cavallo di battaglia, non ha pronunciato mai il nome del suo rivale. Una scelta lodevole, ma anche la prova che non si vince contro Berlusconi puntando sui valori. E soprattutto, che non paga fare promesse agli italiani, che non ci credono più (…). L’Italia impoverita di oggi incarna la disperazione di quella ragazza precaria, ed alle elezioni ha seguito il consiglio subliminale del Cavaliere: ha sposato un milionario.

 

Ho tradotto, alla buona, un articolo dello svizzero Michel Beuret, pubblicato sulla rivista “L’hebdo” della scorsa settimana. Me lo ha mandato mio zio Francis, che vive a Bienne, dicendomi che l’analisi contenuta nel pezzo è ciò che lui ha sempre pensato dell’Italia. Ne ho saltato alcune parti, in cui si ribadisce l’amore per l’Italia, per la sua storia passata e per la sua cultura presente. Ma il messaggio mi pare chiaro. E siccome oggi è giorno di silenzio elettorale, in attesa dell’apertura delle urne, non aggiungo nulla di mio.

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C’è posta per me

Aprile 26, 2008 · 2 Commenti

proclamazione a deputato

Qui sopra c’è scritto che è vero. Sembro scemo, ma finché non ho visto il Maresciallo Capo Ortenzi Gianluca dentro casa non ci ho creduto. Anzi, l’altroieri - quando mi hanno chiamato dalla stazione dei carabinieri di Bravetta - pensavo all’ennesimo scherzo di un mio amico. E lo stesso Mattia, devo dire, non ha preso molto sul serio il nostro ospite di oggi: gli si è avvinghiato al collo per riempirlo di bacetti, gli ha fregato il cappello e se lo è messo in testa, ha tentato in ogni modo di coinvolgerlo nelle sue corse per il salone. L’ho fatto stare buono solo quando gli ho ricordato che i carabinieri sono quelli che arrestano Pinocchio, perché non ha fatto il bravo. Neanche il tempo di salutare il maresciallo, assiduo telespettatore di “A sua immagine”, che ha bussato il portiere con un telegramma: il secondo in pochi giorni, perché ne avevo appena ricevuto uno dal carrozziere, che faceva gli auguri ad un suo ottimo cliente. Questo, però, veniva dalla prefettura e conteneva la convocazione della Camera per martedì: costituzione dell’ufficio di presidenza, costituzione della giunta delle elezioni provvisoria e proclamazione di deputati subentranti, elezione del presidente. Che sensazione strana: la stessa di trent’anni fa, alla vigilia del primo giorno di scuola.

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