
Citavo, in uno degli ultimi post, il sociologo politico Colin Crouch. È un professore britannico che ha avuto cattedre anche in Italia, e di questa esperienza portano tracce anche le sue opere: sempre nel libro “Postdemocrazia”, infatti, scrive che i politici stanno diventando “qualcosa di più simile a bottegai che legislatori, ansiosi di scoprire cosa vogliono i loro clienti per restare a galla”. A Napoli, mi hanno spiegato, questo rapporto è storicamente più forte che altrove: per ottenere voti, il politico si propone da sempre ai suoi possibili elettori come un punto di riferimento per la soluzione di problemi pratici. Confesso che questa impostazione mi crea molto disagio, perché la molla che mi spinge in politica è decisamente più ideale. Ma c’è anche il rischio opposto, che non vorrei mai correre: molti deputati e senatori eletti a Napoli nelle scorse legislature hanno preso i voti e poi sono scappati via, senza interessarsi dei problemi reali della popolazione che rappresentavano in Parlamento. È un equilibrio molto sottile, quello fra il potere su una clientela ed il servizio alla gente. Qualcuno, vi prego, mi aiuti a trovarlo.


![Andrea si confronta con il card[1]. Kasper Andrea si confronta con il card[1]. Kasper](http://farm3.static.flickr.com/2185/2314611470_ea6fffed1d_t.jpg)
