Andrea Sarubbi

Campania, Europa

Marzo 29, 2008 · Nessun Commento

Unione europea

Ci sono due assessori molto amici. Uno di Napoli, che vive in una casa normalissima di un quartiere anonimo, e l’altro di Milano, che ha una villa con parco privato in una zona residenziale. Quando l’assessore napoletano va a trovare il collega milanese, quasi gli prende un colpo: “Ma come hai fatto a comprarti una casa così bella?”. “Vedi quella superstrada? Con tutti i soldi che ci sono avanzati, mi sono fatto la villa”. L’anno dopo, il napoletano ricambia l’invito: l’assessore milanese quasi sviene, quando si trova in un enorme grattacielo con vista mozzafiato, piscine interne, ascensori e palestra. “È casa tua? E come hai fatto?”. “La vedi quella superstrada?”. “Quale superstrada? Non vedo niente”. “Eh, appunto!”. Ho raccontato questa vecchia barzelletta – sentita da un mio amico napoletano – a un gruppo di imprenditori che, se non fossero onesti, potrebbero costruirsi una decina di grattacieli a testa. Sono i responsabili di Meridiana Italia e Progetto nuova impresa, due società che si occupano della gestione dei fondi europei in Campania. I soldi che girano – mi hanno spiegato – sono molti: tra il Fondo sociale europeo, il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Programma di sviluppo rurale e lo stesso Fondo aree sottoutilizzate (quest’ultimo tutto a cura del governo italiano), nei prossimi 6 anni ci sono da gestire quasi 15 miliardi di euro. I criteri stabiliti dalla Commissione europea sono piuttosto rigidi: intanto, si tratta sempre di progetti co-finanziati per metà dall’Ue e per metà dal Paese che riceve i fondi; lo stesso Paese, poi, deve impegnarsi a sostenere le politiche regionali di sviluppo anche con proprie risorse; infine, i progetti (tutti ad impatto ambientale sostenibile) devono provocare un aumento dell’occupazione e del Pil. Funziona davvero? Solo in parte, e non per colpa dell’Ue né di chi gestisce i suoi contributi: gli investitori istituzionali (Enel e Ferrovie dello Stato, per esempio) stanno investendo meno nel Mezzogiorno, provocando dunque una riduzione del Pil regionale. E i fondi europei, che dovevano servire da volano, negli ultimi 2-3 anni stanno solo tappando i buchi.

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