
Ieri l’Italia ha ricordato Aldo Moro. A me ci è voluto un giorno di più, per trovare parole degne. E le ho trovate, finalmente, ma non sono mie: sono quelle di Paolo VI, che il giorno dopo l’omicidio tracciò un suo ritratto semplice e pulito. “Noi – disse – lo abbiamo conosciuto fino dagli anni della sua giovinezza, fino a quando era studente all’Università. Era un uomo buono e savio, incapace di fare male ad alcuno; professore molto bravo e uomo di politica e di governo, persona di grande valore, padre di famiglia esemplare, e ciò che più conta era un uomo di ottimi sentimenti religiosi, sociali ed umani”. Poi si potrà discutere a lungo sulla sua eredità – il pezzo di Veltroni sulla Repubblica di ieri era molto bello, per esempio – ma al momento, all’inizio della mia attività politica, la cosa che più mi appassiona di Moro è proprio questa: la sua onestà, il suo spirito di servizio, il tentativo (pagato con la vita) di unire un Paese che invece tendeva a dividersi. E mi vengono in mente, insieme a lui, anche i 5 servitori dello Stato che lo hanno preceduto nel martirio: “brave persone – ha ricordato ieri mattina al Gr1 Agnese Moro – persone del popolo, persone buone piene di sogni, di speranze, di affetti che sono stati stroncati”. Ero a scuola, mi ricordo, e la maestra Brion ci fece tornare a casa prima. Tentò di spiegarci quello che era successo, ma non capii. E non capisco ancora.


![Andrea si confronta con il card[1]. Kasper Andrea si confronta con il card[1]. Kasper](http://farm3.static.flickr.com/2185/2314611470_ea6fffed1d_t.jpg)
