
Fuorigrotta, ieri sera. Tre parrocchie nello spazio di poche decine di metri, ma non ci sono problemi di concorrenza: tutte e tre sono piene di gente, perché la Quaresima da queste parti è una cosa seria. Giovani, tantissimi, attendono sul sagrato che il parroco dia inizio alla veglia penitenziale. Non sanno che il ritardo è colpa mia: sono passato a fare due chiacchiere con i sacerdoti della zona, per cercare di capire quali siano i problemi principali della gente che vive lì. “La povertà”, mi rispondono in coro: ci sono molti poveri insospettabili, persone che fino a qualche anno fa avevano posti di lavoro qualificati e che ora si ritrovano senza nulla. Eppure, Fuorigrotta non è Korogocho: siamo a due passi da Mergellina, dal lungomare, a dieci minuti di macchina dal centro. Mi ritorna in mente la puntata di “A sua immagine” girata a Ponte Lambro, la periferia invisibile di Milano. E mi viene da pensare al compito che mi aspetta: tentare di fare qualcosa per questa gente. Se no, non sarei mai entrato in politica. Ma poi mi deprimo, quando leggo sui giornali della polemica fra i reduci dell’Udeur: Fabris, ex capogruppo alla Camera, teme che Mastella “scappi via con la cassa”. Cassa? Quale cassa? I soldi che, secondo la legge sui rimborsi elettorali, quel partito ormai defunto continuerà ad incassare fino al 2011: un milione e trecentomila euro l’anno. E le parrocchie di Fuorigrotta continuano a distribuire pacchi di pasta.


![Andrea si confronta con il card[1]. Kasper Andrea si confronta con il card[1]. Kasper](http://farm3.static.flickr.com/2185/2314611470_ea6fffed1d_t.jpg)
